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Quando la sala studio non va in vacanza

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In sala studio atmosfera concentrata e possibilità di socializzazione
Ore: 06:00 | mercoledì, 28 dicembre 2011

Durante le vacanze natalizie l'impresa più dura per lo studente universitario è trovare una sala lettura aperta. Come ormai tradizione, nella settimana tra Natale e Capodanno le facoltà e le biblioteche serrano i battenti (tutte le strutture della Statale riaprono lunedì prossimo) e così a colui che deve preparare gli esami della sessione di gennaio non resta che trovare qualche posto altrove.

Quest'anno un luogo dove poter leggere e ripetere tra Santo Stefano e l'Ultimo dell'anno, è il Centro universitario diocesano di via della Rocca, che questa settimana (dalle 8.30 alle 18.30) resterà aperto «per offrire la possibilità di continuare a studiare ai tanti universitari fuori sede che si fermano in città per preparare gli appelli ormai prossimi», spiega il responsabile del Cud don Raffaele Maiolini.

Oltre che offrire un posto per lo studio, il Cud propone agli universitari un Ultimo dell'anno davvero particolare: fare qualche ora di volontariato durante la Marcia della pace. «Gli organizzatori - racconta don Raffaele - hanno chiesto agli universitari di collaborare dalle 16 alle 22 nella zona di via San Faustino e di piazza Loggia. Tutti gli interessati possono pertanto contattare il Cud allo 030.3751047».
Don Raffaele Maiolini è alla guida della Pastorale universitaria diocesana dallo scorso settembre.

«In questo primo periodo - osserva -, parlando con gli studenti, i docenti e il personale tecnico-amministrativo ho compreso che l'universitario esprime il desiderio di andare oltre la sua specializzazione e di voler approfondire anche tematiche culturali più generali che non sono affrontate nei programmi di studio. Ho compreso poi che da parte di tutto l'ambiente, c'è una forte attenzione all'umanità della persona, sebbene nella routine quotidiana ciò non emerga».

Nei primi tre mesi di lavoro, don Raffaele ha avuto modo di entrare in contatto anche con le associazioni studentesche e le residenze universitarie. Due realtà davvero molto variegate.

«Le associazioni sono tante, tutte desiderose di approfondire temi di ampio respiro che il curriculum accademico non contempla. Mi è piaciuto il dialogo con tutti i convitti, non solo con quelli di ispirazione cristiana. Sono dei luoghi dove la presenza costante degli studenti aiuta a portare avanti iniziative di lungo respiro. Ho avuto poi modo di colloquiare con i gruppi ecclesiali presenti in università: devo dire che sono molto attivi al proprio interno, ma tra i diversi gruppi ci sono poche relazioni».

Gli studenti entrano in contatto con la Pastorale universitaria nei momenti belli, ma anche «nelle situazioni difficili, quali la bocciatura a un esame, la perdita della borsa di studio, la morte di un familiare o di un amico: è in questi momenti che l'universitario cerca qualcuno con cui parlare e fa emergere il suo bisogno di spiritualità».
Tutte le mattine alle 8 per gli universitari viene celebrata la Messa nella Cappella del Cedisu. «All'inizio la partecipazione era scarsa, poi pian pianino i numeri stanno crescendo. Si tratta sempre di percentuali molto basse rispetto all'intera popolazione studentesca, ma devo dire che qualcosa si sta muovendo».

Passare dall'oratorio alla facoltà ha significato per don Raffaele un mutamento di scenario, ma anche uno stimolo per migliorare. «A livello personale l'ambiente universitario è una grande scuola di vita. A volte mi sento portato dalle situazioni e per andare avanti mi devo adeguare alle tante realtà. Il tutto è comunque molto stimolante».

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