Scuola

Finalmente libera

Sono in carcere, e finalmente sono libera!
Suona strada questa affermazione ma se si leggesse il rovescio della medaglia verrebbe compresa.
Conducevo una vita fuori dagli schemi quotidiani … colui che decide di condurre un tale stile di vita sa benissimo che viene oppresso da mille impegni rischiosi che comportano ansie e agitazioni, responsabilità e serietà allo stesso tempo. Andare, venire, tornare e fare sempre i conti con qualcuno.

Ti alzi la mattina e già devi rispondere alla dipendenza fisica. Per tutto il giorno sei accompagnato
dal suone del cellulare, gente che ti chiama, che ti cerca. Essere sempre reperibile per gli altri e mai per te stessa!
Nonostante tutto ci si sente liberi, liberi di vivere senza regole prestabilite.
Mi hanno arrestata! O mi sono fatta arrestare? Devo ancora capirlo!
Dopo dodici anni di questo “lavoro”, uno dovrebbe essere anche abile e furbo ma evidentemente avevo bisogno di liberarmene, di cercare un luogo che mi proteggesse e liberasse.
Anche quando non ci si droga, si è comunque prigionieri di un sistema, bisogna preoccuparsi di tutta una serie di responsabilità pur sempre serie e ansiose: la casa, la famiglia, il lavoro, le bollette da pagare … e anche in questo contesto devi sempre fare i conti con qualcuno!
Anche qui, dove mi trovo ora, devo pur sempre rispondere delle mie azioni con qualcuno, ma allo stesso tempo non devo correre a destra e a manca, dormo sonni tranquilli, non devo guardarmi alle spalle, non ho orari, telefoni che suonano e non devo mentire ai miei genitori. Sono libera anche di essere sincera con loro. Ogni giorno mi posso ritagliare un momento per me, penso a me stessa, godo dei piccoli attimi e relazioni più profondamente con le persone che mi circondano.

Apro la mente al futuro e a nuove aspettative, cosa che non ho mai fatto prima. Non ricordo più neanche l'ultima volta che mi sono sentita “libera”.
Ora sono in prigione, fuori ero prigioniera di me stessa, della mia stessa scelta di vita. E' vero: ho ferro e cemento che mi dividono dal mondo, non so più com'è fatta un'auto, un cane; non so più cosa vuol dire andare al bar a bere un caffè, fare la spesa piuttosto che guidare. Le cose di tutti i giorni non solo non le ricordo, ma sono ormai estranee e inavvicinabili. Allo stesso tempo ho
imparato l'importanza di un sorriso, di una stretta di mano, di un grazie e di un buongiorno dato.
Chissà se domani, finito tutto ciò, darò ancoralo stesso valore a queste cose! Ci sono persone che si confortano con la fede, facendo magari pellegrinaggi spirituali, meditano o si estraniano dal mondo che le circonda, tutto per capire chi sono e cosa vogliono dalla propria vita.

A me è bastato far danno per essere rinchiusa in quattro mura e ritrovare me stessa … l'avessi fatto prima! Magari avrei evitato le sbarre!
Ogni persona vive la propria vita a seconda della prigione che più le si addice : ognuno ha le proprie prigioni e ogni prigione ha la propria umanità.
Per sapere quale sia bisogna semplicemente fare un viaggio in se stessi, conoscersi ed amarsi fino in fondo. In questo modo si evita anche il carcere!
Sara Grossi – Itg Tartaglia (Brescia) - Classe III
 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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