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L'INTERVISTA

Wu Ming 1 in viaggio nell'epica moderna della Val di Susa


Tempo Libero
22 dic 2016, 11:43

«Questo è il mio libro più ambizioso, non c’è dubbio. Per arrivare a scriverlo ho dovuto fare, come autore, un percorso lungo tanto quello del movimento No Tav».

Non serve mica il calcestruzzo per fare una grande opera. Usando le parole, la ricerca, il ragionamento, Wu Ming 1 ne ha realizzata una destinata a superare i confini del tempo attuale per fissarsi come punto fermo per tutti coloro che intendono affrontare l’Alta velocità in Italia. 

Si intitola «Un viaggio che non promettiamo breve - Venticinque anni di lotte No Tav» (Einaudi, 21 euro) e per leggerla ci vuole tempo, considerate le sue 664 pagine, oltre che attenzione, per via delle molteplici storie e figure e luoghi e voci che si intrecciano. Tale dedizione verrà ripagata da una scrittura in cui Wu Ming 1, l’autore, mette tutto se stesso, con una prosa potente, ramificata, ponderata eppure istintiva, quell’istinto che soltanto la conoscenza approfondita di un argomento può dare. 

Ci ha messo tre anni e mezzo per dare alla luce questo libro, arrivato già alla prima ristampa a poco più di un mese dall’uscita, vivendo il movimento No Tav della Val di Susa, incontrandone i protagonisti, consultando documenti, intervistando tecnici, leggendo altri libri sul tema. «Soltanto sbobinando le testimonianze - racconta Wu Ming 1 - ero arrivato a un milione e mezzo di battute. A un certo punto non sapevo nemmeno come affrontare tutto quel materiale, poi ho pensato di scrivere il libro come un mio excursus su ciò che ho fatto in questi anni di lavoro. L’ho scritto a puntate, inviando i capitoli di volta in volta a una sorta di comitato di lettori. Questo metodo mi ha aiutato a trovare il ritmo». 

Nel Paese del «tanto ormai», in cui «prima si compiono i disastri, poi arriva il Gabibbo o ci si fa una puntata di Report», Wu Ming 1 vuole ribadire che il Tav è da fermare. Lo fa smascherandone i falsi presupposti - tecnici, economici, di politica dei trasporti, amministrativi - e dando dignità epica e letteraria, anche se non romanzata, a una comunità che dal 1991 a oggi ha cercato di disinnescare l’ineluttabilità dell’Alta velocità in valle. 

«Sono arrivato in Val di Susa chiedendomi perché proprio qui si fosse sviluppato un movimento così solido, che non si è scomposto nonostante l’arroganza e il rancore che c’è dall’altra parte - racconta Wu Ming 1 -. È un movimento che ha sempre mantenuto una certa grazia, anche nei momenti più duri». L’autore non si dà limiti: la geografia del luogo, l’aria che si respira, le cime, le piante, il passato (e il presente) operaio, le lotte partigiane, ogni tassello concorre a raccontare il movimento. 

«Ho fatto la storia del presente in un genere che gli anglosassoni definirebbero "creative non fiction". Volevo un libro che non invecchiasse, che fissasse il periodo dei primi venticinque anni di lotta No Tav e che restasse aperto verso il futuro».

Nel volume Wu Ming 1 si interroga anche sulla propria scrittura, sulla direzione da prendere nel lavoro, in particolare su passaggi particolarmente complessi come la morte di Sole e Baleno. Riesce a tematizzare il proprio essere autore e, quando deve decidere come rappresentare il Tav, sceglie di trasfigurarlo in una Entità che può ricordare Cthulhu di Lovecraft. Lo stesso Lovecraft interviene tra le pagine, sollecitato dallo scrittore sulle soluzioni narrative da adottare. Vi può bastare? 

E poi, c’è la sfida finale: «Esiste un tecnico informato, competente e disinteressato che abbia definito utile la Torino-Lione e il Tav in generale? Se sì venga avanti, perché non ho ancora trovato nessuno».

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