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Come ti amplifico la liuteria

I puristi inorridiscono, i rocker gongolano. È la storia di sempre: stravolgere i canoni di tradizioni consolidate provoca divisioni tra apocalittici e integrati. C'è chi dice, per esempio, che la lingua debba continuare a rispettare le regole dei nostri avi e chi ammette invece il fiorire di «k» in luogo di «ch» e condizionali al posto di congiuntivi. E c'è chi, assunti i dettami di Stradivari e Guarneri del Gesù, si è chiesto come poterli inserire in un line-up affatto rock. E ci è riuscito, con l'aggiunta di un semplice pick-up (ma in questo caso è più corretto parlare di strumenti amplificati) o attraverso la realizzazione di strumenti elettrici ad hoc. Di amplificazione dei violini si ha notizia almeno dagli anni Venti: il jazz e bluesman Stuff Smith fu tra i primi ad amplificare i suoi violini con un pick-up. L'americana Electro Stringed Instrument Corporation (oggi Rickenbacker), e poi National Valco e Vega tentarono di avviare la produzione già negli anni Trenta e Quaranta, seguite da Fender nel decennio successivo; in realtà, per una produzione su larga scala bisogna attendere gli anni '80-'90. Attualmente tutti i marchi più noti - Yamaha, Stagg o Harley Benton - distribuiscono strumenti ad arco elettrici. Parallelamente, si sono sviluppati laboratori di liuteria specializzati nella realizzazione degli stessi, frontiera in cui gli Stati Uniti primeggiano: negli Usa, infatti, fioriscono scuole dedicate a violinisti elettrici e risultano molto più diffusi i violini a cinque o addirittura sei corde (per ridurre al minimo i movimenti della mano sinistra nel corso delle evoluzioni rock) che possono peraltro essere accordati (o scordati) a proprio piacimento.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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