Cronaca

Libretti e buoni postali: 1 milione di sottoscrizioni nel Bresciano

Secondo i dati 2024 dell’Istat, otto bresciani su dieci hanno sottoscritto almeno uno dei due prodotti
Flavio Archetti
Un ufficio postale - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Un ufficio postale - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Una storia lunga 150 anni, un secolo e mezzo durante il quale la cultura del risparmio legata ai prodotti postali ha raggiunto 1 milione di bresciani. Secondo Poste Italiane – che in occasione del centocinquantesimo dall’emissione del primo libretto di risparmio postale e a 100 anni da quella del primo buono fruttifero ha effettuato un’analisi su tutto il territorio nazionale (basata su dati Istat 2024) – a Brescia otto persone su dieci sono titolari di almeno uno dei due prodotti e contano sulla presenza capillare degli uffici postali per depositare le loro risorse economiche. 

Complessivamente questo significa un investimento di 4,7 miliardi di euro, a fronte della presenza di 417.000 libretti e 580.000 buoni fruttiferi, di cui circa 112.000 dedicati al risparmio previdente a favore di bambini e ragazzi (minori).

Conti in tasca

Solo l’investimento in buoni vale 3,4 miliardi e testimonia una fiducia sempre viva nei confronti delle istituzioni quando si tratta di depositi a garanzia del futuro. In totale oggi tra città e provincia, dalle valli ai laghi, passando per hinterland e pianura, sono sparsi sul nostro vasto territorio 264 uffici postali e 154 postamat, a fronte di 206 Comuni, 1.262.318 abitanti e 536.403 famiglie.

Allargando il raggio dello studio di Poste si scopre anche che la nostra provincia è la quarta in Lombardia per depositi postali, e che in regione ci sono oltre 3 milioni di libretti e 4 milioni e mezzo di buoni postali, i primi per un valore di 9,9 miliardi di euro, i secondi per 25,8 miliardi di euro. Allo stesso tempo in Italia si contano circa 27 milioni di sottoscrittori di buoni e libretti, per un ammontare che al 30 giugno di quest’anno ha raggiunto i 320 miliardi di euro.

Un'istantanea datata 1960 in un ufficio postale - © www.giornaledibrescia.it
Un'istantanea datata 1960 in un ufficio postale - © www.giornaledibrescia.it

La Lombardia quando si tratta di risparmio postale non è la regione più «virtuosa», probabilmente perché conta su una presenza di istituti bancari molto superiore a quella di altre Regioni, soprattutto del sud del Paese, ed è preceduta in questa graduatoria da Campania, Sicilia e Lazio. In Campania il numero di libretti sfiora addirittura i 5 milioni (4,8), per un valore di 11,9 miliardi di euro, mentre i buoni fruttiferi sono 6,3 milioni a fronte di depositi per 34,3 miliardi di euro. In Sicilia il numero di libretti raggiunge i 3,5 milioni e i depositi i 6,9 miliardi di euro, mentre i buoni fruttiferi sono 2,6 milioni per 16,5 miliardi di euro. Nel Lazio i libretti sono 3,3 milioni e raccolgono 10,4 miliardi di euro, mentre i buoni fruttiferi sono 3,1 milioni e raccolgono 19,5 miliardi di euro.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - © www.giornaledibrescia.it
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - © www.giornaledibrescia.it

Ancora a livello nazionale, è curioso verificare come le due regioni con meno investimenti siano due tra le tre più lontane geograficamente da Roma, vale a dire Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, con la prima che «vale» solo 55.332 libretti e 102.517 buoni, e depositi di 198 milioni e 634 milioni di euro, mentre la seconda conta 168.110 libretti e 204.979 buoni, con depositi per 508 milioni e 1 miliardo di euro.

Prospettive

Il 30 ottobre, la giornata dedicata all’anniversario, i vertici di Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti hanno ricordato come in questi anni «le rendite del risparmio postale hanno sostenuto milioni di persone nel portare a termine i loro progetti di vita e quelli delle loro famiglie. In più le risorse raccolte da Poste sono state usate da Cassa Depositi e Prestiti per finanziare la crescita del Paese contribuendo a realizzare infrastrutture di trasporto come strade, ferrovie, porti, reti energetiche e di telecomunicazione, così come i principali luoghi del vivere e dell’abitare sociale, tra scuole, ospedali e imprese».

Tra le opere più importanti ci sono la bonifica delle campagne alla fine del Diciannovesimo secolo, l’ampliamento della rete telefonica, la costruzione di autostrade e la ricostruzione di zone del Paese dopo le grandi emergenze, come il disastro del Vajont del 1963, l’alluvione di Firenze del 1966 oppure il terremoto del Belice del 1968.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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