Fausto Gei proclamato venerabile da papa Leone

C’è anche un bresciano tra i nuovi venerabili della Chiesa cattolica. Oggi, 21 febbraio, Papa Leone XIV ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti che riconoscono le virtù eroiche di quattro figure, tra cui il laico Fausto Gei, membro dell’Associazione Silenziosi Operai della Croce.
La proclamazione a venerabile rappresenta un passaggio fondamentale nel cammino verso la beatificazione e attesta che la persona ha vissuto in modo eroico le virtù cristiane.
Gli altri Decreti
Nel corso dell’udienza concessa al cardinale prefetto Marcello Semeraro, il Pontefice ha inoltre autorizzato il Decreto che apre alla beatificazione di Béchara Abou-Mourad, sacerdote libanese dell’Ordine Basiliano del Santissimo Salvatore dei Melchiti, per la guarigione ritenuta prodigiosa – attribuita alla sua intercessione – di una donna costretta sulla sedia a rotelle.
Via libera anche alla beatificazione equipollente di Gabriele Maria, sacerdote francese dell’Ordine dei Frati Minori e cofondatore dell’Ordine della Santissima Annunciazione della Beata Vergine Maria, per il quale è stato riconosciuto il culto spontaneo già diffuso da tempo.
Infine, oltre a Gei, sono state riconosciute le virtù eroiche del sacerdote ligure Francesco Lombardi e del frate cappuccino indiano Theophane.
La vita
Fausto Gei nasce a Brescia il 24 marzo 1927. Di famiglia cattolica, frequenta l’Oratorio della Pace, retto dai Padri Filippini, tra i quali padre Carlo Manziana, futuro arcivescovo di Crema, che diviene suo direttore spirituale. Il giovane Fausto matura presto un’intensa sensibilità sociale e civile e nel marzo del 1945, accusato di svolgere attività antifascista, è trattenuto in carcere per alcuni giorni insieme ad un sacerdote e altri giovani.
Nel dopoguerra completa gli studi superiori e nel 1946 si iscrive alla facoltà di medicina dell’Università di Pavia. Poco dopo gli viene diagnosticata la sclerosi a placche e a causa della perdita dell’uso delle gambe è costretto ad abbandonare lo studio. Dopo un primo periodo di forte turbamento interiore, accetta la sua condizione, determinato a viverla come un apostolato nella Chiesa e nel mondo. Il progredire della malattia gli toglie pian piano l’uso delle mani e poi della parola. Conosce Luigi Novarese, aderisce al Movimento dei Volontari della Sofferenza da lui fondato e diviene il responsabile per la diocesi di Brescia.
Nel 1962 aderisce anche dell’Associazione dei Silenziosi Operai della Croce, pure costituita da Novarese, e se ne fa promotore nella diocesi, emettendo ogni anno la professione dei consigli evangelici, in conformità con gli Statuti. Fausto s’impegna inoltre per evangelizzare il mondo degli ammalati, cercando di sostenere nella fede i sofferenti e incoraggiandoli ad avere un ruolo attivo nella vita della Chiesa. Tutto ciò attraverso «l’apostolato della penna», intrattenendo una fitta rete di corrispondenze con molti malati, prodigandosi inoltre perché vi fossero sacerdoti dediti all’assistenza spirituale degli infermi. Le sue condizioni di vita peggiorano a causa di un edema polmonare. Muore il 28 marzo 1968.
Fausto Gei è stato un ardente testimone del Vangelo nonostante l’infermità fisica che ha contrassegnato la sua esistenza ma che ha trasformato in una opportunità per aiutare gli altri, in particolare chi viveva le sue stesse sofferenze. Con il suo impegno ha sensibilizzato anche le autorità civili e religiose circa gli effettivi bisogni delle persone malate e delle loro famiglie. Devoto alla Madonna, la invocava quotidianamente con la preghiera del Rosario, che considerava un’«arma indispensabile per vincere la sofferenza» portando con fede la croce.
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