Al femminile

La magia della imperfezione

La Residenza Tonini Boninsegna di Brescia propone un panettone solidale pensato per far conoscere e sostenere una realtà silenziosa
Augusta Amolini

Augusta Amolini

Commentatrice

Un panettone artigianale
Un panettone artigianale

Non tutte le ciambelle escono col buco, e neppure i panettoni sono sempre perfetti.

Durante la preparazione può succedere che l’impasto non lieviti in modo uniforme e alcuni dolci risultino un po’ bruttini. Sono quelli che, una volta confezionati in sacchetti di cellophane, finiscono sugli scaffali dei supermercati e vengono scelti da chi cerca di far quadrare il bilancio senza rinunciare alla qualità. Quest’anno, però, i panettoni con qualche piccola imperfezione sono stati nobilitati da un’idea dal forte valore simbolico nata alla Residenza Tonini Boninsegna di Brescia.

La Residenza (Rsd), fondata dal dottor Girolamo Tonini, noto come «il medico dei poveri», e da Gianni Boninsegna, sindaco di Brescia dall’agosto 1990 al luglio 1991, è oggi gestita da una cooperativa. È una casa di comunità destinata ad accogliere ragazzi lombardi con disabilità intellettive moderate, gravi e profonde che persegue la promozione umana attraverso la cura, l’educazione e i servizi socioassistenziali. Per la prima volta propone un panettone solidale pensato per far conoscere e sostenere una realtà silenziosa. Lo presenta in un packaging elegante, accompagnato da una frase che ne interpreta il significato dignitoso e profondo: «Questo panettone può sembrare imperfetto nella forma, ma è meraviglioso dentro. Proprio come ogni persona, se impari a guardare oltre le apparenze».

Il biglietto raffigura un gruppo di persone racchiuse in una pallina dell’albero di Natale. I loro visi sorridenti invitano a guardare con occhi diversi questi ragazzi-adulti, capaci di conservare lo stupore e la sensibilità dei bambini. Sono persone fragili, bisognose di tutto, fortemente ancorate ai propri affetti familiari e costrette dal destino a una quotidianità segnata dal limite.

In cambio di un dolce natalizio imperfetto, la cui bontà è garantita al 100%, è possibile dare una mano e aprirsi al concetto che «l’uomo non è un’isola» e nessuno basta a sé stesso. Questa iniziativa sobria e rispettosa, che aggiunge colore alle tante sfumature della normalità, invita a guardare oltre la forma e a condividere un frammento di vita con chi ogni giorno la affronta combattendo contro le proprie fragilità. Senza bisogno di parole, quel panettone «bruttino» arriva dritto al cuore.

Commuove con la forza della compassione, ricordandoci che la genetica talvolta assegna destini difficili, ma non intacca la dignità e il valore di ogni singola persona. E soprattutto... sono proprio le diversità a dare sapore al mondo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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