Una tragedia immane, simbolica, che scosse l’Italia intera. Ciò che per il mondo intero fu il Titanic, per la nostra nazione è stato l’affondamento dell’Andrea Doria.
Il «modernissimo transatlantico» colò a picco dopo dodici ore di agonia, al largo della costa di New York, dopo esser stato speronato da un piroscafo svedese. Oltre cinquanta le vittime, mentre si salvarono due donne della Val Sabbia, Rosangela Freddi in Abatti, di Casto, e Zelinda Zanaglio, di Pertica Bassa, la prima per raggiungere il marito, la seconda per stabilirsi con una sorella.

Di quell’incidente, a parte la memoria, ora rimane poco o nulla, considerato che il relitto non è mai stato recuperato e «giace posato sulla murata di dritta a una profondità di 75 metri, in condizioni di conservazione non molto buone». Nel corso degli anni infatti sommozzatori non autorizzati hanno fatto razzia dei materiali di pregio. C’è da sottolineare il fatto che quello fu anche l’ultimo grande affondamento di un transatlantico, grazie ai progressi della tecnologia e l’avvento degli aerei.



