Cronaca

Richiedente asilo trasferito in Croazia: giudici sospendono il rimpatrio

L’uomo vive a Brescia e il provvedimento è stato firmato dal Tribunale di Roma. Il caso riapre la questione del sistema di accoglienza nei Paesi di primo ingresso
Una toga in un'aula di tribunale - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Una toga in un'aula di tribunale - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Trasferito in Croazia come richiedente asilo, ma il giudice blocca tutto. È la storia di Gurdeep Singh, 37 anni, cittadino indiano, al centro di un caso che riporta sotto i riflettori il funzionamento del Regolamento Dublino e le condizioni del sistema di accoglienza nei Paesi di primo ingresso.

La ricostruzione

Il 1° settembre 2025 l’Unità Dublino del Ministero dell’Interno ha stabilito che non fosse l’Italia, ma la Croazia, a dover esaminare la sua domanda di protezione internazionale. Dagli accertamenti era infatti emerso che Singh aveva già chiesto asilo in Croazia il 7 gennaio 2025. Quando a maggio ha formalizzato la richiesta anche in Italia, la procedura si è attivata automaticamente: Roma ha chiesto a Zagabria di riprenderlo in carico e la Croazia ha accettato. A gennaio 2026 la Questura di Brescia gli ha notificato il provvedimento di trasferimento. Da lì è partita la battaglia legale.

Le contestazioni

Il ricorso, presentato al Tribunale ordinario di Roma dall’avvocato Stefano Afrune, punta su due aspetti. Il primo riguarda i tempi: secondo la difesa non sarebbero stati rispettati i termini previsti dal Regolamento Dublino per effettuare il trasferimento. Se così fosse, la competenza passerebbe automaticamente all’Italia. Il secondo punto è più delicato. Nel ricorso si sostiene che la Croazia non possa essere considerata un Paese pienamente «sicuro» per i richiedenti asilo.

Vengono richiamati rapporti di organizzazioni internazionali che parlano di respingimenti lungo la rotta balcanica, carenze nell’accoglienza e criticità nelle procedure. Il rischio, secondo la difesa, sarebbe quello di un effetto domino: un respingimento indiretto verso Paesi dove i diritti fondamentali non sarebbero garantiti.

Trasferimento sospeso

C’è poi la dimensione personale. Singh nel frattempo avrebbe iniziato a lavorare e a costruirsi una stabilità in Italia. Interrompere questo percorso, sostiene il ricorso, significherebbe incidere pesantemente sulla sua vita privata. Il 10 febbraio 2026 è arrivata la prima risposta del Tribunale di Roma: trasferimento sospeso in via cautelare. Il giudice ha ritenuto necessario fermare tutto in attesa di approfondire il merito della vicenda, facendo riferimento anche alle criticità segnalate sul sistema croato. La partita non è chiusa. Il collegio dovrà decidere se confermare o annullare definitivamente il trasferimento. Per ora, però, Gurdeep Singh resta in Italia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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