Seriale sì, ma poco accorto. Capace di compiere sei rapine in 40 giorni, due delle quali in venti minuti e a 400 metri di distanza l’una dall’altra; ma non di prendere le precauzioni necessarie per tenersi al riparo dalle manette.
A tradire Michele Damiani, 46enne bresciano doc con un curriculum criminale pluriventennale al quale nei giorni scorsi i carabinieri di Breno hanno notificato in carcere una dettagliatissima ordinanza di custodia cautelare, sono stati il vistoso tatuaggio sulla mano con la quale ha impugnato pistole, coltelli e cacciavite esibiti alle sue vittime per farsi dare l’incasso di giornata; la bici da donna verde con la quale si è presentato all’appuntamento con il crimine; la Volkswagen Polo grigia, che l’ha più volte accompagnato al «lavoro»; il giubbino nero con evidente banda gialla indossato in un paio di colpi, oltre all’accento inconfondibile e agli altrettanto inconfondibili occhi chiari che rapinati e testimoni non hanno potuto non notare in quei momenti. Questi elementi consentono al giudice delle indagini preliminari Alessandro d’Altilia di attribuirgli con elevato grado di certezza sei delle sette rapine che gli vengono affibbiate dagli inquirenti.




