Al femminile

La banalità degli uomini di essere cattivi

Il film «La zona di interesse» fa pensare alla mano intenzionalmente inconsapevole di quanti compiono o giustificano atti di violenza estrema contro i loro simili
Il filo spinato attorno al campo di concentramento
Il filo spinato attorno al campo di concentramento
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Mi infilo il cappotto al buio mentre le luci in sala restano ostinatamente spente. Le grida della colonna sonora mi inquietano, non vedo l’ora di uscire dal cinema per liberarmi dalla sensazione che Hannah Arendt ha spiegato in sole quattro parole: «La banalità del male».

Un male cupo che si coglie a poco a poco, dal momento che è nascosto nei festosi pic-nic e nelle nuotate nel fiume, camuffato dentro la quieta normalità della famiglia Hösse che abita la confortevole casa a ridosso del campo di Auschwitz.
La moglie del comandante, appagata dalla sua vita piccolo-borghese, ignora volutamente l’orrore che si consuma oltre il muro che separa i suoi tè con le amiche e la fornita dispensa. Si appropria degli oggetti di lusso femminili e ripone con indifferenza la sua morale nella toeletta da trucco, insieme al rossetto trovato nella tasca di una pelliccia di visone requisita. È orgogliosa del suo giardino e dell’orto. Mostra con orgoglio alla madre i cavoli rapa, la vite e il roseto che nasconde insieme alla sua negazione il campo di sterminio.
Gli ebrei non si vedono mai. Si intuisce la loro presenza dalle urla, dal fumo e dal costante rumore di sottofondo dei forni crematori al quale anche gli spettatori si abituano. L’insolita prospettiva da cui viene osservata la quotidianità di una famiglia «ariana» perfetta è fatalmente comparata alla disumanità.

Il film «La zona di interesse» fa pensare alla mano intenzionalmente inconsapevole di quanti compiono o giustificano atti di violenza estrema contro i loro simili.
All’uscita si sente il bisogno di parlarne e si viene assaliti dalle immagini cruente di ogni giorno, dove troppe persone inermi sono sacrificate sull’altare degli interessi economici o delle ideologie.

Anche nella settimana Santa continuano a deflagrare le bombe che causano deserto e desolazione. Per chi è distante la morte finisce per trasformarsi in un’abitudine e le sirene che annunciano il «gemito» dei droni o l’arrivo dei razzi producono un interesse breve come la notizia del telegiornale.

Duemila anni fa un Uomo si è ribellato pacificamente ed è morto per insegnare agli uomini ad amarsi, liberandoli dalla rabbia che si portano dentro. La Pasqua ripete ogni anno questa lezione morale. Ognuno ha la responsabilità di lanciare un granello di attenzione che aiuti a riempire il buco nero della noncuranza, se vogliamo vederne il fondo.

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