Al femminile

Stendiamo un velo pietoso

Dalla vicenda Sangiuliano-Bocca, simile ad una piece teatrale, escono male le donne
Augusta Amolini

Augusta Amolini

Commentatrice

L'ex ministro Sangiuliano e Maria Rosaria Boccia - Fermi immagine Rai e La7 © www.giornaledibrescia.it
L'ex ministro Sangiuliano e Maria Rosaria Boccia - Fermi immagine Rai e La7 © www.giornaledibrescia.it

Nella metà dell’800 Alessandro Dumas (padre) ha scritto: «Cherchez la femme». In tre parole ha imbastito il tessuto di credenze che danno consistenza alla fola della disonestà femminile. Però la frase risulta appropriata al tormentone estivo che ha compromesso l’ex ministro e la sua ex collaboratrice, arricchito ogni giorno da aneddoti imbarazzanti per i quali, insieme alle cariche, sono cadute le braccia a tanti.

È dell’altro giorno la nuova performance della più famosa Maria Rosaria della Campania la quale, con l’aria di chi si sente al centro dell’interesse collettivo con voce garrula canta «Sincerità» di Arisa, dedicandola «a tutte le persone di cultura». Sorride maliziosa sulle parole: «Per te che sei l’unico complice» e «relazione stabile», lasciando trasparire un messaggio non certo subliminale per la persona a cui è indirizzato.

La vicenda per certi aspetti ricorda «Georgetown», il film basato su una storia vera interpretato da uno straordinario Christoph Waltz. Nelle vesti di Ulrich Mott, ambizioso impostore dotato di grande fascino e senza alcun titolo, che millantando un ruolo diplomatico riesce a inserirsi negli ambienti chiusi della politica americana. L’analogia è nella dimostrazione evidente che, facendo leva su alcune persone per avvicinarne altre, si può essere creduti anche in un mondo blindato e conquistare zone di potere.

In questa sfibrante esposizione di faccende semi-private, l’unica persona per cui si prova istintivamente alleanza è la moglie, per aver steso un velo di pietoso silenzio. Oggi ciò di cui si sente la mancanza è «il bel tacer», ancor più apprezzabile sarebbe quello della «femme» cercata e trovata che insiste sul fatto che «tutti abbiamo segreti da svelare».

Da questa pagina, simile ad una piece teatrale, ne escono male le donne. Il discapito cade per inerzia anche su quante studiano e lavorano con serietà, sconfortate solo al pensiero di poter essere accomunate in base alla tonalità di biondo o allo stacco di coscia.

Quando ci si scaglia come sassi contro case di vetro capita a chi rompe di dover pagare, ma in casi come questo non restano neppure i cocci. Dopo un primo momento in cui si viene cercati da tutti si passa nella fase buia del dimenticatoio. Questa signora, come già altre in passato, ci andrà senza rimpianti lasciandosi dietro un forte odore di ipocrisia.

Quarantun anni però sono pochi per smettere di lavorare. Un altro Santo che possa fidarsi della sua discrezione non sarà facile da trovare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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