A processo la vita russa dell’architetto di Putin

La strategia della difesa per dimostrare che Lanfranco Cirillo vive da tempo a Mosca e non ha evaso le tasse
L’architetto bresciano Lanfranco Cirillo
L’architetto bresciano Lanfranco Cirillo
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Un evasore a sei zeri o un milionario cittadino russo che paga le tasse a Mosca e che al Fisco italiano non deve nulla? Toccherà ai giudici stabilirlo. Quello che i giudici non dovranno chiarire, da un lato perché non è penalmente rilevante, dall’altro perché è già abbastanza evidente, è che la vita di Lanfranco Cirillo, l’uomo che si è conquistato (suo malgrado?) le copertine con l’appellativo di architetto di Putin, è stata ed è particolarmente movimentata.

Il processo a suo carico per esterovestizione, autoriciclaggio e contrabbando, di fatto iniziato ieri con lo stralcio delle posizioni della moglie che vive nella villa museo di Roncadelle e che gli diede la figlia morta prematuramente nel 2019, contribuisce a definire quanto movimentata fosse la vita di Cirillo. È bastata l’ammissione delle prove per avere contorni più netti.

L’avvocato Stefano Lojacono, difensore del 64enne originario di Castelfranco Veneto, trasferito giovanissimo a Brescia e partito nella prima metà degli anni ’90 in Russia, ha chiesto e ottenuto l’esame di una quarantina di persone, la stragrande maggioranza delle quali russe.

L’obiettivo è quello di dimostrare che Cirillo non solo abbia fatto affari in Russia, ma in Russia abbia proprio stabilito il centro dei suoi interessi, anche di quelli sentimentali, legittimando così il versamento delle imposte a favore del fisco russo. Risulta che, oltre a quella a Brescia, l’architetto di Putin, a Mosca, abbia avuto altre due famiglie. Nel 2014 è diventato papà di una bambina avuta con una donna russa che frequentava da anni e che da anni non frequenta più. Nel 2021 ha invece avuto un maschietto da un’altra signora, attuale compagna.

Centro di interessi

Oltre a persone in grado di testimoniare sulla sua vita privata, sempre se la complicata situazione diplomatica nella quale versano Italia e Russia lo consentirà, l’avvocato Stefano Lojacono ha ottenuto che siano sentiti designer, architetti, ingegneri ed arredatori russi che hanno lavorato al fianco di Cirillo in questi decenni e che hanno contribuito alla sua fortuna imprenditoriale. Oltre alla villa sul Mar Nero di Gelendzhik, che Alexey Navalny, il grande oppositore di Putin, disse fu commissionata dallo «zar» a Cirillo e pagata con fondi pubblici, l’architetto è il progettista cui era stata affidata la realizzazione della nuova Duma, il parlamento russo. Il progetto, che sarebbe costato 5 miliardi di dollari, rimase solo sulla carta.

Di carte, progetti e plastici, la difesa ne ha prodotti in quantità per dimostrare la pluridecennale attività russa dell’imprenditore diventato cittadino russo nel 2014 per volere dello stesso Putin. Anni di lavoro che hanno consentito a Cirillo di accumulare ricchezze smisurate. Sia in termini di liquidità, che immobiliare. Nel corso delle indagini, ritenendo che guadagnasse in Russia, ma vivesse in Italia senza versare nelle casse dell’Erario le tasse sui redditi, gli uomini della Gdf coordinati dal pm Erica Battaglia hanno eseguito due sequestri da 141 e 33 milioni di euro. Il primo è stato pressoché azzerato dal tribunale della Libertà. Il secondo revocato dallo stesso Tribunale che lo sta processando.

Tra i beni sequestrati e ora dissequestrati, oltre alla villa di Roncadelle nella quale vive la moglie e nella quale sono custodite 199 opere d’arte di valore assoluto, tre le quali sei di Botero, una di Picasso, una di Chagall, una di Cezanne, cinque di De Chirico, sedici di Fontana, tre di Kandinsky, due di Mirò, e moltissime di numerosi altri, c’erano anche il palazzo in città che ospita Coin all’angolo tra corso Magenta e via San Martino della Battaglia, quello occupato da Unicredit in corso Palestro e l’edificio di Salò dove ha sede la filiale dell’Agenzia delle Entrate che gli paga l’affitto dal 2014. Tutti beni dissequestrati destinati a tornare presto nella sua disponibilità. 

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