Cronaca

Banda Isidoro Capitanio al bivio: «Per continuare servono più fondi»

L’associazione costretta a sospendere la pubblicazione di «BresciaMusica» nata 40 anni fa
Rosario Rampulla

Rosario Rampulla

Vicecaporedattore

Una passata esibizione della banda Isidoro Capitanio © www.giornaledibrescia.it
Una passata esibizione della banda Isidoro Capitanio © www.giornaledibrescia.it

«BresciaMusica» ai titoli di coda. Almeno per ora. Archiviato il numero di ottobre, la rivista legata all’Associazione filarmonica «Isidoro Capitanio» deve sospendere (per sempre?) la pubblicazione, che avveniva con decadenza bimestrale. Il motivo?Mancano i fondi. Una dissonanza dolorosa in una sinfonia che dura da quel numero zero datato 1985, che ampliò le frequenze della banda cittadina.

La crisi

«È una situazione che si ripete ciclicamente – sottolinea laconico Enio Esti, tesoriere ma anche una delle anime della «Capitanio» –. Era capitato già ai tempi della Giunta Padula, poi via via con gli altri sindaci. I problemi di oggi si potrebbero sintetizzare così: un tempo alla banda arrivavano 140 milioni di lire, oggi siamo a trentamila euro. E non sono nemmeno lontanamente sufficienti a coprire i costi che dobbiamo sostenere. Purtroppo, in questi casi, iniziamo a tagliare laddove possibile, quindi stavolta tocca alla rivista».

Il richiamo a Palazzo Loggia è evidente, ma Esti non cerca capri espiatori e va oltre: «Siamo in una situazione davvero critica: la nostra sede, che occupiamo gratuitamente grazie all’interessamento dell’allora sindaco Del Bono, avrebbe bisogno di un restyling poderoso. Ma i fondi non ci sono, così come mancano per le dotazioni di massima. Il problema è a monte: se partecipando ai bandi riusciamo a intercettare dei finanziamenti, allora le cose procedono. In caso contrario, come sta accadendo in questo 2025, ci troviamo già in una situazione di deficit».

C’è da dire che i membri dell’Associazione (nessun dipendente, ma 45 collaboratori) sono diventati, loro malgrado, dei professionisti della spending review. «Facciamo di tutto e di più, anche le pulizie quando necessario – ammette Esti –. Vorremmo avere più fondi per la strumentazione, per sostituire un pianoforte che abbiamo e che risale agli anni ’50. O per comperare una nuova tuba per i nostri ragazzi. Ma, davvero, 30mila euro non ci permettono quasi nulla».

Un'esibizione della banda Capitanio in Broletto © www.giornaledibrescia.it
Un'esibizione della banda Capitanio in Broletto © www.giornaledibrescia.it

Nel tono di Enio Esti non c’è vittimismo, né rassegnazione. Ma la sua analisi stona con quella che solo due anni fa è stata Capitale della Cultura: «A parte i nostri sforzi, c’è anche l’aspetto degli stipendi pagati ai nostri insegnanti, che sono davvero molto bassi. O il problema dei musicisti chiamati per le rassegne concertistiche che proponiamo per la città e non solo. Alcuni artisti si sono esibiti gratuitamente, o per un rimborso spese davvero esiguo. Ma quanto si potrà continuare così? La banda musicale – aggiunge – ha un ruolo sociale e culturale davvero importante. È un patrimonio della città e come tale andrebbe preservato». E non a caso (le pubblichiamo a piè pagina) sono già arrivate le prime lettere al GdB dedicate proprio alla situazione di «BresciaMusica».

A scanso di equivoci, viene chiarito «l’ottimo rapporto che da sempre abbiamo con il Comune di Brescia, che sentiamo molto vicino. Speriamo riescano a incrementare i fondi».

La Loggia

Giandomenico Brambilla, capo di gabinetto del Comune, prova ad aprire a scenari più sostenibili. «L’Amministrazione è pronta a fare tutto quanto in suo potere per andare incontro alla «Capitanio», che rappresenta un patrimonio per la nostra città. Proveremo, nel Bilancio 2026, a capire se ci sarà lo spazio per incrementare il sostegno economico. Ma non sarà facile».

Ma c’è dell’altro: «È al vaglio l’ipotesi di un aiuto che non sia solo monetario, magari sfruttando altre opzioni. Speriamo che "BresciaMusica" trovi comunque il modo di proseguire, magari in altre forme».

Tornando alla rivista, forse una piccola speranza c’è. «Abbiamo partecipato ad un bando regionale – conclude Esti – di cui dovremmo avere i risultati a breve. Se arrivasse un finanziamento almeno avremmo i fondi per riproporla».

Gli elementi ci sono tutti, manca solo quel «vil denaro» che pare proprio lo spauracchio di ogni attività culturale. Troppo spesso la... nota spese è quella più stonata.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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