Scuola

Al figlio che verrà

Mia creatura, in questo periodo vedo tutto buio davanti ai miei occhi, quindi non mi è facile descrivere tutto ciò che avviene intorno a me e ciò che penso.
In un tale momento di riflessione, devo dire che nel corso degli anni il carcere sta subendo delle trasformazioni, è difficile dire se in meglio o in peggio, ma sono più propenso a credere che le cose vadano sempre peggio.

Se, andando a ritroso nel tempo, la galera era solo un luogo di sofferenza, di torture dove la vita umana non valeva niente, e vi venivano rinchiusi solo ladri, banditi e tagliagole, che talvolta finivano di scontare la loro pena con la perdita della loro vita, oggi invece gli “istituti penitenziari”, così vengono chiamati dalle nostre istituzioni, sembrano diventati una sorta di ospedale dove vengono curati i mali della società, tuttavia i nostri medici non hanno ancora trovato la terapia giusta per poterla guarire.
Ti chiederai figliolo perché dico ciò, semplice: so di avere sbagliato commettendo dei reati punibili dalla legge e, come me, molte altre persone, ma sono sempre qui!
Forse ora cercherò di farti capire il perché delle mie scelte : quando ero giovane e spensierato amavo guadagnare “soldi facili” per potermi permettere di spendere come mi pareva, anche se devo aggiungere che allo stesso tempo ho sempre lavorato onestamente, si può dire che mi ero costruito una sorta di doppia vita.

Un bel giorno è arrivato il conto da pagare con la giustizia. Non mi voglio soffermare sulle mie vicende giudiziarie che già conosci poiché, invece di una lettera, dovrei scriverti un libro.
Ciò che voglio farti capire è che quando ci si trova in certe situazioni come la mia, si è imprigionati in un circolo vizioso dal quale poi è difficile uscire.
I guai, le delusioni, gli incidenti di percorso non finiscono mai di accatastarsi in un'inestricabile ragnatela, essa ti tiene prigioniero e ti è difficile, se non quasi impossibile, liberati … ma prima o poi arriverà quel giorno! Perciò figlio mio dovrai pensare bene a quello che ne vorrai fare della tua vita!
Sono trascorsi ormai 13 lunghissimi anni dalla terza volta che sono stato portato in carcere e questa pena, o meglio, questa tortura sembra non finire mai.
Se in questo tutto tempo avessi avuto un solo attimo per respirare un po' di libertà, sicuramente avrei messo al mondo una creatura chiamata figlio, a lei avrei potuto raccontare e scrivere tante storie, migliori di questa … o forse no!
Di una cosa sono certo : più passano gli anni e più la luce della libertà in fondo al tunnel si allontana, ogni volta che sto per arrivare al capolinea essa mi sfugge dalle mani e mi aspetta più avanti nel tempo.
Massimo Adobati – Itg Tartaglia (Brescia) – Classe I
 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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