BeNow compie 40 anni: fu la prima coop di spettacolo d’Italia

Nata a Brescia come Fa Sol Musica, riunisce oggi 400 soci fra artisti e tecnici di fama internazionale, anche del mondo digital
Franco Pagoni e Paolo Cavagnini - © www.giornaledibrescia.it
Franco Pagoni e Paolo Cavagnini - © www.giornaledibrescia.it
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C’era una volta un gruppo di amici che aspirava a fare della musica una professione. Come lavorare in banca, solo con la chitarra. Erano gli anni d’oro del beat e del pop; e loro erano giovani di belle speranze che concepivano i sogni come realtà concrete.

Passione e ambizione

«Eravamo una ventina di ragazzi all’inizio degli anni Ottanta – racconta Franco Pagnoni, che di quel gruppetto era il leader –, un momento di grande fermento musicale in Italia, come nella nostra città. Non ci bastava strimpellare per passione: avevamo l’ambizione di far diventare la nostra passione un mestiere. Ovvero dare un profilo imprenditoriale all’attività musicale, con la dignità di qualsiasi altra professione». Un progetto più facile a dirsi che a farsi. Basti pensare che all’epoca, nel nostro Paese, non esisteva nulla del genere. «C’erano associazioni musicali para-dilettantistiche che, però, non avevano nessun interesse a sviluppare un discorso professionale – dice – . Ma visto che nel nostro gruppo c’era chi aveva esperienze nel mondo della cooperazione, abbiamo pensato di incamminarci su questa strada».

Pionieri

Era il 1985, l’anno che vide nascere Fa Sol Musica, la più spettacolare cooperativa d’Italia. Leggi: la prima cooperativa dello Stivale per le professioni dello spettacolo. «Il nostro motto era Lsd» ci spiazza Pagnoni, che esplicita: «Come legalità, sicurezza e dignità. Ci eravamo dati l’obiettivo di avere gli stessi doveri di ogni altra professione, rispettando tutte le norme di natura previdenziale, fiscale e anche quelle antinfortunistiche. Ma anche gli stessi diritti. Ci siamo detti: non è che perché facciamo un lavoro che ci piace, questo dev’essere considerato un hobby».

Un presupposto corretto, visto che il tempo ha dato ragione a Pagnoni e a quel manipolo di giovani musicisti provenienti dalla città e dai laghi di Garda e d’Iseo. Quarant’anni dopo Fa Sol Musica, che ha cambiato nome in BeNow, prospera e conta 400 soci fra artisti e tecnici, molti dei quali con carriere anche in ambito internazionale. E rappresenta un riferimento non solo locale, nonostante la sede sia sempre stata in città: basti pensare che i bresciani rappresentano solo il 15% degli associati.

Nuovi campi

«Abbiamo principalmente tre sezioni – racconta Paolo Cavagnini, che da poco è stato nominato presidente –: show, tech e digital. La parte show riunisce attori, cantanti, ballerini, registi, scenografi; il tech è la casa delle figure tecniche, dai fonici a chi si occupa di luci e visual. Infine l’ambito digital è il più recente e convoglia web designer e content creator».

Da Asso Stefana ad Alessandro Sipolo, dai Cccp a Taketo Gohara (sound designer giapponese fra i più ricercati), BeNow è un collettore di professionalità e talenti, che ha anche l’obiettivo di creare collaborazioni e connessioni. «Il periodo più difficile? Sicuramente quello del Covid – ammette Cavagnini – , che ha messo in ginocchio il settore. È stato il momento più buio della storia della cooperativa, ma grazie alla gestione oculata del CdA di allora e alla guida del presidente Pagnoni l’abbiamo superato e ci troviamo oggi in un momento di grande crescita».

Quarant’anni

Un traguardo da festeggiare, come quello dei quarant’anni. E non a caso le celebrazioni si apriranno il 21 giugno, alla Festa della Musica, sul palco di corso Zanardelli. Un’occasione per rispolverare anche la storia di quella che nacque come Fa Sol Musica.

«Fummo i primi a pubblicare un disco con le band dei fondatori» ricorda Pagnoni. Un 33 giri intitolato «Six plenty of Guts», che è oggi una rarità. «Aprimmo anche una scuola che si chiamava Progetto Bresciano di Musica Moderna, dove c’era il negozio Magic Bus. Ci insegnavano gli artisti che allora andavano per la maggiore». Un’esperienza poi chiusa, che ha però contribuito a consolidare una realtà che ha fatto scuola in tutto il resto d’Italia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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