Cronaca

L’addio alla vita sotto un treno: a 17 anni muore come la sorella

È accaduto ieri mattina alla stazione di Ospitaletto. Famiglia e amici increduli: «Solare, pensava alla patente»
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

La stazione ferroviaria di Ospitaletto, dove il 17enne si è gettato sotto un treno - Foto Gabriele Strada Neg © www.giornaledibrescia.it
La stazione ferroviaria di Ospitaletto, dove il 17enne si è gettato sotto un treno - Foto Gabriele Strada Neg © www.giornaledibrescia.it

Un dramma così grande da non sembrare vero. Un dolore incommensurabile per una madre che vede morire il secondo figlio nello stesso identico modo del primo. Travolto da un treno in corsa, ultima tappa di una vita troppo breve.

Avrebbe infatti compiuto 18 anni in primavera il ragazzo che ieri mattina ad Ospitaletto si è tolto la vita sui binari. Gli inquirenti hanno una sola certezza: non è stato un incidente.

La famiglia

«L’avevo portato io in stazione a Rovato e doveva andare a scuola in città come tutte le mattine. Sarei dovuto tornare a prenderlo alle 13 e invece una telefonata ha cambiato la vita per sempre» racconta il padre talmente sconvolto da non rendersi ancora conto, in serata, di quanto accaduto. «Era sereno. Il giorno prima eravamo andati insieme a scegliere la scuola guida. A sua mamma aveva confidato di essere felice di prendere la patente» svela il genitore. La mamma appunto. Una donna che non si regge in piedi e non si dà pace. Per lei si aggiunge dolore a dolore. Sette anni fa anche la figlia maggiore, incinta, compì lo stesso gesto. Diversa stazione, identico epilogo. «Lei combatteva con la depressione, ma questa volta è diverso» racconta il papà. Il giovane, minorenne ancora per pochi mesi, non ha lasciato biglietti e nemmeno fatto trasparire in queste settimane un disagio. E gli interrogativi oggi lacerano chi lo conosceva. I familiari, ma anche i compagni di classe, pietrificati dalla notizia arrivata con tutta la sua violenza all’ora della ricreazione. «Era un ragazzo ben voluto, inserito nella comunità scolastica, impegnato nelle attività di tutti i giorni» assicurano gli insegnanti.

La scuola

Recentemente aveva partecipato ad un progetto fotografico in Carmine. «Era contento» dicono dalla scuola. Si parla di un fidanzamento finito da poco, ma nessuno vuole davvero crederci. È stata aperta un’inchiesta per poter scandagliare i social e il cellulare del ragazzo. Non ci sarebbero episodi di bullismo o un’insofferenza dell’adolescente verso gli ambienti che solitamente frequentava, tra la scuola e il paese dell’Ovest dove viveva con la famiglia. Con il padre, la madre e una sorella in una casa nella serata di ieri avvolta nel silenzio assordante rotto solo dallo squillo del telefono. «Sì, purtroppo è morto ma non so perché» dice al cellulare il papà del 17enne parlando con un conoscente che ha chiesto conferma di quanto tutti in paese sapevano da ore. «Se solo mi fossi accorto di qualcosa portandolo in stazione lo avrei fatto ragionare, gli avrei parlato. E invece – conclude il papà – era il solito di sempre».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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