Chiuso il museo Camus di Breno, ma il Comune non lo sa

Brutto risveglio post natalizio per la cultura valligiana: il sette gennaio il Museo camuno Camus di Breno, l’unica pinacoteca della Vallecamonica, ha respinto un gruppo di quattro persone che si era presentato al Palazzo della cultura, per visitare l’esposizione e non ha potuto farlo. I quattro visitatori non sono stati fatti entrare, se ne sono dovuti andare senza nemmeno una spiegazione e così si sono rivolti direttamente al Comune di Breno che dell’esposizione è proprietaria, ma che della chiusura - dicono i responsabili - non ne sapeva proprio nulla.
Il cortocircuito istituzionale sarebbe dovuto al fatto che il Palazzo della cultura - comprensivo della sala eventi al pianterreno, della biblioteca comprensoriale al primo e del Camus al secondo - è gestito dalla Comunità montana, che investe ogni anno circa 200mila euro. L’ente comprensoriale, da alcuni anni, manifesta l’intenzione di ridurre i fondi destinati alla cultura e, nel 2026, ha deciso di finalizzare le sue intenzioni chiudendo il museo e senza rinnovare il contratto alla cooperativa che lo gestiva. Si parla di un taglio netto del cinquanta per cento circa.
La reazione
La Comunità montana, in realtà, dopo quasi due decenni nei quali ha coperto tutti i costi («ha coccolato Breno» dicono), vorrebbe che il Comune di Breno compartecipasse in parte alle spese del personale del Camus. «Potrebbe essere una richiesta tecnicamente legittima - chiosa il sindaco Alessandro Panteghini -, ma chiudere senza dire nulla è del tutto scorretto. Ho sentito il presidente Tomasi e gli ho ribadito che, per dovere istituzionale, ci andava comunicato, e mi ha detto che non è una sua decisione. Siamo tutti risentiti. Basterebbe che il personale della biblioteca, nel momento del bisogno, salisse ad aprire, si tratta di qualche ora alla settimana. Credo che si voglia usare un criterio più restrittivo, prevedere accessi su prenotazione, il che sarebbe deleterio».
Il tavolo
Lunedì è stato già fissato un confronto risolutivo in Comunità montana, per avere (finalmente) un faccia a faccia e capire come uscire da questo impasse imbarazzante.
«Non è corretto che sia tutto in capo agli enti comprensoriali - afferma l’assessore alla Cultura della Comunità montana Priscilla Ziliani -, siamo in trattativa con il Comune perché compartecipi alla gestione del personale del museo, per riequilibrare le risorse, perché se tutti ci mettessero del proprio, riusciremmo a mantenere attivi tutti i servizi. Il tutto nell’ottica della più ampia collaborazione e valorizzare del patrimonio artistico e storico della Vallecamonica».
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