La disputa, forse, sta tutta lì, nella dicotomia tra «sesso» e «genere» approfondita dai «gender studies» di matrice statunitense, i cosiddetti «studi di genere» di fatto ripresi dal progetto «Itis in rosa» coordinato dalla professoressa Mariateresa Tosi per favorire la presenza femminile negli istituti tecnici industriali e, di conseguenza, nelle carriere tecnico-scientifiche. E che ha visto sabato scorso nell'aula magna dell'Itis il dibattito «Legalità e diritti al femminile» con la partecipazione di quasi 300 studenti, di cui circa 80 «in rosa».
Eppure, pur in minoranza rispetto ai colleghi - ma strettamente in linea con i flussi demografici - le studentesse «raggiungono risultati migliori in termini di profitto - interviene il dirigente scolastico provinciale Maria Rosa Raimondi - e non per questioni d'intelligenza, quanto di perseveranza e precisione»; ciò nondimeno le donne, una volta lavoratrici, «si scontrano con fenomeni discriminatori», rileva la consigliera provinciale di parità Anna Maria Gandolfi, «specie al rientro dalla maternità, per esempio demansionamenti».
Già, perché poi - il discorso è valido in generale, ma vieppiù al rientro dal congedo obbligatorio - bisogna anche riuscire a conciliare i tempi, tanto che il Comune di Brescia ha nominato un assessore a tal proposito: «Si tratta di un lavoro di sincronizzazione - interviene Claudia Taurisano, titolare della delega - fra orari scolastici, organizzazione del territorio e dei trasporti e strutture aziendali» al fine di abbattere le difficoltà in capo alle famiglie.
Difficoltà che si possono trasformare in necessità di fronteggiare «la competizione, non già nei confronti dei colleghi, ma tout court», aggiunge Paola Vilardi, assessore comunale a Urbanistica, Ambiente ed Edilizia, o nel cercare di risolvere le disomogeneità «fra gli stipendi a parità di incarico - precisa Giovanna Mantelli, segretario Ust Cisl - inferiori del 20-30% per le lavoratrici».
Ci sono poi i casi drammatici: di violenza, domestica e non, fisica e psicologica, quando non entrambe; di sfruttamento, di molestie, le situazioni di disagio di qualsiasi tipo.
Quelli di cui si occupa l'associazione Casa delle Donne onlus, impegnata nello scardinamento «della cultura che porta alla violenza di genere» spiega la presidente Piera Stretti, che invita pure a considerare come il codice del diritto di famiglia italiano «sia stato riformato nel 1975, quindi in anni contemporanei, un elemento di cui tenere conto guardando ai comportamenti di altre etnie che non hanno ancora raggiunto una codificazione normativa in tal senso».
Incentivare la presenza delle ragazze nell'istruzione tecnico scientifica, infine, equivale al contempo a sostenerne la presenza «all'interno delle imprese - concludono Paola Artioli e Maddalena Nocivelli per Aib - osservatori della parità di opportunità, valore imprescindibile per creare condizione di equità del mercato e concorrenza leale».



