Cronaca

Omicidio Niardo, i figli della vittima: «Sostenuti dalla rete sociale»

Alice e Francesco Lanfranchi dopo la morte della madre Gloria Trematerra: «Possiamo ritenerci fortunati»
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

La vittima, la professoressa Gloria Trematerra - © www.giornaledibrescia.it
La vittima, la professoressa Gloria Trematerra - © www.giornaledibrescia.it

Alice vuole che il suo messaggio sia chiaro: «Io e mio fratello siamo stati fortunati, abbiamo avuto accanto una rete sociale di famiglia e amicizie di mia madre che ci hanno aiutato fin dal primo momento. Ma per chi si ritrova orfano dopo un femminicidio non può essere questione di fortuna. Serve che lo Stato preveda sostegni strutturati e uguali in tutta Italia, che ci siano fondi adeguati per i centri antiviolenza e per il sostegno a chi si trova in questa situazione».

La loro storia

Lascia senza parole sentirlo dire dai figli, oggi 28 e 30 anni, della professoressa Gloria Trematerra, uccisa a Niardo dal marito Tullio Lanfranchi dal quale si stava separando. Quella sera di aprile del 2015 anche Alice, che aveva 18 anni, è stata raggiunta dalle coltellate vibrate dal padre e che poi è stato condannato per l’omicidio della moglie e il tentato omicidio della figlia.

«Nel nostro caso, il Comune ci supportò immediatamente per le spese del funerale e ci assegnò poi un appartamento qualche mese dopo. Io continuai ad avere il supporto psicologico gratuito dell’Asl finché restai in Valcamonica, che poi venne esteso anche a mio fratello».

Percorsi specifici

Francesco e Alice vogliono essere molto chiari: «La situazione sarebbe stata davvero difficile se non fossimo stati supportati dalla rete sociale che ci si era stretta attorno, associazioni incluse».

Per i ragazzi ci sono stati percorsi specifici di terapia e diverse raccolte fondi. «Nei primi mesi la mancanza di denaro è un problema impellente, per questi orfani l’aiuto deve venire dalle istituzioni. Noi poi, in Valcamonica, avevamo anche il problema degli spostamenti: senza un’auto non si può gestire nemmeno la burocrazia della perdita del proprio genitori, figuriamoci la vita di tutti i giorni». Alice e Francesco oggi sono entrambi laureati, ma non è stato semplice.

«La legge è cambiata nel 2018. Io ho potuto avere la borsa di studio solo il primo anno, poi non ne avevo più diritto perché avevo ereditato l’appartamento in cui vivevamo ma che era sotto sequestro».

Gloria Trematerra era un’insegnate di liceo, i suoi figli, già da ragazzi, studenti brillanti: «Essere culturalmente attrezzati purtroppo non fa la differenza quando si vivono certe situazioni: lo stigma sociale sulle separazioni e la sacralità del matrimonio, per mia madre, ha pesato tantissimo», in pochi sapevano quello che accadeva in casa.

«I figli orfani sono ancora più vulnerabili - racconta Alice -: necessitano di trovare nelle istituzioni il supporto che normalmente darebbe una famiglia: supporto economico, prima di tutto, ma anche psicologico».

Femminicidio

Un pensiero a chi cerca di uscire dalla situazione di violenza prima: «C’è ancora molto da fare per sostenere le donne che cercano di uscire da una situazione di violenza ed evitare che situazioni come la nostra si verifichino. In particolare, è importante che i medici di base siano formati per gestire anche le problematiche di violenza o comportamenti che la anticipano, che purtroppo vengono spesso minimizzate a problematiche di coppia».

Per i fratelli Lanfranchi è «inoltre indispensabile dare sostegno psicologico immediato e gratuito alla donna, e laddove possibile, come nel nostro caso, mandare un supporto sotto forma di sostegno psicologico e servizi sociali anche a chi sta mettendo in atto i comportamenti violenti per cui la donna si è allontanata».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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