Al femminile

Tutti gli uomini hanno due vite

Da sempre la gente si comporta come se dovesse vivere in eterno: nessuno pensa di essere simile ai personaggi della danza macabra dipinta nel 1485 sulla facciata dell’Oratorio dei Disciplini di Clusone
Augusta Amolini

Augusta Amolini

Commentatrice

La danza macabra a Clusone
La danza macabra a Clusone

Non fa bene guardare i vecchi documentari. Non si dovrebbero neppure sfogliare riviste come «The National Geographic» o libri sulla geografia poiché le immagini aprono crepacci di malinconia su molte realtà che non esistono più. Si assottiglia il numero dei fortunati che hanno camminato sulla lingua di un ghiacciaio alpino o navigato su laghi dove le barche in secca sono un monumento funebre al cambiamento climatico.

Il futuro simulato dall’Intelligenza artificiale, elaborato sugli effetti del riscaldamento globale, sull’incuria e l’inquinamento non è affatto rassicurante. Il nostro presente è disseminato di scarti tecnologici, di cumuli di vestiti a basso costo e di macerie che si lasciano dietro le guerre e una natura sempre più matrigna, crudele e insensibile al dolore degli uomini.

Osservando le rovine ancora fumanti dobbiamo ammettere che i disastri sono dovuti in parte alla predisposizione degli uomini a distruggere ciò che amano. Già nelle fondamenta di ogni costruzione fatta di mattoni o da idee si nasconde un bug, l’insetto che nel linguaggio informatico è la causa dell’anomalia che manda in tilt il sistema. Il verme che hanno dentro gli uomini invece si manifesta attraverso il desiderio di veder cadere come castelli di carte quanto appare distante dal loro modo di pensare. Come di fronte al bello cercano il difetto sul muro levigato notano solo la piccola crepa.

Con il tempo ogni progetto invecchia e subisce degli scossoni, a volte alcune ideologie crollano ma ogni testa tagliata viene subito rimpiazzata.

Da sempre la gente si comporta come se dovesse vivere in eterno. Nessuno pensa davvero di essere del tutto simile ai personaggi della danza macabra dipinta nel 1485 sulla facciata dell’Oratorio dei Disciplini di Clusone. Nell’affresco il trionfo della morte è rappresentato da scheletri che camminano a braccetto con i vivi i quali, quasi ignorando di essere solo di passaggio, accumulano cose inutili.

Le storie degli uomini sono del tutto sovrapponibili le une alle altre, sono fatte da un miscuglio di giornate irrilevanti e da pochi attimi di felicità attorcigliati intorno alla sofferenza.

È sempre stato inutile offrire doni alla morte, nessuna moneta può comprare il tempo. Quando si capisce che « abbiamo due vite e la seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una», quello è il momento in cui si comincia a costruire e si smette finalmente di distruggere.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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