Sono più di 2mila le vittime del terremoto che ha colpito il Myanmar venerdì 28 marzo. La tragedia ha toccato anche la località di Pekhon, a circa 50 km dall’epicentro del sisma, dove sono attive da circa 15 anni la Clinica dei bambini e la Scuola della gioia, costruite grazie al lavoro della onlus bresciana Una mano per i bambini. Due progetti che hanno aiutato e supportato tantissimi bambini e molte famiglie della comunità Mobye Parishn, nello Stato Shan.
«Per due giorni non siamo riusciti a sentire nessuno - racconta Melania Gastaldi, presidente di Una mano per i bambini -. Ieri mattina mio papà è stato contattato da un prete locale con cui collaboriamo da quando abbiamo iniziato la nostra attività in Myanmar. È però stato costretto a scappare nella giungla visto che i militari non gradiscono la presenza dei sacerdoti. Adesso la situazione è ancora più complicata perché il terremoto ha danneggiato le già scarse linee di comunicazione. Il prete dovrebbe aver incontrato il vescovo dell’area per informarsi sui danni e sulle condizioni dei bambini e dei volontari che ci danno una mano sul posto. Ma non abbiamo più avuto notizie e non ci resta che aspettare. Speriamo che molte delle persone siano riuscite ad andare nella giungla e abbiano solo problemi a mettersi in contatto con noi».




