Chi associa subito il nome di Alberto Manzi al ruolo di maestro è sicuramente un Boomer. Infatti la sua attività più conosciuta si colloca dal 1960, periodo in cui parecchi italiani vivevano ancora in case senza l’acqua corrente e con i servizi igienici in comune. È stato in quel recente «medioevo» seguito al dopoguerra che la Rai cominciò a trasmettere le sue lezioni nel tardo pomeriggio dal lunedì al venerdì. La figura del maestro Manzi divenne presto familiare in quella specie di miracolo rappresentato dalla televisione. La Scuola via etere si trasformò in uno strumento di emancipazione per l’Italia proiettata nel boom economico della ricostruzione, dove permanevano ampie sacche di analfabetismo.
Fu attraverso un corso di istruzione popolare rivolto agli adulti che il Ministero della Pubblica Istruzione e la Rai avviarono un sostanziale cambiamento culturale. Un’opportunità dichiarata già dal titolo del programma: «Non è mai troppo tardi». Per la prima volta dall’inizio delle trasmissioni del 1954 in uno studio televisivo veniva insegnata la lingua italiana. Il maestro utilizzava un linguaggio semplice mentre con un carboncino tracciava vocali e consonanti sopra dei grandi fogli. Gli studenti seguivano le lezioni nelle rare osterie provviste di televisori.




