Quasi un milione di euro è il valore dei beni che Polizia e Finanza hanno sequestrato lo scorso 24 aprile ad un imprenditore di origini indiane che, dietro una commissione del 3 o del 4% aiutava un gruppo criminale ritenuto vicino alla criminalità organizzata calabrese a riciclare il denaro ottenuto da una serie di attività illecite tra cui anche la frode fiscale. I militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza e il personale della Squadra Mobile della Questura di Brescia infatti hanno dato esecuzione a un decreto di confisca di prevenzione patrimoniale nei confronti di un uomo di origine indiana, figura centrale in un complesso sistema di riciclaggio e corruzione.
Il provvedimento si inserisce nell’ambito dell’attività che nell’ottobre del 2021, con un’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) portò all’arresto di 14 persone legate a «un sodalizio criminale contiguo ad ambienti di stampo ’ndranghetista».
Il sistema
Il sistema era sofisticato e pericoloso: attraverso la creazione di 23 società «cartiere» (20 in Italia e 3 in Polonia), operanti nei settori dei metalli ferrosi, della plastica e del legno, l’organizzazione aveva inondato il mercato con fatture per operazioni inesistenti per un valore astronomico: oltre 55 milioni di euro. Un meccanismo che permetteva alle imprese locali di abbattere i costi in modo illecito, inquinando profondamente il tessuto economico sano della nostra provincia.
In questo sistema criminale, l'imprenditore indiano ricopriva un ruolo strategico. Dietro il pagamento di una provvigione che oscillava tra il 3% e il 4%, fungeva da vero e proprio «canale di monetizzazione». In pratica, trasformava le fatture false in denaro contante, sfruttando anche i legami all'interno della propria comunità di appartenenza per far circolare la liquidità necessaria al sistema. Nel complesso, oltre al denaro in contanti, 312mila euro, già sequestrati nel 2021, ora sono stati tolti dalla sua disponibilità sei immobili a Brescia e Ospitaletto e una auto.




