Se è vero, come è vero, che il cibo italiano rappresenta per il Belpaese uno dei migliori biglietti da visita nel mondo, sono altrettanto innegabili, per le piccole e medie imprese dell'agroalimentare, le difficoltà di penetrazione nei mercati esteri.
Nasce da questa osservazione il progetto «Capriccio» lanciato da Tipico Italiano, società di Bassano Bresciano (gruppo Litamedia), e presentato ieri in città, nella sede del Csmt, con l'organizzazione del Consorzio Brescia Export guidato da Lamberto Castellotti.
Tipico Italiano ha già aperto due store (uno a Budapest, in Ungheria, e uno a Vilnius, in Lituania) per promuovere e vendere prodotti agroalimentari made in Italy. Nei centri della società bresciana, che vengono aperti sotto l'insegna «Capriccio», è possibile degustare le eccellenze italiane (c'è spazio infatti per un piccolo ristorante e un'enoteca) e fare acquisti. I cittadini ungheresi possono già degustare i prodotti di 120 aziende italiane, distribuiti su una superficie di 500 metri quadrati.
In una seconda fase, i negozi «Capriccio» si occuperanno anche di catering e cercheranno di penetrare nella grande distribuzione. Tipico Italiano compra i prodotti italiani dalle imprese con cui stringe accordi commerciali e li rivende nei punti vendita «Capriccio», valorizzando i marchi delle aziende produttrici.
Prima della fine dell'anno, come ha spiegato ieri Luigi Cadonici, responsabile del progetto, saranno aperti gli store di Varsavia, Lugano e Berlino. I programmi del 2012 prevedono un ulteriore salto di qualità, con le aperture di Barcellona, Londra, Praga, Kiev, Mosca, Shanghai, New York e San Francisco. L'obiettivo dichiarato è quello di raggiungere in pochi anni la soglia delle cento vetrine del food tricolore. I negozi saranno aperti in franchising oppure attraverso accordi di partnership che Tipico Italiano sta stringendo con imprenditori locali.
Brescia è stata la prima tappa di un road show che l'azienda di Bassano ha programmato per promuovere il progetto nei centri di eccellenza dell'agroalimentare italiano. Martedì prossimo tocca a Parma (dove peraltro la società ha il proprio centro logistico); seguiranno Milano, Torino, Bari, Catanzaro e Palermo.
«La nostra azienda - ha detto Cadonici agli imprenditori presenti ieri pomeriggio al Csmt - offre anche una soluzione di etichettatura che consente di identificare la provenienza dei prodotti, in modo da combattere quelle imitazioni che nuocciono gravemente al made in Italy». E il progetto «Capriccio» persegue anche con un obiettivo promozionale: gli angoli degustazione sono nati proprio per far conoscere nel mondo l'elevata qualità del food italiano, scoraggiando nei fatti la concorrenza sleale.
Tipico Italiano srl è una società bresciana controllata da imprenditori di differenti province: Renato Alberti (30%), Paolo Ugo Bertolini (30%), Andrea Bacchetti (10%) e Mauro Morini (10%); il restante 20% è nelle mani del Caseificio Voglia di Latte di Bisceglie (Bari).
Guido Lombardi
Cento vetrine per il cibo made in Italy
L'azienda bresciana Tipico Italiano lancia in giro per il mondo la catena di negozi col marchio «Capriccio».

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