Disastro ferroviario a Pioltello: «Ricordo buio, sangue e scintille»

Quel maledetto giorno, su quella carrozza, c’erano anche Simone Franzelli e Battista Merighi, entrambi residenti a Roccafranca, pendolari abituali sulla tratta per Milano.
Il viaggio di ogni giorno, fatto di orari, routine e volti conosciuti, si trasformò in un incubo. Merighi, sette anni dopo, ha preferito non commentare la sentenza, desideroso di non riaprire una ferita troppo dolorosa. Per Franzelli, invece, il ricordo di quei momenti resta indelebile, non indicibile. All’epoca dichiarò di aver temuto di non rivedere più la compagna e il proprio bambino. Oggi, a distanza di anni, quello sgomento non si è affievolito.
La testimonianza
«Quei 40-50 secondi sono sembrati un’eternità – racconta Franzelli –. Ricordo tutto perfettamente: il rumore del treno che deraglia, il buio improvviso, le scintille all’esterno. Ma ciò che mi torna in mente ogni volta che sento di un incidente simile è il sangue, la paura negli occhi della gente, il terrore. Nessuno capiva cosa stesse accadendo, ed è stata una sensazione devastante. Sarebbe bello se tutti oggi potessero raccontarlo, ma purtroppo tre persone non ce l’hanno fatta» commenta con amarezza.
«Io sono stato fortunato – prosegue Franzelli –, me la sono cavata con qualche livido, e sono ancora qui: posso vedere crescere mio figlio, che all’epoca aveva solo pochi mesi, e godermi il secondo, nato da poco». Sulla sentenza pronunciata ieri, Franzelli ha pochi dubbi: «Quel giorno qualcuno ha sbagliato, ed è giusto che paghi. Non tutti hanno avuto la mia fortuna. Due delle tre vittime le conoscevo bene. Quando viaggi ogni giorno con le stesse persone, quei volti diventano familiari: vedi sempre la stessa gente salire da quelle porte, diventa quasi una grande famiglia. Quelle persone oggi non ci sono più e qualcuno doveva rispondere di questo disastro».
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