Al femminile

Un generale, un comico e il diritto di cittadinanza

«La differenza fra amore e disamore verso quei valori che ci identificano come italiani è la stessa che intercorre fra essere viventi invece che vivi. Forse»
Acceso il tema sulla cittadinanza
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Non volendo finire fustigata mi premunisco con la frase latina «relata refero». Riporto la dichiarazione del generale Roberto Vannacci sul diritto di cittadinanza che a suo parere non dovrebbe essere regalata bensì «data a chi è disposto a difendere con la vita il sacro suolo».
Il sardonico Luca Bizzarri – noto comico presentatore delle Iene in Tv – ha replicato su YouTube informando il «generalissimo» della probabilità di dover togliere «dieci, venti milioni di cittadinanze perché i giovani italiani, e anche quelli della sua età, col cavolo che difenderebbero il sacro suolo con la vita!».

Potenza dei social e della libertà di espressione, sotto la bandiera di Google anche le affermazioni screanzate trovano diritto di cittadinanza. Parole stonate se si pensa che sono passati solo 79 anni da quel settembre 1945 in cui finiva la guerra e il suolo italiano era sacro, cosparso di macerie e di morti.

Le madie erano vuote e i colli delle camicie venivano rivoltati. Eppure gli italiani hanno saputo coagulare i lutti e il loro futuro intorno al concetto di Patria (e di Matria) per il quale avevano sofferto e combattuto. Il senso di italianità adesso sembra riemergere solo negli stadi o nelle competizioni sportive, raramente durante le festività nazionali.

Secondo lo ius sanguinis la cittadinanza si acquisisce per discendenza ma già ai tempi dell’Impero si otteneva per merito quando si aveva ben servito Roma o anche per aver macinato grano per un certo numero di anni. È importante trasmettere ai giovani i valori insiti di questa appartenenza, ricevuta per nascita o per il rispetto delle regole. Soprattutto in questo momento in cui a poca distanza dalle nostre case tanti altri giovani muoiono per difendere la loro identità nazionale.

Bisogna amarla la nostra Italia, poiché «il modo in cui chiami le cose è il modo in cui finisci per viverle». (M. Murgia). Già oltre vent’anni fa Oriana Fallaci ha scritto: «La Patria non è un’opinione. O una bandiera e basta. La Patria è un vincolo fatto da tanti vincoli che stanno nella nostra carne e nella nostra anima, nella nostra memoria genetica. È un legame che non si può estirpare come un pelo inopportuno».

La differenza fra amore e disamore verso quei valori che ci identificano come italiani è la stessa che intercorre fra essere viventi invece che vivi. Forse.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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