Brescia e Hinterland

Tifoso in coma: chiesti otto anni per i poliziotti

A gennaio la sentenza per le lesioni a Paolo Scaroni, tifoso del Brescia: i fatti risalgono al settembre 2005

Mentre fuori tifoserie di tutta Italia e parte d'Europa, alcune delle quali storicamente divise dalla fede calcistica come Verona e Atalanta, aspettano il verdetto, in aula il processo agli otto poliziotti della Celere di Bologna, accusati di aver portato all'invalidità totale il tifoso bresciano Paolo Scaroni, compie un avvicinamento significativo alla sentenza.

Per le botte volate all'indirizzo del 35enne bresciano, che rimase in coma per diverse settimane e al risveglio non ha più trovato la vita che ha lasciato sui binari di Porta Nuova a Verona, il pm della Procura scaligera Beatrice Zanotti ha chiesto al Tribunale di condannare gli otto imputati fino a otto anni di reclusione.
Il presidente ha aggiornato l'udienza al prossimo 18 gennaio. In quell'occasione dovrebbe chiudersi con la sentenza il processo che ormai dura da troppi anni.
I fatti per i quali si è espresso il sostituto procuratore Zanotti risalgono al settembre del 2005. Domenica 24 va in onda il derby di B tra le rondinelle e l'Hellas.
I 1000 tifosi del Brescia arrivati al Bentegodi sono sui binari della stazione scaligera, di ritorno a casa. Tra questi c'è anche Paolo Scaroni, allora 27enne. Il giovane ha abbandonato la comitiva per recuperare uno spuntino. Quando sbuca dal sottopasso, per lui è l'inferno. Finisce al centro dei colpi tirati da un gruppo di celerini. Botte violentissime alle quali seguirà il coma e, una volta dopo il risveglio, l'invalidità al 100%.

Oggi Paolo Scaroni, parla e cammina con difficoltà. Ma non ha mancato un'udienza del processo che lo vede parte civile, al fianco del suo avvocato Sandro Mainardi.
Venerdì ha potuto sentire i ricordi degli imputati. Prima della requisitoria del pm, i poliziotti individuati dall'accusa come i responsabili di quel violentissimo pestaggio, hanno risposto alle domande dei giudici.
Dopo qualche preventivabile «non ricordo» ora attendono il verdetto, rimandato per anni, anche per l'incedere farraginoso della giustizia, che ha faticato, e non poco, per portare quei fatti a processo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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