Cronaca

Ecco «Iammi», l’assistente digitale che aiuta a gestire i ristoranti

È una piattaforma che sfrutta l’AI per analizzare come sta andando l’attività: dagli incassi all’organizzazione dei turni
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

I quattro giovani che hanno creato «Iammi»
I quattro giovani che hanno creato «Iammi»

Si chiama «Iammi» ed è una piattaforma che aiuta i ristoratori, attraverso l’intelligenza artificiale, ad analizzare tutti gli aspetti dell’attività: gli incassi, le spese per il personale e la dispensa, la rotazione dei tavoli, il gradimento dei piatti e l’organizzazione dei turni. A crearla quattro giovani: Enrico Grassi (Ceo), Ivan Adamovych (Cmo, direttore marketing), Aldo Carrolo (Cto, direttore tecnico) e Marcello Gallina (operation manager).

L’idea

«Puoi fare dei grandi piatti – dice Enrico Grassi –, ma non basta. Per sopravvivere bisogna essere anche imprenditori: così nasce l’assistente digitale. Nel 2024 abbiamo sviluppato il software, poi quest’anno abbiamo cominciato a commercializzarla». Non si tratta di una app, ma di una piattaforma, quindi ha un username e una password, raggiungibile attraverso tutti i dispositivi, telefono, tablet o computer per «renderla adatta a tutti gli utilizzatori».

«I ristoranti sono come una startup – spiega Grassi –: i dati dicono che il 70% cessa l’attività entro 5 anni, la stessa percentuale delle imprese giovani e innovative». E Adamovych aggiunge: «Molti ristoratori dicono di non avere tempo di analizzare tutti i dati, ma è importante farlo». «Iammi», il cui nome deriva dall’italianizzazione della parola inglese yummy (delizioso, squisito) e da IA (intelligenza artificiale), quindi, fornisce grafici e statistiche e, proprio grazie all’intelligenza artificiale, analisi descrittive. In più è possibile dialogare con la piattaforma chiedendo approfondimenti personalizzati.

Cosa fa

«Può avvertire – spiega il Ceo –, per fare un esempio, che il costo di un piatto molto gradito dai clienti è sottostimato, che in alcuni giorni ci sono troppi camerieri in turno e meno in un altro, compilare i turni e segnalare che si sta finendo un ingrediente in dispensa grazie al magazzino automatico che è collegato alle fatture emesse». Gli algoritmi che stanno alla base degli studi di «Iammi» sono stati tutti formulati da questi giovani, tre dei quali (Grassi, Adamovych e Carrolo) hanno 25 anni e hanno frequentato insieme l’Itis Castelli. «Iammi» è stato finanziato da «Zest», acceleratore italiano per startup quotato in Borsa, che ha scelto il progetto di questi giovani e li ha seguiti anche nelle fasi iniziali.

Secondo i modelli sviluppati, quindi, «siamo in linea con gli obiettivi – dice Grassi – e stiamo crescendo secondo quanto auspicato. A fine anno dovremmo arrivare a 300 clienti». L’obiettivo, ora, a parte rispettare le previsioni di crescita, è implementare la parte «previsionale che è già presente – spiegano i founder –, ma che ha grandi possibilità di evoluzione». Info: iammi.site; @iammi.app.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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