Il dovere della memoria e della giustizia
Piazza Loggia: il dovere della memoria e la responsabilità della speranza. «Forse scrivere è proprio questo... Non registrare i fatti del passato ma far succedere le cose del futuro». Rubo questo pensiero di Paul Auster per iniziare questa mia riflessione in ricordo della Strage di Piazza Loggia. Rievocare quel momento è rivivere ancora oggi quanto è avvenuto 38 anni fa, quando una bomba ha ucciso otto persone e ne ha ferite più di cento. Non un ricordo rituale, retorico, inserito in un contesto cerimoniale di un anniversario ineludibile per Brescia. Al contrario una memoria che vuol rappresentare, in modo chiaro ed evidente, la conferma della volontà di un'intera città di mantenere viva la storia di una tragedia non casuale, di una lacerazione non occasionale nel tessuto civile della nostra comunità.
Piazza Loggia continua ad essere ancora oggi estremamente attuale perché i suoi morti sono ancora qui, sono qui con noi e con noi aspettano. Aspettano che ci sia finalmente giustizia per loro, per i loro familiari, per l'intera città e per tutte quelle donne e quegli uomini che cercano, chiedono, esigono giustizia su una delle pagine più tristi del nostro Paese. Giustizia e non vendetta, una giustizia che porta alla guarigione.
La sentenza di Appello - pronunciata non più tardi di un mese fa - con la quale sono invece assolti tutti gli imputati, fa emerge ancora una volta la fotografia del fallimento del sistema giudiziario del nostro Paese; un sistema, uno Stato, che non riesce a liberarsi dalle paludi del passato. Ed è in questo vuoto che la strage di Piazza Loggia continua ad essere una ferita aperta sulla città, una ferita che continua a suscitare angoscia e sgomento oltre che un senso profondo di rabbia, di collera, di indignazione, proprio perché continua ad essere senza risposta l'ansia di verità e di giustizia. Una verità della quale conosciamo la responsabilità politica ed ideologica, quella dell'estremismo della destra eversiva e di quella parte degli apparati di uno Stato che agivano per distruggere la democrazia in nome di un ordinamento politico illiberale ed antidemocratico, una responsabilità che ha insanguinato il nostro Paese negli anni '70. Ecco allora che la verità giuridica oltre che storica e politica, è indispensabile corollario per poter riaffermare a pieno titolo quei valori di libertà, di tolleranza e di democrazia. Valori inalienabili per poter vivere compiutamente il senso dello Stato e quello della comunità. Per fare questo e per dare ancora un significato a questo appuntamento bisogna superare e trasformare il ricordo, in memoria.
Il ricordo è la fotografia di quanto è successo, il ricordo si fissa dentro una cornice ed è fermo, statico, senza vita, senza speranza. La memoria è invece il rapporto permanente che esiste tra passato e presente, è quel filo che unisce, che tiene vivo quello che è stato e quello che c'è. Ed è proprio attraverso la memoria che la Strage di Piazza Loggia è ancora dopo tanti anni patrimonio della città e delle diverse generazioni. Ed è per questo che accanto a parole commemorative è altrettanto importante dare spazio anche al silenzio, alla riflessione, alla rilettura di quel momento, degli anni che lo seguirono, dell'attualità nella quale siamo chiamati a vivere il nostro impegno civile. Un silenzio che è l'esatto contrario dell'oblio, piuttosto un silenzio nel quale e attraverso il quale la generazione che ha vissuto quel giorno possa raccontare ancora oggi ai giovani i motivi della scelta per la quale si era in piazza, in quella Piazza, perché le nuove generazioni trovino le ragioni per riamare ancora l'impegno politico e civile. Memoria e speranza.
Oscar Turati
Rezzato
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