Rapinatore seriale tradito dalla bici e dal tatuaggio

Il 46enne ha messo a segno colpi sei colpi in 40 giorni: nel mirino supermercati e bar. Finisce in carcere anche la sua compagna
Un frame del video ripreso dalle telecamere di sicurezza del supermercato
Un frame del video ripreso dalle telecamere di sicurezza del supermercato
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Seriale sì, ma poco accorto. Capace di compiere sei rapine in 40 giorni, due delle quali in venti minuti e a 400 metri di distanza l’una dall’altra; ma non di prendere le precauzioni necessarie per tenersi al riparo dalle manette.

A tradire Michele Damiani, 46enne bresciano doc con un curriculum criminale pluriventennale al quale nei giorni scorsi i carabinieri di Breno hanno notificato in carcere una dettagliatissima ordinanza di custodia cautelare, sono stati il vistoso tatuaggio sulla mano con la quale ha impugnato pistole, coltelli e cacciavite esibiti alle sue vittime per farsi dare l’incasso di giornata; la bici da donna verde con la quale si è presentato all’appuntamento con il crimine; la Volkswagen Polo grigia, che l’ha più volte accompagnato al «lavoro»; il giubbino nero con evidente banda gialla indossato in un paio di colpi, oltre all’accento inconfondibile e agli altrettanto inconfondibili occhi chiari che rapinati e testimoni non hanno potuto non notare in quei momenti. Questi elementi consentono al giudice delle indagini preliminari Alessandro d’Altilia di attribuirgli con elevato grado di certezza sei delle sette rapine che gli vengono affibbiate dagli inquirenti.

La sequenza

Sulle tracce di Damiani, ma anche di Emanuela Pe, la sua 55enne compagna di Darfo, e degli autisti che di volta in volta si sono prestati a dare loro un passaggio, o del padrone di casa che ha offerto ospitalità alla coppia fino a quando i due sono finiti in carcere, i carabinieri della Compagnia di Breno ci sono arrivati il 18 febbraio dello scorso anno, indagando sulla rapina compiuta cinque giorni prima al Migross di Pian Camuno.

Sviluppando intercettazioni telefoniche, le tracce dei gps, ma anche grazie alle immagini di videosorveglianze e alle testimonianze raccolte i militari sono riusciti ad attribuire a Damiani il colpo alla tabaccheria Sberna di Rezzato, del 3 gennaio, dalla quale se ne andò con otto pacchi di gratta e vinci del valore di 8.100 euro; quello compiuto il 10 gennaio pistola in pugno al bar Verocaffé di Castel Mella, che gli fruttò 120 euro; quello commesso il 16 gennaio all’Action sempre di Castel Mella, da dove brandendo ancora la pistola, ma anche un cacciavite, se ne andò con 800 euro; quello piazzato con la compagna otto giorni più tardi alla sala slot Admiral di Castel Mella e che gli fruttò altri 300 euro; e le rapine compiute in rapida successione il 10 febbraio all’Md e al Migross di Gianico che gli assicurarono rispettivamente 280 e 970 euro.

Gli altri coinvolti

Con la stessa ordinanza il gip ha imposto l’obbligo di firma a due dei tre presunti complici di Damiani e Pe. Si tratta di uno dei due autisti della coppia, un 63enne; e del proprietario della casa di Castel Mella dove erano i due ospitati. Nel garage della villa di quest’ultimo gli inquirenti trovarono i resti di una Fiat 500 e una Bmw serie 5 rubate: l’uomo è stato denunciato per riciclaggio. Per il giudice il secondo autista sfruttato da Damiani invece non si è reso conto che lo stava portando a compiere una rapina. La prova? Il trentenne, incuriosito dal via vai di carabinieri nei pressi del supermercato di Gianico ripulito dai due, si fermò ad osservare le operazioni a bordo dell’auto con la quale gli aveva dato un passaggio. Una mossa tanto azzardata da apparire del tutto inverosimile. 

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