Cronaca

Pratico e sintetico, il testamento di D’Annunzio per il suo Vittoriale

A meno di un anno dalla morte, il Vate lasciò solo poche righe per il futuro dei beni: le scrisse l’1 maggio 1937
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Gabriele D'Annunzio
Gabriele D'Annunzio

A differenza di ciò che si potrebbe pensare, conoscendo il Vate, grande esempio della corrente dell’Estetismo, le ultime volontà di Gabriele d’Annunzio sono essenziali. Scritte il Primo maggio 1937, a meno di un anno dalla morte, hanno un incipit chiarissimo:«Hic manebimus optime» e cioè «Qui staremo benissimo».

Niente fronzoli

Gabriele D'Annunzio con i suoi levrieri
Gabriele D'Annunzio con i suoi levrieri

Niente fronzoli, messaggi per i posteri o considerazioni sulla sua vita, l’arte o la politica, il Vate va direttamente al punto. E l’obiettivo chiaro di quelle poche righe è far sì che il Vittoriale continuasse ad esistere e prosperare:«Nomino i miei esecutori testamentari l’architetto Gian Carlo Maroni sovrintendente del Vittoriale e l’avv. Leopoldo Barduzzi proc. gen. Ad essi commento di curare la osservanza delle mie ultime volontà, nell’ambito e in armonia con quanto fu da me voluto in accordo col mio Grande Fratello e compagno nel creare la Fondazione del “Vittoriale degli Italiani”. In particolar modo essi vigileranno su l’ordinamento de’ miei Manoscritti editi e inediti, e di tutte le mie memorie di Vita e di Guerra. Tutto dev’essere raccolto e custodito e vivere nel Vittoriale degli Italiani».

D’Annunzio, però, non dimentica chi è stato con lui negli ultimi anni a Gardone: «I miei esecutori disporranno perché alle mie persone di casa che mi son care sia assicurato il giusto riconoscimento di lor fedele assistenza». E aggiunge, forse proprio per il suo caro Vittoriale dato che il rapporto fu complesso e ambivalente, caratterizzato da un’iniziale stima reciproca, ma che sfociò nelle critiche del Vate ad alcune scelte politiche di Mussolini, come l’appoggio al trattato di Rapallo: «Al mio fratello d’Armi e compagno mio fedele Benito Mussolini oso commettere l’Alta Guida e la Protezione dell’Opera Vostra».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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