CREMONA
Benvenuti a Vegetalia settima edizione, rassegna «inventata» dall'allora assessore all'Agricoltura lombarda, Viviana Beccalossi, e via via cresciuta (ma su questo diremo) sino ad essere diventata uno dei maggiori appuntamenti nazionali del suo genere: un salone in grado di presentare le novità che anno dopo anno, e a ritmo sempre più frequente, l'industria e la tecnologia progettano e realizzano per cavare energia dalla terra. Il granturco, ad esempio, può anche essere non solo mangime animale, ma anche alimentare - grazie al gambo - una centrale di calore; la paglia del frumento (o del riso o dell'avena) può esserlo altrettanto. Si possono coltivare pioppi per l'industria cartaria, ma si possono coltivare anche per essere poi trasformati in cippato (ovvero spezzettato in schegge) che, bruciato, dà calore. I liquami degli allevamenti suini possono essere sparsi sui campi, ma se prima ed opportunamente trattati, li si mette in vasche adeguate e fatti «fermentare» danno biogas. Più classico il caso del fotovoltaico: qui funziona come sul tetto di una villetta, ma con la differenza che i tetti delle cascine sono di dimensioni ben più ampie e quindi diventano spazi golosi per l'installazione.
Tocca agli ex fricchettoni
Questa è Vegetalia: è l'industria che cerca di immaginare che cosa si può «cavare» dalla terra in tema di energia, di energia rinnovabile. Anche qui, come ormai in quasi tutti i settori delle cosiddette energie alternative, l'epoca dei «fricchettoni» è archiviata. Scienza, tecnologia, industria, politica e contadini è da anni che si misurano attorno a questi temi. Loro - i contadini - e un po' tutti visto che entro 10 anni (nel 2020) il 20% circa dell'energia che si consuma in Europa dovrà essere prodotto con fonti rinnovabili: solare, eolico, biomasse etc. È un bell'impegno e un gran bel business, capace - e qui sta un rischio - di stravolgere l'agricoltura.
La biomassa non è materia prima
Anche di questo si è parlato a Cremona arrivando ad un primo punto fermo: un protocollo d'intesa fra Legambiente e l'Anci, l'associazione dei Comuni italiani. Qual è il rischio? Quello di considerare le biomasse alla stregua del petrolio, ovvero una commodity. Se passasse quest'idea, potrebbe significare che si stravolgano paesaggi, economie e rotazioni in funzione solo della miglior opportunità calorica, della massima quantità al minor prezzo con il rischio che - a questo punto - si arrivi ad importare materia prima senza alcuna ricaduta positiva per il sistema agricolo nazionale.
Perché questo è il presupposto: che le biomasse agricole siano una integrazione per le nostre aziende e i nostri territori. Ne discendono alcune osservazioni che sono una sorta di promemoria per la politica. Anzitutto un apprezzamento: Dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente: «È apprezzabile l'impegno che si sta trasferendo su questo settore, in particolare quello manifestato dal Governo che intende premiare le biomasse provenienti da "filiere corte"», ovvero con produzioni bruciabili legate al territorio e comunque entro un raggio di 70 chilometri. Quel che non va - dice sempre il presidente di Legambiente - è che si vorrebbe estendere l'accordo (e gli incentivi) non più alle sole filiere corte ma anche ad "accordi di filiera". E qui c'è il rischio che si arrivi ad importare biomasse dall'estero» col rischio già evocato prima: che si trasformino gli agricoltori in «elettricisti» tout court.
Gianni Bonfadini
g.bonfadini@giornaledibrescia.it
L'energia verde dà la scossa
Le novità da Cremona alla fiera Vegetalia, rassegna dell'agro-energia. Un settore che ormai è una «industria». Rischi ed opportunità per l'agricoltura. Serve una politica più mirata.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...
I più letti
Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...


