Perché il brano «You can leave your hat on» di Joe Cocker è diventato il pezzo icona del film «9 settimane e mezzo»?
E ancora, cosa ci spinge a giudicare esteticamente piacevole un ritratto, oppure un mobile? Ci aspetteremmo di ottenere una risposta a questo da un docente di estetica o da un artista, invece - inaspettatamente - troviamo una soluzione alla Facoltà di Ingegneria.
In un luogo che l'immaginario collettivo coniuga con la razionalità e la tecnica applicata alla concretezza, Riccardo Metraglia, dottorando di Meccanica applicata dell'Ateneo bresciano, ha sviluppato la «Teoria delle simmetrie interrotte». Una regola universale, applicabile dell'effimero in ogni sua forma (immagini, oggetti, musica, ma anche a molti altri campi, tutti da esplorare), che vede in un equilibrio delle geometrie, rotto da una discontinuità, la chiave di lettura per risolvere l'enigma.
La possibilità di scegliere
Quando si ha la possibilità di scegliere tra più oggetti con la stessa valenza funzionale e prezzo simile, si preferisce quello che il nostro gusto soggettivo considera esteticamente più gradevole.
La scelta però, oltre che da una soggettività, è dettata da una componente oggettiva e la teoria di Riccardo Metraglia cerca di fornire un modello interpretativo per comprendere quali sono le note distintive che rendono un'immagine, un suono o una forma, universalmente belli.
Secondo Metraglia la componente universale del «bello» è data da una ripetizione di moduli simmetrici, seguiti da una interruzione della ripetizione, come il neo sul volto di Marilyn Monroe.
Dallo spartito alla tavola
Così troveremo accattivante la ripetizione ordinata di una sequenza di oggetti, ad esempio dei cucchiai, se l'ordine di posate identiche - equidistanti in una fila - sarà interrotto da un cucchiaio capovolto. Ricorderemo invece un motivo musicale se una ripetizione di battute uguali verrà seguita da una con qualche nota diversa.
Riccardo Metraglia si è chiesto perché ciò che viene oggettivamente considerato bello, lo sia al di la delle mode, dell'epoca o delle tradizioni culturali, prevaricando anche le barriere legate alle conoscenze acquisite. Come mai il piacere estetico accomuna i bambini e i premi Nobel? «Il senso del bello ha qualcosa di ancestrale, che risiede nell'istinto dell'uomo - dice Riccardo -. Per motivi che supponiamo legati alle strategie di sopravvivenza, oltre che per esigenze di carattere emotivo, le persone tendono a voler oscillare tra ciò che le rassicura (la simmetria) e ciò che le stimola (la sua interruzione). Quando si trova rassicurazione si cerca qualcosa di stimolante, mentre quando ci si sente stimolati si cerca rassicurazione».
In quest'ottica l'immagine di un muro uniforme di mattoni appare monotona e non dà nessuna sensazione di «bello», ma se inseriamo nella sequenza ripetuta un elemento di discontinuità che interrompe la simmetria, l'immagine apparirà molto più gradevole. Così come una foto che ritrae un gruppo di persone vestite di nero sarà più piacevole alla vista, se tra gli abiti scuri scorgeremo una persona vestita di rosa.
«L'elemento di interruzione deve essere diverso, ma in relazione con gli altri» puntualizza Riccardo, che in due anni di lavoro in collaborazione con Valerio Villa, docente del gruppo di Disegno Tecnico Industriale della Facoltà di ingegneria, ha sviluppato una teoria.
I tre assiomi principali
La teoria è stata implementata tanto che oggi si articola in tre assiomi, cinque postulati e cinque teoremi (una versione dettagliata - con il nome precedente di «simmetrie infrante» - al sito: www.ing.unibs.it/~riccardo.metraglia/Docu menti/Teoria_delle_Simmetrie_Infrante.pdf). Procedendo con il metodo sperimentale, proprio delle discipline scientifiche, i due ricercatori sono passati dalla teoria alla pratica, e hanno analizzato una serie di casi concreti.
L'e-commerce accattivante
Nel sito e-commerce di un'azienda specializzata in prodotti per la casa, i due ricercatori hanno analizzato oggetti presenti nella stessa pagina del sito, dotati di funzionalità simile, e valutato quale fosse teoricamente il più accattivante per il pubblico, e quindi il più venduto.
«Nella maggior parte dei casi abbiamo fatto centro - dicono - e spesso il più venduto, giudicato quindi più bello, non è neanche il meno caro».
Il lavoro di verifica della teoria ha coinvolto anche collaborazioni con scuole superiori. «Ci siamo occupati di hair fashion con i ragazzi e i docenti di una scuola per parrucchieri - dicono -. Abbiamo verificato insieme che le fotografie pubblicate per pubblicizzare un'acconciatura, e quindi giudicate le migliori da chi le ha scattate, rispettano anch'esse (forse inconsciamente) i criteri inseriti nella teoria: se la pettinatura è simmetrica, la posizione della modella o un gioco di luci ed ombre, aggiungono un'asimmetria al ritratto».
Maria Cristina Ricossa
La simmetria interrotta che regola il senso del bello
A Brescia si studia il «teorema» universale applicabile all'effimero in ogni sua forma.

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