Al femminile

Alberto Manzi e il programma «Non è mai troppo tardi»

Il suo nome non si deve associare solo al ruolo di maestro: le sue lezioni trasmesse in televisione si trasformarono in uno strumento di emancipazione per tutta l’Italia
Una foto di archivio di Alberto Manzi nel programma «Non è mai troppo tardi»
Una foto di archivio di Alberto Manzi nel programma «Non è mai troppo tardi»
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Chi associa subito il nome di Alberto Manzi al ruolo di maestro è sicuramente un Boomer. Infatti la sua attività più conosciuta si colloca dal 1960, periodo in cui parecchi italiani vivevano ancora in case senza l’acqua corrente e con i servizi igienici in comune. È stato in quel recente «medioevo» seguito al dopoguerra che la Rai cominciò a trasmettere le sue lezioni nel tardo pomeriggio dal lunedì al venerdì. La figura del maestro Manzi divenne presto familiare in quella specie di miracolo rappresentato dalla televisione. La Scuola via etere si trasformò in uno strumento di emancipazione per l’Italia proiettata nel boom economico della ricostruzione, dove permanevano ampie sacche di analfabetismo.

Fu attraverso un corso di istruzione popolare rivolto agli adulti che il Ministero della Pubblica Istruzione e la Rai avviarono un sostanziale cambiamento culturale. Un’opportunità dichiarata già dal titolo del programma: «Non è mai troppo tardi». Per la prima volta dall’inizio delle trasmissioni del 1954 in uno studio televisivo veniva insegnata la lingua italiana. Il maestro utilizzava un linguaggio semplice mentre con un carboncino tracciava vocali e consonanti sopra dei grandi fogli. Gli studenti seguivano le lezioni nelle rare osterie provviste di televisori.

Perlopiù si trattava di persone che avevano cominciato a lavorare da bambini senza mai varcare la soglia di una Scuola Elementare. Seguendo questo progetto, finalmente, potevano leggere e firmare documenti non più con una croce. Con bella grafia e disegni esplicativi Alberto Manzi ha insegnato a leggere e a scrivere a oltre un milione di italiani. Il garbo che ci metteva si può ancora rivedere su YouTube, mentre corregge un uomo anziano e lo tranquillizza dicendo che è capitato anche a lui di sbagliare. Guardando le sue mani da contadino si rivolge alla platea oltre il teleschermo dicendo: «Avete visto le sue mani? Non sono mani da scrittore», lasciando chiaramente intuire un duro lavoro manuale.

«Fa quello che può, quello che non può non fa». Questo fu il suo commento anche negli anni successivi, quando contestò di dover esprimere dei giudizi sugli allievi. Si parla poco della sua opera educativa, benché l’idea di stimolare nei ragazzi il pensiero critico continui a essere attuale. Le Scuole questo fine settimana chiuderanno, invece la capacità di imparare per diventare dei cittadini consapevoli è una attitudine che non va mai in vacanza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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