Morto a 9 anni in vacanza in Egitto: il ricordo di Mattia un anno dopo

A un anno di distanza dalla tragedia di Mattia Cossettini, il bambino di 9 anni di Tricesimo (Udine) morto il 6 gennaio del 2025 a Marsa Alam, in Egitto, mentre era in vacanza con la sua famiglia, le comunità di Tavagnacco e di Tricesimo ricordano il suo sorriso con una messa che sarà celebrata il giorno dell’Epifania. Ma allo stesso tempo i genitori, il papà Marco, che lavora per la Copan a Brescia, e la mamma Alessandra, assistiti dall'avvocata Maria Virginia Maccari, hanno avviato una formale contestazione nei confronti dell’ospedale Medical Center di Marsa Alam e della direzione sanitaria egiziana, nonché di Alpitour Spa e della direzione del villaggio Bravo di Marsa Alam, in relazione alla morte di Mattia, avvenuta durante il soggiorno turistico in Egitto.
L’azione formale
«Secondo quanto ricostruito e documentato - spiegano - Mattia è stato colpito da un improvviso e grave malore nel corso di un’escursione in barca organizzata dal villaggio turistico. Nonostante la manifesta criticità del quadro clinico, l’escursione non è stata immediatamente interrotta e non è stata fornita assistenza sanitaria sul posto. Il trasferimento alla clinica interna del villaggio è avvenuto solo dopo diverse ore, senza l’attivazione di protocolli di emergenza né l’immediato invio verso una struttura ospedaliera adeguatamente attrezzata».
Le condizioni del bambino sono rapidamente peggiorate nelle ore successive. Il trasferimento all’Ospedale governativo di Marsa Alam «è avvenuto tardivamente e - si legge ancora nella nota, diramata dall'avvocata - poche ore dopo il ricovero, Mattia è deceduto».
La famiglia contesta in modo netto l’operato delle strutture sanitarie coinvolte. In particolare, vengono denunciate «gravi carenze strutturali e organizzative dell’Ospedale di Marsa Alam, caratterizzato da ambienti igienico-sanitari fatiscenti e ritenuto privo delle dotazioni, delle competenze specialistiche e dei protocolli necessari per la gestione di un’emergenza neurologica pediatrica. Viene inoltre contestata un’errata diagnosi iniziale, che non avrebbe riconosciuto i segni neurologici evidenti né adottato misure idonee a tentare di salvare il minore».
L’autopsia eseguita in Italia, all’Ospedale di Udine, «ha smentito radicalmente la diagnosi formulata dal personale sanitario egiziano e successivamente diffusa pubblicamente dalla Direzione dell’Ospedale di Marsa Alam».
Particolarmente grave per la famiglia è stata proprio la gestione comunicativa successiva al decesso. Il 9 gennaio 2025, infatti la Direzione dell’Ospedale di Marsa Alam aveva pubblicato un comunicato sui propri canali ufficiali, attribuendo la morte del bambino a presunte complicanze di un tumore cerebrale e di una polmonite batterica.
«Tale comunicazione, ritenuta non veritiera, ha violato i principi fondamentali di riservatezza sanitaria e di rispetto della dignità umana - aggiungono - esponendo pubblicamente la vicenda clinica di un minore e generando una vasta risonanza mediatica internazionale».
La famiglia in sostanza chiede vengano adottati impegni concreti e verificabili «per prevenire il ripetersi di simili tragedie: il potenziamento delle strutture sanitarie, l’adozione di protocolli di emergenza efficaci, la formazione specialistica del personale medico e paramedico, nonché una comunicazione istituzionale rispettosa dei principi etici e dei diritti fondamentali delle persone». A un anno di distanza, conclude la famiglia, «nulla sembra essere stato fatto. Nessun risarcimento potrà mai colmare la perdita subita, ma l’assunzione di impegni concreti rappresenta un atto necessario per restituire dignità alla memoria di Mattia».
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