Il cibo della mente sul dorso della mula

Dentro un cassetto della memoria c’è ancora mio fratello mentre giochiamo alle «Capitali», io gli domando quella del Venezuela e lui risponde senza esitazione: «Caracas». Questo paese famoso per la sua biodiversità a nord dell’America Latina me l’ha fatto tornare in mente il sociologo Ignazio Pollini, originario di Salò, che vive dal 1987 in quel territorio di aspra bellezza.
Attualmente attraversato da una profonda crisi umanitaria complessa aggravata dalla svalutazione del Bolivar che ha indotto 9 milioni di persone (su 36) verso una disperata emigrazione.
Ignazio, partito a 23 anni come missionario laico per conto della Diocesi di Brescia nel Servizio Volontario Internazionale, avrebbe dovuto fermarsi tre anni invece è rimasto, si è costruito una famiglia e una vita inaspettata.
Al momento segue l’area educativa di un’Ong europea con programmi umanitari rivolti ai giovani delle comunità rurali di alta montagna. Mi racconta della incredibile esperienza di «Bibliomulas», un progetto sviluppato a Merida nella zona di frontiera con la Colombia.
Con l’aiuto della mula Canela, che trasporta sul dorso una bisaccia piena di libri, ogni settimana gli operatori visitano otto villaggi. Si tratta di piccoli agglomerati di case raggiungibili solo attraverso una mulattiera, abitati da dignitosi contadini perlopiù analfabeti che coltivano patate, cipolle e poco altro. A 2600 metri di altitudine è difficile anche vangare.
Sulla cordigliera andina la vita dei campesinos è faticosa, isolati dalle distanze e dalle loro tradizioni. Per circa la metà dei bambini questa promozione alla lettura rappresenta l’unica finestra aperta sul mondo. Abituati come i loro genitori fin da piccoli a lavorare nei campi si accoccolano sui calcagni per sfogliare con meraviglia i libri, li chiedono in prestito e li rendono come si fa con una vera biblioteca.
In un video mi mostra l’accoglienza festosa al loro arrivo e guardandolo ho l’impressione di sentire Gabriel's Oboe, composta da Ennio Morricone per il film «Mission», nelle cui note aleggia lo spirito struggente della natura.
Mi racconta poi del progetto «Femminizzando i diritti umani» in favore delle donne. Anche qui sono sempre loro le più colpite dalle violazioni, discriminate nell’accesso allo studio e sottopagate nel lavoro. Tante ragazzine bruciano l’adolescenza e diventano mamme precocemente. Spesso conoscono la violenza domestica e l’abbandono senza sostegno per i figli.
A volte il nutrimento della mente arriva in groppa ad una mula. La cultura però non è come il pane, si può mangiarne senza avere fame.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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