Una carneficina, impossibile scappare dal muro di fuoco

Il countdown, brindisi al 2026 tra la neve di una delle località più gettonate delle Alpi svizzere. Poi il terrore, il buio, l'esplosione e il bar che si trasforma in una trappola di fiamme: «Nessuna via di fuga, solo un muro di fuoco, davanti a quella porta, l'unica verso la salvezza, troppo stretta».
«Qualcuno ha rotto una finestra per far uscire la gente. Avevamo le fiamme a un metro di distanza. Se non fossimo scappate, saremmo sicuramente rimaste ferite anche noi», hanno raccontato Emma e Albane a Bfm. Le due ragazze francesi raccontano dell'arrivo a stretto giro dei soccorsi, ma sottolineano che la porta, unico varco di fuga, «era troppo piccola per tutte quelle persone».
Il giorno dopo la strage a Crans-Montana la gente è attonita. E chi ha vissuto quel dramma non riesce ad allontanare le immagini dell'inferno. «Una carneficina», commenta Michela Ris, mentre le macerie de Le Costellation fumano ancora. È la vicesindaca di Ascona e deputata del Gran Consiglio elvetico: «Alcuni conoscenti mi hanno parlato di ragazzi usciti dal locale insanguinati, alcuni senza vestiti», racconta mentre le notizie fanno il giro del mondo ed il bilancio si aggrava di ora in ora.
«Abbiamo sentito un boato sordo dal piano di sotto del locale, poi il buio pesto. Le luci si sono spente e il controsoffitto ha iniziato a sgretolarsi: ci cadevano addosso frammenti infuocati», racconta chi è scampato e ancora scioccato preferisce l'anonimato.
Ricordare quegli attimi è doloroso. E anche le ricostruzioni sono confuse: c'è chi parla di fuochi d'artificio esplosi nel locale, chi dei petardi, chi racconta di «due ragazzi uno sulle spalle dell'altro con in mano una bottiglia di champagne sulla quale era stata posta una 'fontanella'», una delle tipiche candeline pirotecniche usate per festeggiare, le cui scintille hanno colpito una ventola, «forse un festone», innescando l'incendio. «Mi sono trovato di fronte a una situazione catastrofica», racconta Jacopo Pernechele, medico valdostano intervenuto a Crans-Montana con l'elicottero della Protezione civile della Valle D'Aosta. E le testimonianze non sono meno drammatiche dagli ospedali in cui sono stati portati i feriti, almeno 115, molti con l'elimbulanza. «Un'infermiera ha chiesto a tutti di andarsene e di tornare il giorno dopo. Ha annunciato l'arrivo di una trentina di vittime in seguito a un'esplosione a Crans-Montana. Sono uscita velocemente per liberare l'accesso al pronto soccorso, e poi è stato il caos... Arrivavano persone da ogni dove, feriti gravi in auto, c'era odore di bruciato...», racconta ai media internazionali una donna che si trovava nella sala di attesa dell'ospedale di Sion quando, la notte scorsa, sono arrivati i primi feriti. «Erano circa le 2.25 del mattino: ho visto cose che non avrei mai voluto vedere».
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