Cronaca

Da Brescia parte il boicottaggio ai farmaci israeliani

La campagna «Teva? No grazie!» punta a boicottare l’azienda israeliana. Al Nuovo Flaminia raccolte firme da inoltrare al Comune
Il banchetto al Flaminia - © www.giornaledibrescia.it
Il banchetto al Flaminia - © www.giornaledibrescia.it
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«Teva? No grazie!» è il titolo dato alla campagna di boicottaggio dell’azienda israeliana produttrice di farmaci equivalenti (o generici) promossa da «Rete bresciana della società civile per la pace in Palestina» – composta da una sessantina di realtà –, e «Sanitari per Gaza» che così chiedono che si fermi il genocidio in quei territori dove ogni giorno si registrano nuove vittime nonostante il cessate il fuoco.

L’iniziativa

Ad un banchetto allestito all’interno del centro Nuovo Flaminia (che si troverà anche il 14 marzo) sono state raccolte le firme per una petizione da inoltrare al Comune di Brescia affinché «formuli linee guida nei confronti delle farmacie comunali per vendere farmaci equivalenti diversi da quelli prodotti dalla ditta Teva» che, secondo i promotori come Alberto Hoch, «trae profitto dal regime economico imposto dall’occupazione israeliana nei territori palestinesi, penalizzandone, invece, l’economia. Una società peraltro anche condannata per comportamenti scorretti verso i concorrenti e per violazione delle norme antitrust».

La Rete sta promuovendo anche campagne per lo stop alle banche armate, che sostengono cioè aziende produttrici di armi, il riconoscimento dello Stato di Palestina e la concessione della cittadinanza a Barghouti, detto il Mandela palestinese. Sanitari per Gaza, rappresentati da Silvia Garattini, dopo aver «riconosciuto che là le strutture sanitarie sono diventate target specifici delle bombe israeliane che han causato 1.700 morti tra gli operatori», evidenziano come la situazione a Gaza sia molto critica.

«Il problema in generale è la malnutrizione. Dai valichi poi non passano gli aiuti sanitari e mancano farmaci per i dializzati, i cronici o i pazienti oncologici. Nostro obiettivo è che i valichi vengano riaperti».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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