Travolti da un insolito destino nell’azzurro del Pacifico meridionale. Ci sono anche due medici bresciani, Luciano Corda e Sara Spandrio, marito e moglie, tra i circa 3200 turisti bloccati in Nuova Caledonia in seguito alla violenta rivolta della popolazione locale, contraria alla riforma del voto che permetterebbe di partecipare alle elezioni a chi risiede nel paese da almeno dieci anni. La riforma è considerata un attentato alle aspirazioni di indipendenza dei giovani kanaki, l’etnia locale che vorrebbe staccarsi dalla madrepatria, la Francia, di cui la Nuova Caledonia è un territorio d’Oltremare.
Luciano Corda e Sara Spandrio erano arrivati a Nouméa, la capitale, una dozzina di giorni fa per far vista al figlio Massimo, medico in forza al servizio sanitario francese e che lo spirito di avventura ha spinto a esercitare l’attività nel sud del Pacifico per un periodo di dodici mesi. Con lui la moglie Flavie e il piccolo Matisse. Per i due medici bresciani, la gita sull’atollo di Ouvea era un diversivo che avrebbe dovuto durare un paio di giorni. Invece la chiusura forzata dell’aeroporto di Nouméa li vede bloccati lì da più di una settimana.



