Al femminile

Storie di cloro e di cerchi chiusi

Dentro uno spogliatoio si riproducono dinamiche di gruppo ben note: entrarci è difficile, restarci ancora di più
Una piscina
Una piscina
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Dopo le feste, Marta è tornata in piscina e, a dirla tutta, non moriva dalla voglia di farlo. Si sente attraversare da un leggero disagio quando ripensa che si era iscritta a settembre al corso di acquagym e solo a metà dicembre una tizia le abbia finalmente rivolto la parola.

Stava organizzando una «pizzata» per gli auguri e l’acquisto di un presente per l’istruttore. Era andata dritta al punto: «Ci sta anche lei per il regalo?». Marta aveva acconsentito con un laconico «va bene». In realtà non sentiva alcun desiderio di andare a cena con quel gruppetto di amiche affiatate che non la consideravano neppure di pezza. Le aveva sentite discutere sulla scelta del ristorante e sul genere di oggetto più adatto, ma nessuna l’aveva mai coinvolta né interpellata. Solo alla fine, sempre la stessa, le si era avvicinata, mani sui fianchi, protesa quasi a ostentare il seno, coppa C, rifatto, ed aveva esordito: «Lei partecipa alla cena?». Continuando a svestirsi, Marta aveva risposto solo «no, non vengo».

Era evidente che l’interlocutrice cercasse soltanto di rientrare della spesa anticipata; tuttavia, forse presa da uno straccio di scrupolo, le aveva rivolto un invito di circostanza che appariva come una costatazione amichevole dopo un tamponamento. Ecco perché suonava inaspettata la sua considerazione: «Non partecipa perché non si sente integrata nel gruppo?»

Marta aveva liberato un sintetico «si». Poi aveva taciuto, non avendo granché da dire, dopo mesi in cui molte le erano passate davanti salutando genericamente e a fasi alterne. Alla fine, ci si abitua anche alla noia mortale di condividere la vasca con donne chiuse in cerchi ristretti, che ignorano ostinatamente chi non ne fa parte. Si supera la monotonia di ascoltare i resoconti dei fine settimana trascorsi alle QC Terme, così come la barbosa competizione dei racconti di viaggio in Paesi esotici, di quante credono di rendersi intriganti, riferendo questioni personali come se fossero argomenti di interesse nazionale.

Insomma, anche dentro uno spogliatoio umido che odora di gomma e di cloro si riproducono dinamiche di gruppo ben note: entrarci è difficile, restarci ancora di più.

Così capita che persino in piscina serva un salvagente, non per restare a galla, ma per non annegare nell’esclusione. Salvo poi essere ripescati quando c’è da dividere il conto per una bottiglia o un panettone.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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