Anche due medici bresciani tra i turisti bloccati in Nuova Caledonia dopo la rivolta

Gianluca Barca
Luciano Corda e Sara Spandrio erano arrivati una dozzina di giorni fa a Nouméa, la capitale, per far vista al figlio Massimo: «Per quanto ci riguarda la situazione è tranquilla, siamo stati accolti bene da una tribù locale»
Una manifestazione per l'indipendenza dei kanaki in centro a Parigi - Foto Epa/Mohammed Badra © www.giornaledibrescia.it
Una manifestazione per l'indipendenza dei kanaki in centro a Parigi - Foto Epa/Mohammed Badra © www.giornaledibrescia.it
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Travolti da un insolito destino nell’azzurro del Pacifico meridionale. Ci sono anche due medici bresciani, Luciano Corda e Sara Spandrio, marito e moglie, tra i circa 3200 turisti bloccati in Nuova Caledonia in seguito alla violenta rivolta della popolazione locale, contraria alla riforma del voto che permetterebbe di partecipare alle elezioni a chi risiede nel paese da almeno dieci anni. La riforma è considerata un attentato alle aspirazioni di indipendenza dei giovani kanaki, l’etnia locale che vorrebbe staccarsi dalla madrepatria, la Francia, di cui la Nuova Caledonia è un territorio d’Oltremare.

Luciano Corda e Sara Spandrio erano arrivati a Nouméa, la capitale, una dozzina di giorni fa per far vista al figlio Massimo, medico in forza al servizio sanitario francese e che lo spirito di avventura ha spinto a esercitare l’attività nel sud del Pacifico per un periodo di dodici mesi. Con lui la moglie Flavie e il piccolo Matisse. Per i due medici bresciani, la gita sull’atollo di Ouvea era un diversivo che avrebbe dovuto durare un paio di giorni. Invece la chiusura forzata dell’aeroporto di Nouméa li vede bloccati lì da più di una settimana.

«Qualche tensione si era percepita nell’aria al nostro arrivo nella capitale - dice Corda -. Ma per quanto ci riguarda la situazione è tranquilla. Siamo accolti molto bene da una delle 17 tribù wallesiane dell’isola che vivono in maggiore concordia rispetto ai kanaki dell’isola più grande. La rivolta è prevalentemente giovanile e abbiamo capito che i kanaki, oltre a contrapporsi ai francesi, sono divisi tra loro a livello generazionale. Qui c’è un mare ricchissimo di tutti i tipi di pesce e i pescatori locali non ci fanno mancare niente. Al momento non possiamo muoverci fino al 23 compreso, forse addirittura fino al 25, quando speriamo di riunirci con il resto della famiglia che abita a La Foa, un centinaio di chilometri da Nouméa. Abbiamo anche dato la nostra disponibilità di medici nel caso la situazione sull’isola richiedesse la necessità di rinforzare le strutture locali».

La situazione

Nel novembre 2018 gli abitanti avevano detto no al referendum sull’indipendenza, con una maggioranza del 56,4%, ma l’approdo in parlamento della riforma elettorale ha scatenato la rivolta, con assalti agli edifici pubblici, incendi e devastazioni nella capitale Nouméa. Il bilancio finora è di 6 morti. Il governo ha risposto con il coprifuoco, centinaia di arresti e la chiusura degli aeroporti. Il ministro dell’Interno francese sospetta che dietro i disordini ci sia l’Azerbaigian che non ha perdonato alla Francia l’appoggio agli armeni nel recente conflitto tra i due paesi caucasici. Complicati tasselli di un risiko internazionale cui non sarebbero estranee nemmeno potenze come la Russia e la Cina, la prima per mettere una spina nel fianco di Macron che ha minacciato di mandare le truppe in Ucraina, la seconda per crearsi un avamposto nel Pacifico.

I kanaki sono a tutti gli effetti cittadini francesi: della Nuova Caledonia è Patrick Karembeu, ex giocatore della Sampdoria, campione del mondo di calcio con la maglia dei Bleus nel 1998. E dalla Nuova Caledonia arrivano anche i nazionali francesi di rugby Peato Mauvaka e Yoram Moefana, entrambi membri della squadra che ha preso parte all’ultimo Mondiale.

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