Cronaca

Amici della bici sul nuovo Codice: «Non si fa nulla contro la velocità»

Il circolo di Brescia della Fiab Amici della bici parla della riforma del Codice della strada: secondo loro, si ostacolano anche le zone 30
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

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Riforma codice della strada, la voce dei bresciani

Per Marco Zani, presidente del circolo di Brescia della Fiab Amici della bici, quella approvata dal Senato sul nuovo Codice della strada è una «pessima legge perché sono state ignorate tutte le principali cause degli incidenti e non si è tenuto conto di dove questi avvengono».

La critica

La Fiab è stata una delle realtà che ha maggiormente criticato la riforma del Codice della strada, e lo ha fatto anche scrivendo una lunga lettera al presidente della Repubblica.

«Non si è fatto nulla contro l’eccesso di velocità che è la prima causa di incidenti e non si è dato peso al fatto che la maggior parte accadono in ambito urbano».

Per il presidente Zani «siamo davanti ad un ministro dei Trasporti che difende l’autonomia ma poi toglie ai sindaci la possibilità di decidere autonomamente l’istituzione di nuove corsie ciclabili. Per noi non c’è nulla di positivo e leggiamo come un segnale preoccupante che le 26 associazioni di familiari di vittime della strada che hanno chiesto di essere ascoltate non siano state considerate».

Punti forti e punti deboli

Nello specifico «combattere guida in stato di ebbrezza, uso di stupefacenti o del telefono è corretto ma va ad incidere solo sul 5% degli incidenti. Gli incidenti sono dovuti per oltre il 90% alla velocità eccessiva che però questo provvedimento non contrasta».

Il caso è quello delle zone 30 nelle città: «Si è fatto tutto il possibile per ostacolarle senza rendersi conto che a Brescia la velocità media è di 18 chilometri orari e nella maggior parte delle città non supera i 20. A cosa serve andare a 80 all’ora da una rotonda all’altra o da un semaforo all’altro per poi stare fermi un minuto invece che 20 secondi?».

La Fiab ricorda che «i dati ci dicono che la zona 30 funziona e porta al calo del 30% degli incidenti. Serve più tecnologia e meno velocità».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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