Iran: gli Stati Uniti hanno attaccato l’isola di Kharg

Raid statunitensi su obiettivi militari iraniani. Trump: «Sono sconfitti». Teheran minaccia i pozzi di petrolio Usa e un drone colpisce l'ambasciata a Baghdad
Gli impianti petroliferi sull'isola di Kharg - Foto da Google Maps
Gli impianti petroliferi sull'isola di Kharg - Foto da Google Maps
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Il Medio Oriente scivola verso una nuova, pericolosa fase di scontro diretto. Gli Stati Uniti hanno sferrato un massiccio attacco aereo contro l’isola iraniana di Kharg, uno dei gangli vitali dello scacchiere regionale.

L’annuncio è giunto direttamente da Donald Trump, il quale ha confermato che l’offensiva ha colpito duramente le installazioni militari dell'isola, pur risparmiando deliberatamente le infrastrutture civili e i terminal che gestiscono circa il 90% delle esportazioni di greggio iraniano.

L'operazione statunitense si configura come un ammonimento strategico di altissimo livello. Colpendo i presidi militari ma lasciando intatte le cisterne, Washington ha inviato un messaggio inequivocabile: la capacità di paralizzare l'economia di Teheran è totale, ma l'obiettivo attuale resta la messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz.

Trump, attraverso la piattaforma Truth, ha rivendicato il successo dell'operazione affermando che l'Iran è ormai «completamente sconfitto» e accusando i vertici della Repubblica Islamica di cercare disperatamente un accordo che, al momento, la Casa Bianca non sembra intenzionata a concedere.

La replica dell’Iran, l’appello di Hamas

La replica di Teheran è stata immediata e intrisa di retorica bellica. Il governo iraniano ha promesso una risposta simmetrica e devastante, minacciando di «ridurre in cenere» tutte le infrastrutture petrolifere collegate agli interessi statunitensi in Medio Oriente. In questo clima di altissima tensione, si inserisce l'inatteso appello di Hamas, che ha esortato Teheran a un cessate il fuoco verso i Paesi vicini nel tentativo di evitare un conflitto regionale incontrollabile.

La stabilità dell'area appare tuttavia sempre più precaria. Mentre i raid su Kharg segnano un punto di non ritorno, la violenza si sposta anche sul fronte diplomatico e territoriale iracheno, dove un drone ha colpito l'ambasciata statunitense a Baghdad. Questo attacco collaterale sottolinea la capillarità della minaccia e la difficoltà di contenere una crisi che, dalle coste del Golfo Persico, rischia ora di incendiare l'intera scacchiera mediorientale e i mercati energetici globali.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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