Negoziati falliti tra Usa e Iran: Vance lascia il Pakistan

Il nodo centrale resta il programma nucleare iraniano. Secondo la tv di Stato iraniana, il fallimento dei colloqui è legato alle «richieste irragionevoli» avanzate dagli Stati Uniti
epa12882350 Vice President of the United States JD Vance (L) with Pakistani Prime Minister Shehbaz Sharif (C) and Iran's parliamentary Speaker Mohammad Bagher Ghalibaf (R) appear on a television screen during US-Iran talks, in Peshawar, Pakistan, 11 April 2026. An Iranian and US delegation arrived in Islamabad for planned peace talks amid a fragile two-week ceasefire following the conflict that began on 28 February 2026. EPA/BILAWAL ARBAB
epa12882350 Vice President of the United States JD Vance (L) with Pakistani Prime Minister Shehbaz Sharif (C) and Iran's parliamentary Speaker Mohammad Bagher Ghalibaf (R) appear on a television screen during US-Iran talks, in Peshawar, Pakistan, 11 April 2026. An Iranian and US delegation arrived in Islamabad for planned peace talks amid a fragile two-week ceasefire following the conflict that began on 28 February 2026. EPA/BILAWAL ARBAB
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Si chiude senza un accordo il primo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran ospitato in Pakistan. Al termine dei colloqui, il vicepresidente americano JD Vance ha annunciato il rientro a Washington, certificando di fatto lo stallo diplomatico tra le parti.

I colloqui, avviati con l’obiettivo di ridurre le tensioni in Medio Oriente e riaprire un canale sul dossier nucleare, si sono conclusi senza intese concrete, lasciando sul tavolo profonde distanze politiche e strategiche.

La posizione degli Stati Uniti

Washington parla apertamente di mancato accordo. Secondo Vance, gli Stati Uniti hanno presentato a Teheran «un’offerta finale e la migliore possibile», ma non è arrivata una risposta soddisfacente.

Il nodo centrale resta il programma nucleare iraniano: «Non c’è una promessa definitiva da parte dell’Iran riguardo all’abbandono dell’arma nucleare», ha dichiarato il vicepresidente.

Gli Usa rivendicano inoltre un atteggiamento negoziale aperto: «Siamo stati piuttosto flessibili e accomodanti», ha aggiunto Vance, sottolineando però come non si sia raggiunta «una situazione in cui gli iraniani fossero disposti ad accettare le nostre condizioni».

La posizione dell’Iran

Di segno opposto la lettura di Teheran. Secondo la tv di Stato iraniana, il fallimento dei colloqui è legato alle «richieste irragionevoli» avanzate dagli Stati Uniti.

Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha comunque ridimensionato l’esito negativo, spiegando che non c’erano aspettative di un’intesa immediata: «Era evidente fin dall’inizio che non dovevamo aspettarci un accordo in una sola sessione».

Teheran lascia quindi aperta la porta al dialogo, ribadendo che i contatti diplomatici proseguiranno anche attraverso i partner regionali.

Il ruolo del Pakistan

A fare da mediatore è stato il Pakistan, che ha ospitato i colloqui a Islamabad. Il ministro degli Esteri Ishaq Dar ha invitato entrambe le parti a mantenere gli impegni sul cessate il fuoco.

«È imperativo che Stati Uniti e Iran continuino a rispettare l’accordo», ha dichiarato, sottolineando il ruolo di Islamabad nel favorire il dialogo.

Il Pakistan ha assicurato che continuerà a facilitare il confronto tra Washington e Teheran «nei giorni a venire», nel tentativo di evitare una nuova escalation e riaprire uno spiraglio negoziale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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