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Valtrompia e Lumezzane
<![CDATA[Valtrompia e Lumezzane]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/valtrompia-e-lumezzane-1.3000403 Fri, 30 Sep 2022 17:18:23 +0000 <![CDATA[Processo Bozzoli, la sentenza: il nipote Giacomo condannato all'ergastolo]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/processo-bozzoli-la-sentenza-il-nipote-giacomo-condannato-all-ergastolo-1.3781898 1.3781898 Fri, 30 Sep 2022 17:18:23 +0000 Ergastolo. Si è chiuso così il processo a carico di Giacomo Bozzoli, a quasi sette anni dalla scomparsa nel nulla dello zio Mario Bozzoli dalla fonderia di Marcheno, l'8 ottobre 2015. Lo ha deciso la Corte d'Assise di Brescia, presieduta dal giudice Roberto Spanò, dopo una camera di consiglio iniziata giovedì 29 settembre nel primo pomeriggio e che si è conclusa il giorno dopo.

Disposta anche la trasmissione degli atti in Procura per la posizione di Oscar Maggi, con l'accusa di concorso in omicidio e distruzione di cadavere, e del senegalese Awkasi Aboagye (detto Abu) per favoreggiamento personale, oltre che del fratello dell'imputato Alex Bozzoli, per falsa testimonianza.

L'accusa, rappresentata dai pubblici ministeri Silvio Bonfigli e Marco Martani, nell'udienza del 28 settembre aveva chiesto la condanna all'ergastolo. «Siamo certi che il corpo di Mario sia stato distrutto nel forno della fonderia» avevano spiegato nella lunga requisitoria. La difesa, invece, aveva chiesto l'assoluzione nell'udienza del 29 settembre: «Si è chiesto l'ergastolo contro una persona incensurata che ha trascorso sette anni infernali e in assoluta mancanza di prove. Chiedo di assolverlo e di porre fine ad una sofferenza lunga sette anni che non fa onore alla giustizia italiana» aveva detto l'avvocato Luigi Frattini.

EMBED [Le dichiarazioni dopo la sentenza dell'avvocato Vanni, difensore delle parti civili]

Ora si attendono le motivazioni della sentenza che saranno depositate entro 90 giorni.

La vicenda, dall'inizio

Il giallo di Marcheno inizia la sera dell’8 ottobre 2015, quando dalla sua fonderia di via Gitti scompare nel nulla l’imprenditore Mario Bozzoli, 50 anni. L’allarme scatta alla fine del suo turno di lavoro, quando la moglie Irene Zubani - ultima persona a sentirlo al telefono alle 19.15 - si insospettisce per il suo mancato rientro a casa e allerta le forze dell’ordine. Da quel momento, di lui nessuna traccia.

EMBED [Dall'archivio GdB]Un mistero che dà il via a indagini complesse e lunghe, complicate dalla morte di Giuseppe Ghirardini, l’addetto ai forni che svanisce sei giorni dopo il suo datore di lavoro e che viene trovato cadavere a Case di Viso con un’esca al cianuro nello stomaco. L'inchiesta è stata in salita fin dall’inizio. Il primo magistrato titolare dell’inchiesta, Alberto Rossi, muore per un malore il primo gennaio 2017 e chi subentra, Mauro Leo Tenaglia, arriva a un passo dall’archiviare tutto. È a quel punto che l’allora procuratore generale avoca a sé le indagini e l’ipotesi del forno lascia spazio ad un'altra ricostruzione. Cioè quella che sostiene che il corpo dell'imprenditore sia stato portato fuori dall'azienda, chiuso in un sacco per le scorie.

EMBED [Mario Bozzoli all’interno della sua fonderia a Marcheno da dove è sparito l’otto ottobre 2015]

«Non c’è stato un minimo elemento in tre anni e mezzo di indagine che possa aver fatto ipotizzare la presenza in vita di Mario Bozzoli, che è stato ucciso» aveva commentato al momento della chiusura l’allora procuratore generale di Brescia, Pierluigi Maria Dell’Osso. Accusato dell’omicidio e della distruzione del cadavere è il nipote di Mario, Giacomo Bozzoli, dipendente della fonderia che per metà era di suo padre Adelio e per metà dello zio scomparso.

Il processo: le 21 udienze

Il processo davanti alla Corte d’Assise di Brescia (qui trovate la sintesi di tutte le udienze) è cominciato il 14 gennaio 2021, oltre cinque anni dopo la scomparsa dell’imprenditore, e la sentenza è arrivata 624 giorni dopo, venerdì 30 settembre 2022.

Nelle 21 udienze, si sono susseguite decine di testimoni e consulenti. Al centro dei dibattimento fin da subito c'è stata la finestra temporale in cui sarebbe avvenuto l'omicidio, ma anche le telecamere nella fonderia, oltre alle testimonianze chiave della moglie della vittima, Irene Zubani, del fratello Adelio Bozzolidegli operai Akwasi Aboagye (detto Abu) e Oscar Maggi e della ex fidanzata di Giacomo, Jessica Gambarini.

EMBED [La sintesi del processo]Il 9 dicembre in aula si tiene l'esame dell'imputato: la deposizione di Giacomo Bozzoli, che oggi ha 37 anni, dura tre ore, senza pause. Sulla scomparsa dello zio dice: «Sono i carabinieri a dire che sono innocente. Dal contapassi del telefono è emerso infatti che ho fatto 352 passi dalle 19.18 alle 19.32 quando dicono che avrei ucciso lo zio. Abu fin dall’inizio ha detto di aver visto mio zio alle 19.30, avevamo gli orologi digitali sulle ruspe e lui lo ha sempre sostenuto. Io quella sera in fonderia non ho mai incrociato mio zio, mi dite come ho fatto ad ucciderlo?».

EMBED [Messi a fuoco: Processo Bozzoli, parla il nipote Giacomo]

La questione del forno

EMBED [I precedenti sul forno]Testimone in aula è stata anche l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che ha spiegato passo dopo passo due anni di lavoro, portati avanti con una squadra di 16 esperti. La sua conclusione è netta: «Nel forno non è stato trovato nessun elemento riconducibile a un organismo umano». Un tema, quello del forno, che non si può considerare esaurito e che torna nel corso del dibattimento più e più volte, fino a indurre il giudice Roberto Spanò a disporre una nuova perizia, curata dal medico Camillla Tettamanti, che conferma la possiblità che il forno della fonderia potrebbe aver inghiottito un corpo.

Si rende necessario così un esperimento giudiziario in scala con la carcassa di un maiale (l'animale biologicamente più simile all'uomo), che va in scena il 27 aprile 2022 nella fonderia Gonzini di Provaglio d'Iseo. Quel giorno, il forno non esplode.

EMBED [Caso Bozzoli, tutto pronto per l'esperimento del maiale nel forno a Provaglio]

A giugno, Tettamanti sostiene in aula che «per arrivare alla distruzione completa del cadavere nel forno ci sarebbero volute poche ore». Dopo un anno e mezzo di processo durante il quale l’accusa aveva portato avanti l’ipotesi che Mario Bozzoli fosse stato ucciso all’interno della sua fonderia di Marcheno dal nipote Giacomo Bozzoli, e poi portato fuori dall’azienda dallo stesso nipote sulla sua auto e abbandonato, in aula il pm Silvio Bonfigli modifica il capo d'imputazione aggiungendo l’alternativa: ovvero la possibilità che Mario Bozzoli sia stato ucciso dentro il forno, vale a dire l’ipotesi iniziale.

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<![CDATA[Processo Bozzoli, le ore prima del verdetto: accusa contro difesa, ecco le differenze]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/processo-bozzoli-le-ore-prima-del-verdetto-accusa-contro-difesa-ecco-le-differenze-1.3781619 1.3781619 Fri, 30 Sep 2022 07:02:00 +0000 Dopo la sospensione notturna, stamattina è ripresa la camera di consiglio che dovrà decidere la sentenza nei confronti di Giacomo Bozzoli a quasi sette anni dalla scomparsa di Mario Bozzoli.  Ieri sera alle 20.03 i giudici della Corte d'Assise, a bordo di un furgoncino dei carabinieri, hanno lasciato il tribunale e sono rimasti in una stessa struttura tutti insieme per la notte.

EMBED [Il furgone dei carabinieri con a bordo i giudici della Corte d'Assise]

Tra accusa e difesa nel corso della discussione del processo durata, su due giorni, quasi dieci ore, è stato un attacco reciproco. Ecco le differenze maggiori. 

La richiesta ai giudici

Accusa: «Per noi Mario Bozzoli è stato ucciso oltre ogni ragionevole dubbio dal nipote Giacomo Bozzoli nel forno della fonderia. Va condannato all'ergastolo».

Difesa: «Si è chiesto l'ergastolo contro una persona incensurata che ha trascorso sette anni infernali e in assoluta mancanza di prove, come cercherò di dimostrarvi. Chiedo di assolverlo e di porre fine ad una sofferenza lunga sette anni che non fa onore alla giustizia italiana».

L'ipotesi allontanamento volontario di Mario Bozzoli

EMBED [Leggi anche]Accusa: «La prova che abbiamo è di tipo logico. E il procedimento è quello di esclusione di un allontanamento di Mario Bozzoli dalla fonderia. Le tre uscite dalla fonderia erano tutte presidiate da telecamera. Nel momento in cui si perdono le tracce di Mario Bozzoli, dalle 19.13 orario dell'ultima chiamata con la moglie Irene alle 23.35 quando iniziano le ricerche, non risultano uscite di Mario Bozzoli. La sua auto era dove era stata parcheggiata, i suoi vestiti erano nello spogliatoio. Mai Mario avrebbe abbandonato la moglie e i figli». 

Difesa: «Mario doveva invece uscire dall'azienda per incontrare qualcuno, probabilmente una donna». Idea suggerita fra le altre cose da una dichiarazione di Oscar Maggi, secondo cui «Mario era un separato in casa. Non è questa la tesi principale della difesa, ma emerge una lacuna totale delle indagini sui rapporti extra lavoro di Mario Bozzoli».

L'ipotesi di Mario ucciso nel forno

EMBED [I precedenti sul forno]Accusa: «Giacomo Bozzoli è lui stesso che si colloca in zona forni quando spariscono le tracce di Mario. Racconta di essere salito alle 19.10 in ufficio e poi sceso verso le 19.16. C'è un buco negli spostamenti di Giacomo: ricompare alle 19.24 quando prova a chiamare la compagna Antonella Colossi, con cui riesce a parlare alle 19.30. Ripreso dalle telecamere, esce alle 19.33 e rientra alle 19.43, per poi uscire definitivamente alle 19.55. È l'unico tra i presenti di cui si perdono le tracce nei momenti cruciali in cui sparisce anche Mario Bozzoli. L'unico che manca all'appello, pertanto, è Giacomo. Tutti i falsi testimoni di questo processo hanno cercato di allontanare Mario dalla zona forni al momento della fumata».

EMBED [L'avvocato Luigi Frattini, difensore di Giacomo Bozzoli]

Difesa: «Se il corpo fosse stato introdotto nella parte superiore del forno e se poi fossero introdotti rottami il forno sarebbe scoppiato. Diversi consulenti anche dell'accusa e della Corte d'Assiste hanno concluso per l'assenza di tracce biologiche di Mario Bozzoli nel forno, nel nastro trasportatore che conduce al suo ingresso, nell'impianto di aspirazione e anche nelle 700 tonnellate di scorie analizzate. Non è certo che il corpo sia finito nel forno, anzi è certo che non sia stato così. E' anche evidente che i rottami siano stati introdotti nel forno e che la fumata quindi non sia stata causata dall'introduzione di un corpo nel forno».

Dove era Mario al momento della fumata anomala?

Accusa: «L'ultima persona credibile che lo ha visto dirigersi verso la zona forno è Cassé. Questo avviene alle 19.14. Maggi e Ghirardini dicono di averlo visto prima della fumata con la felpa sulle spalle mentre va verso il magazzino rottami. Alex, per la prima volta davanti alla Corte, sostiene invece di averlo visto verso le 19.19 mentre si dirige con il muletto verso il magazzino di ottone. Bontacchio è stato sempre preciso e mai dice di aver visto Mario sul muletto. Abu invece sostiene di averlo visto nella zona dello spogliatoio intorno alle 19.30. La fumata anomala è il momento in cui viene ucciso e il forno è la sua tomba».

Difesa: «Alle 19.19 il muletto di Mario usciva dal magazzino dei pani, ripreso dalla cam1. Il volto non si vede, ma non c'è nessun altro che in quel momento guidava il muletto. Questa è la prova positiva che ben dopo quella fumata anomala Mario Bozzoli stava uscendo dal magazzino. Sia Bontacchio che Alex Bozzoli hanno inoltre dichiarato di aver visto varie volte Mario entrare e uscire dal magazzino dei pani. Qualunque cosa sia successo a Mario Bozzoli non può quindi essere addebitata a Giacomo. Mario Bozzoli guidava il muletto e questa è la prova che era in vita dopo la fumata anomala».

I soldi trovati in casa a Giuseppe Ghirardini

EMBED [Il pubblico ministero Silvio Bonfigli]

Accusa: «In casa di Ghirardini vengono ritrovati 4.400 euro, una somma incompatibile con la sua situazione economica; il 10 ottobre 2015 Ghirardini fa una spesa che sembra un escamotage per liberarsi di queste banconote: spende in un supermercato di Brescia 29 euro utilizzando una banconota da 500 euro. Un modo evidente di sbarazzarsi di alcuni dei soldi ricevuti. Era prezzolato e gli sono stati consegnati quei soldi. Dietro compenso aveva il compito di distruggere il corpo di Mario Bozzoli».

Difesa: «Né i pubblici ministeri né i difensori della parte civile hanno ricordato che sulle banconote da 4.400 euro ritrovate in casa di Ghirardini i Ris hanno accertato l'assenza di impronte digitali di Giacomo e Adelio Bozzoli e di qualsiasi persona dipendente della Bozzoli srl. Dai rilievi è però stato escluso Mario».

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<![CDATA[Processo Bozzoli, la difesa: «Giacomo da assolvere, non ci sono prove»]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/processo-bozzoli-la-difesa-giacomo-da-assolvere-non-ci-sono-prove-1.3781210 1.3781210 Thu, 29 Sep 2022 11:06:04 +0000 La difesa ha chiesto l’assoluzione di Giacomo Bozzoli. «Non ci sono prove che accusano Giacomo, ma solo prove a suo favore che escludono categoricamente che abbia potuto aggredire lo zio o farlo aggredire da altri» ha detto l’avvocato Luigi Frattini in conclusione della sua arringa durata due ore e mezza.

«Vi chiedo di porre fine a questa tristissima vicenda che non fa onore alla giustizia italiana e a quella bresciana - ha concluso il difensore davanti alla Corte d’Assiste -. Vi chiedo pertanto di assolvere l’imputato o perché il fatto non sussiste o perché Giacomo non ha commesso nessuno dei fatti contestati e di porre fine alla sofferenza del povero Giacomo e della sua famiglia». 

La mattinata

Il processo Bozzoli è tornato in aula stamattina per l’arringa dei difensori dell’unico imputato Giacomo Bozzoli, accusato dell’omicidio dello zio Mario e della distruzione del cadavere dell’imprenditore scomparso nel nulla l’8 ottobre 2015. 

Ieri davanti alla Corte d’Assise di Brescia i pubblici ministeri Silvio Bonfigli e Marco Martana hanno chiesto l’ergastolo per Giacomo Bozzoli. «Siamo certi che il corpo di Mario sia stato distrutto nel forno della fonderia» ha spiegato l’accusa nella lunga requisitoria. 

EMBED [Leggi anche]Oggi è stato il turno della difesa. La sentenza potrebbe arrivare nella giornata di domani con la Corte d’assise presieduta da Roberto Spanò che entrerà in camera di consiglio dopo le repliche di accusa e difesa.

Secondo il capo d’imputazione, Giacomo Bozzoli è a processo «per avere distrutto o comunque soppresso il cadavere di Bozzoli Mario adagiandolo, anche avvalendosi della collaborazione di terze persone, sulla superficie di un bagno di metallo fuso nel forno grande della fonderia Bozzoli srl sino a ottenerne la carbonizzazione e l’incenerimento, ovvero trasportandolo fuori dallo stabilimento della Bozzoli srl e facendone perdere definitivamente le tracce».

La difesa

L’udienza è dichiarata aperta dal presidente della Corte d’Assise Roberto Spanò alle 10.38. A prendere la parola è l’avvocato Luigi Frattini, difensore di Giacomo Bozzoli.

Frattini parte con un affondo sulla richiesta dell’accusa di ieri: «Si è chiesto l’ergastolo contro una persona incensurata che ha trascorso sette anni infernali e in assoluta mancanza di prove, come cercherò di dimostrarvi. Anzi in presenza di prove, a mio parere evidenti, che dimostrano l’innocenza del povero Giacomo Bozzoli».

La difesa ricostruisce la vicenda in modo cronologico. Alle 19.12 dell’8 ottobre 2015 Mario Bozzoli telefona alla moglie dicendole che si sarebbe attardato ancora un po’ in fonderia per fare la doccia e per un impegno successivo. Al dibattimento Irene Zubani ha dichiarato però che suo marito sarebbe dovuto partire subito dopo la doccia. Solo dopo le 22 Irene Zubani sente però la necessità di mettersi in contatto con il marito, che non le risponde al telefono, e chiede al figlio di verificare dove sia Mario. 

In fonderia erano presenti Alex e Giacomo, e tre dipendenti: Ghirardini, Maggi e Abu. Per il difensore è inverosimile pensare che Mario Bozzoli dovesse intrattenersi con uno di loro. Per Frattini, «Mario doveva invece uscire dall’azienda per incontrare qualcuno, probabilmente una donna. Idea suggerita fra le altre cose da una dichiarazione di Oscar Maggi, secondo cui "Mario era un separato in casa". Non è questa la tesi principale della difesa» puntualizza Frattini, che sostiene però che ci sia stata fin dall’inizio «una lacuna totale delle indagini sui rapporti extra lavoro di Mario Bozzoli». Solo tre anni dopo i fatti «la procura chiese al gip di si intercettare l’utenza telefonia di una persona che aveva una relazione sentimentale con la moglie di Mario Bozzoli, e che aveva rapporti con gli ambienti imprenditoriali della Valtrompia. Poi il gip rigettò la richiesta».

«Non è stato introdotto nessun corpo nel forno»

EMBED [I precedenti sul forno]Frattini parla poi della fumata anomala. Il difensore sottolinea come durante il processo si siano cambiate molte versioni rispetto a questo tema. «L’ultima tesi dell’ufficio del pubblico ministero sostiene che Mario Bozzoli sia stato ucciso da Giacomo Bozzoli all’interno della fonderia e poi il corpo sia stato affidato a Giuseppe Ghirardini affinché lo distruggesse in un bagno di metallo fuso nel forno grande della fonderia di Marcheno, oppure che il corpo sia stato trasportato fuori dallo stabilimento e distrutto in altro modo. Questa doppia possibilità dimostra l’assoluta mancanza di prove dell’accusa». 

Per il difensore inoltre, la tesi dell’accusa non può essere considerata valida anche perché non si sono mai ottenute indicazioni precise sul luogo in cui si sarebbe verificata l’aggressione e non sono mai state trovate tracce dell’aggressione stessa. 

Viene contestata anche la tesi secondo cui Ghirardini sarebbe stato pagato da Giacomo per distruggere il corpo dello zio, e si sarebbe suicidato proprio per il rimorso di quanto fatto. «Né i pubblici ministeri né i difensori della parte civile hanno ricordato che sulle banconote da 4400 euro ritrovate in casa di Ghirardini i Ris hanno accertato l’assenza di impronte digitali di Giacomo e Adelio Bozzoli e di qualsiasi persona dipendente della Bozzoli srl. Dai rilievi è però stato escluso Mario». E forse, anzi, ipotizza Frattini, «è stato Mario a fargli un prestito di soldi perché Ghirardini era in crisi. Quei 4400 euro non derivano da straordinari, non si può quindi escludere che vengano da Mario».

Per l’accusa, ricorda Frattini, alle 19.18 ci sarebbe stata una fumata bianca e anomala, uscita dal forno grande della fonderia e determinata dal corpo di Mario Bozzoli. «Se il corpo fosse stato introdotto nella parte superiore del forno e se poi fossero introdotti rottami - dice il difensore -, il forno sarebbe scoppiato». Frattini ricorda come i diversi consulenti anche dell’accusa e della Corte d’Assiste abbiano concluso per l’assenza di tracce biologiche di Mario Bozzoli nel forno, nel nastro trasportatore che conduce al suo ingresso, nell’impianto di aspirazione e anche nelle 700 tonnellate di scorie analizzate. «Non è certo che il corpo sia finito nel forno, anzi è certo che non sia stato così. E’ anche evidente che i rottami siano stati introdotti nel forno e che la fumata quindi non sia stata causata dall’introduzione di un corpo nel forno».

«Mario era vivo il minuto dopo la fumata»

Secondo la difesa ci sono prove positive che Mario Bozzoli non sia stato messo nel forno. La prima è legata proprio alla fumata cosiddetta anomala alle 19.18 dell’8 ottobre 2015. Dice Frattini: «Alle 19.19 il muletto di Mario usciva dal magazzino dei pani, ripreso dalla cam1. Il volto non si vede, ma non c’è nessun altro che in quel momento guidava il muletto. Questa è la prova positiva che ben dopo quella fumata anomala Mario Bozzoli stava uscendo dal magazzino. Sia Bontacchio che Alex Bozzoli hanno inoltre dichiarato di aver visto varie volte Mario entrare e uscire dal magazzino dei pani. Qualunque cosa sia successo a Mario Bozzoli non può quindi essere addebitata a Giacomo. Mario Bozzoli guidava il muletto e questa è la prova che era in vita dopo la fumata anomala». 

EMBED [Abu al processo Bozzoli]

La difesa riprende poi le dichiarazioni di Abu, contestando la posizione dell’accusa secondo cui sarebbe un testimone inattendibile. «In altre udienze Abu ha riportato di aver visto Mario arrivare dalla fonderia alle 19.35 e Ghirardini caricare rottame verso il forno. L’8 ottobre verso le 22 Abu arrivava all’area forni e ha detto che la macchina di Mario era ancora parcheggiata in azienda, cosa che gli era sembrata strana perché lo aveva visto andare agli spogliatoi intorno alle 19.30». Per Frattini «Abu non ha ragione di mentire». Per avvalorare questa valutazione, la difesa ricorda anche una deposizione di Giuseppe Bozzoli, che ha raccontato di aver visto Abu quella sera spazzare per terra nei dintorni dei forni e di avergli chiesto se aveva visto suo padre. «Da quanto riportato da Giacomo, l’ultima volta che Abu aveva visto Mario era stato verso le 19.30 e andava verso gli spogliatoi».

Prosegue Frattini: «Alle 19.33 Giacomo Bozzoli usciva dalla fonderia con la sua vettura. Come avrebbe potuto il povero Giacomo aggredire e uccidere Mario in tre minuti e poi a metterlo non si sa dove? Dai controlli dei Ris è inoltre risultato impossibile che il corpo di Mario sia stato caricato sull’auto di Giacomo. In nessuna zona della fonderia c’è un segno di un’aggressione a una persona».

 

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<![CDATA[Caso Bozzoli, Mina Ghirardini: «Non è giusto, Beppe non può difendersi»]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/caso-bozzoli-mina-ghirardini-non-%C3%A8-giusto-beppe-non-pu%C3%B2-difendersi-1.3781128 1.3781128 Thu, 29 Sep 2022 04:00:00 +0000 Non era in aula, ma tra tv e siti internet ha saputo tutto. Della condanna all’ergastolo chiesta per Giacomo Bozzoli e soprattutto di quanto detto nei confronti di suo fratello dai pm. Mina Ghirardini, la sorella di Giuseppe, l’operaio morto con un’esca al cianuro nello stomaco non ci sta.

«Non accuso nessuno e non colpevolizzo, ma questa cosa proprio non mi va».

Mina, cosa prova dopo aver sentito la ricostruzione dell’accusa che ha sostenuto che suo fratello ha partecipato alla distruzione del cadavere?

«Ho pianto. Quando mi hanno detto che cosa è stato detto durante il processo ho pianto. Non basta che mi abbiano ucciso mio fratello, perché me l’hanno ucciso. Ora deve subire anche questo. È un dolore troppo forte».

Cosa le ha fatto più male delle parole dei pm?

«Che Beppe non si possa più difendere. Non può dire "è così" o "non è così". Gli altri due operai accusati oggi e per i quali l’accusa ha chiesto la trasmissione degli atti in Procura per favoreggiamento e falsa testimonianza, avranno modo di raccontare la loro verità e mi auguro che dicano come sono andate le cose. Mio fratello invece non puo più fare nulla. È al cimitero da quasi sette anni, e poi mi dispiace che venga sporcata la memoria di Giuseppe. Non condivido poi che si dica: "Si è suicidato perché provato per quello che ha fatto". Non ci siamo. L’ho detto fin dall’inizio e lo ripeterò fino a quando avrò la forza: Beppe non si è ucciso. L’inchiesta per istigazione al suicidio è stata archiviata, ma noi non ci fermiamo. Ma la verità uscirà. Prima o dopo, ma uscirà».

Tornando a quei giorni. Come le era sembrato Beppe?

«Io lo avevo sentito solo al telefono. Eravamo d’accordo che ci saremmo visti il sabato successivo. Quindi non posso dire come fosse moralmente».

Si è tornato a parlare anche dei soldi trovati in casa di Beppe ed emessi da una banca austriaca.

«Secondo i pm quei 4400 euro non sono per gli straordinari, ma sono soldi ricevuti da chi gli avrebbe detto: "Tu hai capito, tieni questo denaro e fai silenzio". Non so più cosa pensare. Ma io non credo che mio fratello possa aver fatto quello che dicono».

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<![CDATA[Cristian Raggi, da «principe delle lampade» a giudice del talent]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/cristian-raggi-da-principe-delle-lampade-a-giudice-del-talent-1.3780004 1.3780004 Wed, 28 Sep 2022 19:25:10 +0000 Imprenditore e ora anche giudice in tv: Cristian Raggi, titolare della Raggi Lampadari, è uno dei componenti della giuria tecnica del talent show «Performer Italian Cup».

Il 38enne saretino è apparso sabato pomeriggio su Rai 2 nel corso della finalissima, che ha visto i migliori atleti e artisti vincitori del Campionato Italiano delle Arti Performative, sfidarsi in esibizioni di canto, danza, recitazione, arti circensi ed acrobatiche.

Raggi è stato scelto per il ruolo di giudice sia in qualità di imprenditore attivo anche nel mondo dello spettacolo, sia come fondatore di «Piazza Lombardia», una realtà arrivata ad aggregare oltre 100 aziende che cooperano attivamente sul territorio lombardo.

Il triumplino si è trovato a confermare o a rimettere in discussione il voto della giuria d'onore, capitanata dal maestro Beppe Vessicchio, insieme a una commissione composta da direttori di teatro, registi e  coreografi di fama internazionale. «Entrare a far parte della grande famiglia della Rai è per me un grande onore - afferma Raggi - e, insieme, anche una grande responsabilità perché i performer che si sono contesi la vittoria nella finalissima di Performer Italian Cup sono stati selezionati tra ben 7.000 ragazzi e ragazze».

Lo show andato in onda ieri è stata anche un’occasione per l'imprenditore valtriumplino di mettere in mostra sul piccolo schermo sia le lampade dei suoi showroom di Sarezzo, Monticelli e Passirano, che sono state protagoniste di buona parte della puntata, sia del progetto «Piazza Lombardia». Quest’ultima equivale a una piazza virtuale, che richiama la tipica piazza italiana, all’interno della quale è possibile rintracciare le tipicità della produzione lombarda. «L’obiettivo è quello di promuovere il made in Italy e le eccellenze del territorio» spiega Raggi.

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<![CDATA[Processo Bozzoli, chiesto l'ergastolo per Giacomo]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/processo-bozzoli-chiesto-l-ergastolo-per-giacomo-1.3780617 1.3780617 Wed, 28 Sep 2022 12:29:00 +0000 I pubblici ministeri di Brescia Silvio Bonfigli e Marco Martani hanno chiesto la condanna all’ergastolo per Giacomo Bozzoli, imputato davanti alla Corte d’Assise di Brescia per l’omicidio dello zio Mario e la distruzione del cadavere dell’imprenditore svanito nel nulla l’otto ottobre 2015. «Siamo certi che il corpo di Mario sia stato distrutto nel forno della fonderia» ha spiegato l’accusa nella lunga requisitoria. 

L'accusa ha chiesto anche la trasmissione degli atti in Procura per falsa testimonianza e favoreggiamento per gli operai Oscar Maggi e Abu presenti in fonderia il giorno dell'omicidio. «Gli operai Maggi e Ghirardini hanno avuto un ruolo attivo nella fase successiva, quando il corpo viene distrutto nei forni e loro erano presenti» è la tesi accusatoria.

Per i pubblici ministeri: «Giacomo è un violento e prevaricatore. Odiava lo zio e voleva ucciderlo, pianificava la sua morte da anni nei minimi dettagli». I pm hanno precisato: Per noi Mario Bozzoli è stato ucciso oltre ogni ragionevole dubbio dal nipote Giacomo Bozzoli nel forno della fonderia».

La discussione in aula

Non è quindi ancora il giorno del giudizio della Corte d’Assise di Brescia. Ma il processo Bozzoli è entrato nella fase più calda. Oggi è infatti il giorno della discussione dopo un anno e mezzo di udienze e a quasi sette anni dall’8 ottobre 2015 in cui nella fonderia del mistero di Marcheno svanì nel nulla l’imprenditore Mario Bozzoli. 

Si è tenuta la requisitoria dei pubblici ministeri Silvio Bonfigli e Marco Martani, poi oggi pomeriggio spazio alle parti civile. Domani sarà il turno dell’arringa della difesa di Giacomo Bozzoli, unico imputato accusato di omicidio volontario e distruzione di cadavere.

EMBED [Leggi anche]

Giacomo Bozzoli è a processo «per avere distrutto o comunque soppresso il cadavere di Bozzoli Mario adagiandolo, anche avvalendosi della collaborazione di terze persone, sulla superficie di un bagno di metallo fuso nel forno grande della fonderia Bozzoli srl sino a ottenerne la carbonizzazione e l’incenerimento, ovvero trasportandolo fuori dallo stabilimento della Bozzoli srl e facendone perdere definitivamente le tracce» capo di imputazione che il pm Silvio Bonfigli ha modificato nell’udienza dello scorso 29 giugno aggiungendolo alla originale ricostruzione seconda la quale l’imputato avrebbe ucciso lo zio in fonderia portando poi il cadavere fuori dall’azienda a bordo della sua auto. Nel baule della vettura, va ricordato, non sono mai state isolate tracce riconducibili a Mario Bozzoli.

La sentenza potrebbe arrivare nella giornata di venerdì con la Corte d’assise di Brescia presieduta da Roberto Spanò che entrerà in camera di consiglio domani dopo le repliche di accusa e difesa.

L'accusa: «E' stato Giacomo»

Sono le 9.40 quando inizia la ventesima udienza del processo Bozzoli. In aula, oltre all’imputato Giacomo Bozzoli, ci sono anche i familiari dell’imprenditore Mario Bozzoli. Alle 9.44 inizia a parlare il pubblico ministero Silvio Bonfigli: «Risulta provato oltre ogni ragionevole dubbio che Mario Bozzoli è stato ucciso da Giacomo Bozzoli. L’imprenditore è stato ucciso nel forno della fonderia».

Per Bonfigli «il suicidio di Ghirardini è un suicidio parlante nonostante non siano stati ritrovati biglietti. Non regge al rimorso, al peso e alla paura per quello che ha fatto, cioè avere aiutato Giacomo a uccidere Mario. Capisce che sarebbero arrivati a lui di essere l’anello debole della catena. Quindi la prova logica è regina, non ci possono essere altre ragioni dietro la morte Ghirardini. Non era depresso, non aveva problemi economici, viveva nell’attesa di rivedere il figlio che sarebbe tornato dal Brasile».

Bonfigli ricorda poi l'esperimento giudiziale voluto dalla Corte d'Assise: un maiale morto di 13,2 chilogrammi è calato in un bagno di metallo fuso, il forno non esplode e non c'è puzza fino a quando non viene sollevata la cappa.

«La fumata anomala certifica la morte di Mario»

Alle 10 prende la parola l’altro pm, Marco Martani. Per Martani «la fumata anomala del forno grande della sera dell’8 ottobre è la certificazione della morte di Mario Bozzoli». Argomenta il pubblico ministero: «La prova che abbiamo è di tipo logico. E il procedimento è quello di esclusione di un allontanamento di Mario Bozzoli dalla fonderia. Le tre uscite dalla fonderia erano tutte presidiate da telecamera. Nel momento in cui si perdono le tracce di Mario Bozzoli, dalle 19.13 orario dell’ultima chiamata con la moglie Irene alle 19.35 quando iniziano le ricerche, non risultano uscite di Mario Bozzoli. La sua auto era dove era stata parcheggiata, i suoi vestiti erano nello spogliatoio».

Martani spiega che neanche nei dintorni è stata trovata traccia di un passaggio riconducibile a una persona. «Questi elementi ci portano a escludere che Mario si sia allontanato a piedi dalla fonderia la sera dell’8 ottobre».

Ma c’è un altro elemento, di natura logica, che per l’accusa assume una valenza probatoria ancora maggiore. «Mai Mario avrebbe abbandonato la moglie e i figli. Nel caso in esame, sottoposto ad attenta verifica, ha ricevuto una conferma formidabile: nessun elemento della personalità di Mario supporta l’ipotesi di un allontanamento volontario. Mario Bozzoli non aveva una relazione extraconiugale, non aveva ragioni per distaccarsi dalla famiglia. Dal registro delle chiamate sul suo vecchio Nokia, scandagliato dagli investigatori, non è emerso alcun contatto importante diverso dalla famiglia e dal lavoro. La sua scomparsa fra l’altro è avvenuta in un momento molto felice: stava lavorando all’apertura di una clinica odontoiatrica per il figlio Claudio. Non risultano nemmeno particolari problemi di salute. Oltretutto quella sera aveva appuntamento con la moglie per cena, con cui ha chiuso una telefonata alle 19.13, l’ultimo contatto». 

L’accusa esclude anche la possibilità che Mario Bozzoli sia fuggito altrove senza portafogli. Sui suoi conti personali e aziendali sono stati ritrovati due milioni e 400mila euro, di cui oltre un milione di Mario e co-intestati con la moglie. «Non si vede perché - prosegue Martani - avrebbe dovuto andarsene senza un soldo». 

L’ipotesi che Mario Bozzoli sia vivo da qualche parte è insomma da escludere. «Mai in questi anni c’è stato un avvistamento di Mario Bozzoli».

«Sulle altre ipotesi - che sia morto per cause naturali o si sia suicidato - non riteniamo sia il caso di spendere parole. Evidentemente Mario è stato ucciso all’interno della fonderia, il suo cadavere è stato soppresso all’interno della fonderia o fuori, e l’unico veicolo che avrebbe potuto portarlo fuori era la Porsche Cayenne di Giacomo. Quindi, se questo è avvenuto tra le 19.13 e le 23.33 quando arriva il figlio della vittima, non può che essere stato ad opera di una o più persone che quella sera si trovavano all’interno della fonderia: Alex e Giacomo Bozzoli, Maggi, Ghirardini e Abu». 

I movimenti di chi era in fonderia e i testimoni

EMBED [Abu al processo Bozzoli]

Riprende la parola Bonfigli, per discutere il passaggio dei movimenti di chi la sera dell’8 ottobre 2015 si trovava in fonderia.

Graziano Bontacchio: entra in fonderia con il camion alle 18.36. Intorno alle 19 c’è l’episodio delle battute scherzose. Bontacchio resta a lavorare all’interno dei magazzini nella zona pesa. Alle 19.25 in zona pesa dice di vedere Giacomo che va verso la macchina: «Da quanto riporta Bontacchio, Giacomo ha aperto la portiera, ha messo qualcosa e poi è tornato in ufficio. Con queste parole smentisce le parole dello stesso Giacomo, che racconta di aver acceso il motore per riscaldarlo» dice Bonfigli. Al momento della fumata delle 19.18 Bontacchio si trova nel magazzino pane con Alex Bozzoli. Alle 19.31 timbra per uscire e alle 19.32 la cam 7 registra la macchina di Bontacchio che esce.

Un altro testimone importante, continua Bonfigli, è Cassé Mandaw. Alle 19.13.58 la cam6 riprende Cassé che esce dagli spogliatoi e finisce il turno di lavoro, timbrando alle 19.15. Prima di uscire incontra Mario, che a bordo del muletto va verso i forni, in direzione opposta alla sua. Incontra anche Abu mentre stava pulendo la tornitura al magazzino del rottame. Alle 19.16 la telecamera inquadra Cassé che lascia la fonderia.

Giuseppe Ghirardini: l’8 ottobre inizia il suo turno alle 14. Alle 19.11 la telecamera lo inquadra mentre esce nello spogliatoio. Alle 19.14 Mario Bozzoli si trova in zona forni, e così Ghirardini. Alle 19.16 Giuseppe Ghirardini viene ripreso con la cam8 a bordo della sua ruspa. Quella sera Ghirardini fa due ore di straordinario, cosa inusuale per lui, come conferma una deposizione di Alex Bozzoli. 

EMBED [Alex Bozzoli durante un'udienza]

Oscar Maggi: arriva per il turno alle 18.06, alle 18.13 si vede che esce dagli spogliatoio. Poco prima del blocco dei forni, riprende la ruspa e va a caricare materiale al magazzino delle barre d’ottone alle 19.19. «Se a quell’ora era lì - sottolinea Bonfigli , non poteva essere evidentemente al forno al momento della fumata». Alle 19.21 Maggi passa davanti alla cam8 per sbloccare i filtri, alle 19.25 è ai forni.

Abu: al momento della fumata si trova nel magazzino del rottame che spazza per terra.

Alex Bozzoli: alle 19.15 è insieme a Bontacchio, lontano dalla zona forno al momento della fumata. Resta in fonderia a parte un breve momento in cui si allontana per buttare la spazzatura tra le 22.47 e le 22.52.

Mario Bozzoli: l’ultima persona credibile che lo ha visto dirigersi verso la zona forno è Cassé. Questo avviene alle 19.14. Maggi e Ghirardini dicono di averlo visto prima della fumata con la felpa sulle spalle mentre va verso il magazzino rottami. Alex, per la prima volta davanti alla Corte, sostiene invece di averlo visto verso le 19.19 mentre si dirige con il muletto verso il magazzino di ottone. Bontacchio è stato sempre preciso e mai dice di aver visto Mario sul muletto. Abu invece sostiene di averlo visto nella zona dello spogliatoio intorno alle 19.30.

EMBED [Akwasi Abu Aboagye e Oscar Maggi all'uscita dall'interrogatorio nel 2015]

Giacomo Bozzoli: è lui stesso che si colloca in zona forni quando spariscono le tracce di Mario e si registra la fumata. Racconta di essere salito alle 19.10 in ufficio e poi sceso verso le 19.16. C’è un buco negli spostamenti di Giacomo: ricompare alle 19.24 quando prova a chiamare la compagna Antonella Colossi, con cui riesce a parlare alle 19.30. Ripreso dalle telecamere, esce alle 19.33 e rientra alle 19.43, per poi uscire definitivamente alle 19.55. «E’ l’unico tra i presenti di cui si perdono le tracce nei momenti cruciali in cui sparisce anche Mario Bozzoli». 

Conclude Bonfigli: «L’unico che manca all’appello, pertanto, è Giacomo. Tutti i falsi testimoni di questo processo hanno cercato di allontanare Mario dalla zona forni al momento della fumata. Ci sono stati clamorosi depistaggi, i più gravi quelli di Maggi, Alex e Abu».

Per il pubblico ministero in particolare è inattendibile Oscar Maggi, che nella narrazione allontana Mario al momento della fumata. Non è comunque Maggi, dice Bonfigli, ad aggredire e gettare Mario Bozzoli nel forno ma «interviene nelle fasi successive ed è impensabile che non veda cosa stia succedendo. Chiama Mario alle 19.48, pur sapendo che non avrebbe potuto rispondere».

Secondo l'accusa, all’indomani del fatto le intercettazioni ambientali tra Abu e Maggi evidenziano il disperato tentativo di comunicare con Ghirardini per mettersi d’accordo su una versione comune: «I due attuano un depistaggio fin dalla sera dell’8 ottobre 2015».  

Il ruolo del suicidio di Ghirardini

La requisitoria dei pm si concentra poi sulla figura di Giuseppe Ghirardini, che l’8 ottobre 2015 fa due ore di straordinario, fatto insolito per lui.

Fino alla sera dell’8 ottobre 2015, viene raccontato, l’uomo è tranquillo. Scompare nella giornata del 14 ottobre, il suo corpo viene ritrovato il 18 ottobre. In quei giorni era stato convocato dai carabinieri per fornire altri particolari sulla scomparsa di Mario Bozzoli. Nella sua abitazione viene ritrovata una copia del Giornale di Brescia del 12 ottobre aperto su un articolo sulle ricerche dell’imprenditore di Marcheno. Per l’accusa Ghirardini era preoccupato che le indagini si stessero spostando sul forno, e quindi a lui.

Spiega il pubblico ministero Bonfigli: «Il suo ruolo è segnato drammaticamente dal suicidio. Pur non avendo lasciato indicazioni, Ghiardini arriva al gesto estremo per la paura delle indagini. Si è convinti che non possa avere ucciso Mario Bozzoli: ha il compito, dietro compenso, di distruggerne il corpo».

Ad avvalorare la tesi dell’accusa ci sono diversi indizi: Ghirardini, al pari di Maggi, si è allineato alla versione di Mario che si allontana dal forno con la felpa sulle spalle prima della fumata; un altro dipendente della fonderia Bozzoli, Boateng Collins, racconta di essere stato bloccato da Ghirardini all’ingresso dei forni; in casa di Ghirardini vengono ritrovati 4400 euro, una somma incompatibile con la sua situazione economica; il 10 ottobre 2015 Ghirardini fa una spesa che sembra un escamotage per liberarsi di queste banconote: spende in un supermercato di Brescia 29 euro utilizzando una banconota da 500 euro. Un modo evidente, per l’accusa, di sbarazzarsi di alcuni dei soldi ricevuti.

Questi elementi portano Bonfigli ad affermare, durante la requistoria, che «siamo certi che il corpo di Mario sia stato distrutto nel forno. Per questi motivi: la fumata anomala, la testimonianza di Collins, la durata anomala della fumata, la disponibilità di denaro ritrovato in casa di Ghirardini e poi il suicidio».

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<![CDATA[In Maniva decuplicati i prezzi dell’energia, skipass più cari di 2 euro]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/in-maniva-decuplicati-i-prezzi-dell-energia-skipass-pi%C3%B9-cari-di-2-euro-1.3780083 1.3780083 Tue, 27 Sep 2022 04:00:00 +0000 Mancano ancora oltre due mesi all’apertura della stagione sciistica, ma i proprietari degli impianti guardano già da ora con preoccupazione a quel momento. Con l’aumento del costo dell’energia elettrica, infatti, lieviteranno anche i prezzi.

In Maniva, perlomeno, andrà così: sciare a cavallo tra Valtrompia e Valsabbia costerà in media 2 euro in più rispetto agli anni scorsi. «L’energia elettrica rispetto al 2019 è aumentata di 10 volte - spiega Stefano Lucchini di Maniva Ski -.  Sicuramente tutte le aziende che operano nel nostro campo dovranno alzare i listini o fare altre scelte che possano contenere gli extra costi energetici: il prezzo dello skipass aumenta in modo ragionevole ma anche così sarà impossibile assorbire gli aumenti. È una situazione non facile, che rischia da un lato di danneggiare le società degli impianti a fune, e dall’altro diminuisce il potere di spesa dei nostri clienti».

Tradotto in cifre lo skipass giornaliero per un adulto passerà da 31 a 33 euro. «Con 2 euro in più a persona Maniva Ski chiaramente non riesce ad assorbire l’aumento dei costi - spiega Lucchini -. Tuttavia abbiamo deciso di non alzare ulteriormente il costo, perché siamo consapevoli del fatto che le famiglie stanno già facendo tanti sacrifici».

Il listino prezzi comparirà a giorni sul sito www.manivaski.it. La società punta ad arrivare entro il 2026 all’indipendenza energetica del comprensorio tramite l’installazione di generatori alimentati con fonti rinnovabili, che potrebbero essere l’eolico o il fotovoltaico. «Nei prossimi anni vorremmo inoltre dotarci di un sistema di compostaggio nostro - annuncia Lucchini -: l’obiettivo è diventare il più possibile a rifiuto zero».

Quanto all’acqua per alimentare i cannoni sparaneve, la si attinge a un laghetto della zona che nel prossimo mese e mezzo dovrebbe riempirsi completamente grazie alle piogge. «Non c’è spreco - conclude Lucchini -: siccome non vi è aggiunta di agenti chimici, finita la stagione la neve si scioglie e torna semplicemente alla terra».

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<![CDATA[C’è festa in paese e i ladri lo sanno: svaligiate sei case a Nave]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/c-%C3%A8-festa-in-paese-e-i-ladri-lo-sanno-svaligiate-sei-case-a-nave-1.3777662 1.3777662 Thu, 22 Sep 2022 13:31:57 +0000 Sei furti in altrettante abitazioni nell’arco di poche ore. È accaduto lo scorso sabato sera a Nave dove i ladri sono entrati in azione sul calare della sera saccheggiando una dopo l’altra le case, che in quel momento erano vuote dal momento che i proprietari si trovavano in vacanza o alla festa della frazione. Dalle propaggini di Monteclana ignoti, almeno per ora, sono scesi verso via Listrea e Dernago, dov’era appunto in corso la festa della frazione, passando in rassegna abitazioni che, con ogni probabilità, stavano studiando da diverso tempo. Dato che sono riusciti a far perdere le proprie tracce, non è chiaro se tutti i colpi siano stati messi a segno dagli stessi malviventi.

Di certo c’è che i ladri sono riusciti a fuggire portando con sé un bottino tutt’altro che esiguo, come conferma anche Riccardo, un 19enne che vive con il nonno e il fratello in una delle villette prese di mira. «Io e mio nonno eravamo al lago - racconta -: mio fratello, rimasto in paese, ha fatto un salto a casa dopo essere uscito con gli amici per prendere una giacca e al suo ritorno ha trovato le luci accese e la porta d’ingresso semi aperta».

A quel punto, avendo sentito qualcuno entrare, i malviventi si sono dati alla fuga passando dalla finestra di una delle camere. «Mio fratello non è riuscito a vedere molto - spiega Riccardo -. Ci ha chiamati subito, anche perché la casa era sottosopra».

Al loro ritorno il ragazzo e il nonno hanno dovuto fare i conti non solo con i danni lasciati dai ladri a porte e finestre, bensì soprattutto con la refurtiva che era stata loro sottratta. Gioielli, giacche e vestiti firmati e anche un cospicuo gruzzoletto di contanti, tra cui la cifra che il giovane è solito dare ogni mese al nonno, proprietario dell’abitazione, come una sorta di canone d’affitto. Avvisati i carabinieri di Nave, nonno e nipoti hanno sporto denuncia. Come loro anche le altre famiglie che nell’arco della stessa serata hanno subito il furto. Secondo i calcoli dovrebbero essere sei in tutto, anche se c’è la possibilità che qualcuno non abbia denunciato l’accaduto.

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<![CDATA[Malori in montagna: ieri un morto a Paspardo, oggi un uomo soccorso a Marcheno]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/malori-in-montagna-ieri-un-morto-a-paspardo-oggi-un-uomo-soccorso-a-marcheno-1.3775516 1.3775516 Sun, 18 Sep 2022 07:21:01 +0000 Un escursionista di 63 anni è stato portato con l’eliambulanza in codice rosso in ospedale, alla Poliambulanza, dopo che ha accusato un malore sul sentiero per Lividino, nel territorio di Marcheno. L’episodio è avvenuto attorno alle 8 di questa mattina.

Solamente ieri però un altro caso analogo sui monti bresciani, questa volta in Valcamonica e dall’esito tragico. Un uomo di 56 anni, originario di Paspardo ma da tempo residente a Paderno Dugnano nel Milanese, ha perso la vita a causa di un malore nei boschi sopra Paspardo, mentre si trovava in compagnia della moglie.

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<![CDATA[Moria di pesci nel Mella a Sarezzo: vertici Ottoman assolti]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/moria-di-pesci-nel-mella-a-sarezzo-vertici-ottoman-assolti-1.3773687 1.3773687 Wed, 14 Sep 2022 06:14:11 +0000 Gli olii esausti nei quali galleggiavano decine di pesci morti, nel Mella, non li aveva sversati la sua azienda. A sostenerlo il giudice Mauroernesto Macca che, cinque anni dopo l’avvio dell’inchiesta, ha assolto con formula piena dall’accusa di inquinamento ambientale il 65enne rappresentante legale della Ottoman spa di Sarezzo.

L’imprenditore era finito a processo sulla scorta delle indagini compiute a partire dal 2017 dai carabinieri del Noe coordinati dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani. Difesi dall’avvocato Alessandro Stefana e dall’avvocato Gianluigi Bezzi l’imprenditore saretino e l’azienda, sulla scorta di consulenze tecniche che hanno escluso ogni forma di compatibilità tra i combustibili trovati nel fiume e addebitati alla Ottoman e quelli utilizzati nel suo ciclo produttivo, hanno sostenuto che gli olii trovati nel Mella dipenderebbero da un altro tipo di ciclo produttivo.

Per il Tribunale di Brescia insomma non trova riscontro la tesi che aveva sostenuto la Procura della Repubblica dal 2017 in avanti secondo la quale all’impresa sarebbe costato meno acquistare tonnellate di olio combustibile rispetto alle manutenzioni che avrebbero messo a norma gli impianti e contenuto sensibilmente i consumi. Per chi aveva indagato infatti l’impresa sversava illecitamente poi gli idrocarburi esausti in modo continuo e incontrollato nel fiume Mella, provocando la moria di pesci che era stata rilevata dall’Arpa e anche l’effetto «spugna» del terreno impregnato.

Per il 65enne titolare dell’impresa si era ipotizzata la violazione dell’articolo 452 bis del codice penale che punisce con la reclusione fino a sei anni chi abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili delle acque o dell’aria o di porzioni di suolo e sottosuolo. Ieri invece il giudice ha accolto la tesi della difesa: l’origine di quell’inquinamento deve essere cercata da un’altra parte.

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<![CDATA[Lumezzane, al palio di Sant’Apollonio finalmente tocca alla contrada di Premiano]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/lumezzane-al-palio-di-sant-apollonio-finalmente-tocca-alla-contrada-di-premiano-1.3772974 1.3772974 Tue, 13 Sep 2022 14:16:27 +0000 E finalmente toccò a Premiano. Il 7° Palio delle Contrade di Sant’Apollonio è stato vinto dall’unica che sinora non aveva scritto il suo nome nell’albo d’oro. Mosniga aveva conquistato il trofeo per tre volte, Montagnone due e Sonico una. Stavolta esulta Premiano, la più piccola delle quattro, contraddistinta dal colore giallo. Decisiva è stata l’ultima giornata della manifestazione, conclusasi domenica, con Premiano risalita dal terzo posto occupato fino a sabato sera.

Racconta la capo contrada Roberta Avanzini: «Abbiamo rimontato grazie alla vittoria nella rappresentazione in costume storico, aperta dalla nostra regina Monica e dal re Manuel, e a quella nell’ultimo gioco. La sfilata delle contrade in abbigliamento rinascimentale si è chiusa con una rappresentazione musicale, in cui abbiamo cantato un nostro testo che parla dei personaggi tipici della nostra contrada. Ciliegina sulla torta è stata la vittoria del premio per i migliori addobbi, che aveva una classifica separata (sancita dal giudizio imparziale dell’associazione Amici dell’Arte di Lumezzane, ndr) e non influiva su quella generale del palio».

Giornate avvincenti

Questa settima edizione s’è chiusa dopo una settimana avvincente di sfide e giochi tra grandi e piccini che hanno permesso a tutti di vivere a pieno la comunità, col piacere di divertirsi insieme. «Al netto della classifica e dei freddi numeri - ha commentato il sindaco Josehf Facchini - ci tengo a fare i complimenti a tutte le contrade per aver animato la settimana  ed aver lottato per vincere fino alla fine. Tra agonismo e gioco sono sicuro che tutti avranno dato il massimo ed il vero piacere sta nel condividere questi momenti tutti insieme».

Si è trattato di una settimana molto bella e caratterizzata da un intensa partecipazione, con un grande flusso di gente: alla cena delle contrade sul campetto erano 380 i contradaioli che hanno riempito tutti i posti a sedere. Il comportamento dei partecipanti è stato sempre corretto, anche se l’agonismo non è mancato. Va segnalato un crescendo di passione, accresciuto dal fatto che a causa della pandemia il palio era sospeso da due anni. La voglia di uscire e partecipare è stata ancora maggiore dei precedenti anni facendo emergere come, per tutti, dopo il Covid sia necessario tornare alla normalità.

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<![CDATA[Concesio, gruppo di atleti attaccato dalle vespe: uno va in shock]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/concesio-gruppo-di-atleti-attaccato-dalle-vespe-uno-va-in-shock-1.3772106 1.3772106 Sun, 11 Sep 2022 09:54:43 +0000 Un gruppo di atleti è stato attaccato e punto da diverse vespe mentre partecipava ad una gara podistica a Concesio.

È accaduto attorno alle 10 di questa mattina nelle vicinanze del santuario di Sant'Onofrio. I podisti hanno inavvertitamente disturbato un nido di vespe. Sentendosi attaccati, gli animali hanno risposto attaccando a loro volta.

Sei le persone coinvolte: mentre cinque di loro non hanno riportato alcuna conseguenza seria, un uomo è andato invece in shock anafilattico. In attesa dell'arrivo dei soccorsi gli organizzatori della manifestazione gli hanno somministrato una dose di antistaminico, che gli ha permesso di tornare a respirare in autonomia.

Sul posto sono poi giunte una ambulanza del Cosp di Nave e l'automedica. L'atleta è stato trasportato al Civile in codice giallo, ma al momento del ricovero era cosciente e respirava normalmente. 

 

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<![CDATA[A Ludizzo la eco-casetta per ammirare il cielo dormendo a tetto aperto]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/a-ludizzo-la-eco-casetta-per-ammirare-il-cielo-dormendo-a-tetto-aperto-1.3771906 1.3771906 Sun, 11 Sep 2022 04:00:00 +0000 Sul fianco della casetta immersa nella natura di Ludizzo, frazione di Bovegno, campeggia la scritta «Look Up». Guarda in su. È questa la filosofia delle StarsBox, circuito italiano di campeggio alternativo che raccoglie in quella che definisce «costellazione» un centinaio di casette di legno sparse per tutta la penisola. Ispirate ai giacigli dei pastori queste strutture, grandi giusto per contenere un letto matrimoniale, hanno un tetto apribile per vedere le stelle.

La «costellazione» ha aggiunto una stella anche a Bovegno, quando quest’estate Laura Poli e Manuel Facchini, coniugi bovegnesi doc, hanno deciso di entrare a far parte del circuito. Geometra lui, bancaria lei, Laura e Manuel hanno colto la vocazione turistica del loro paese nel 2019, quando per Natale hanno deciso di affittare un loro appartamento con vista sul laghetto di Bovegno. «Non ci aspettavamo nulla, invece siamo subito andati sold out - ha raccontato Laura - tanto che sono dovuta correre d’urgenza all’Ikea a comprare le ultime cose indispensabili prima dell’arrivo degli ospiti».

Il salto

«Col lockdown abbiamo dovuto chiudere vari mesi, ma nel 2021 abbiamo deciso di ampliare la nostra attività e di sistemare a tempo perso una casa a Ludizzo». Alla Casa Laghetto, che ospita fino a cinque persone, e alla Casa Ludizzo, da sei posti letto, si sono poi aggiunti altri due spazi. Quest’estate, venuti a conoscenza del progetto Starsbox, hanno deciso di lanciarsi.

«Le casette sono prodotte in serie in provincia di Bergamo e non possono essere alterate - spiega Manuel - perché si basano su un progetto comune e che tale deve restare. È possibile aggiungere delle comodità intorno, noi abbiamo messo delle sdraio e un bagnetto chimico, ma la filosofia è quella del contatto il più stretto possibile con la natura».

EMBED [Nella StarsBox c’è spazio giusto per un letto matrimoniale]

La struttura è stata inaugurata ad agosto, con una camminata sotto le stelle che ha raccolto oltre 700 persone che da Bovegno sono salite fino alla casetta. «Vogliamo valorizzare un territorio che spesso da oriundi si fatica ad apprezzare davvero. Abbiamo avuto tantissimi visitatori, una buona percentuale dall'estero. Francesi che hanno passato qua una settimana, olandesi o belgi di passaggio per raggiungere il centro Italia, israeliani, cechi, tedeschi, e tutti rimangono ammirati dalla bellezza della nostra terra. Forse è giusto che iniziamo a investirci di più anche noi».

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<![CDATA[Fatture false ed evasione: 27 persone nei guai in Valtrompia]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/fatture-false-ed-evasione-27-persone-nei-guai-in-valtrompia-1.3770098 1.3770098 Wed, 7 Sep 2022 08:06:11 +0000 Evasione fiscale, riciclaggio, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Sono solo alcuni dei reati contestati dalla Procura di Brescia nell’ambito di un’inchiesta che tra la notte e l’alba ha portato i carabinieri e Guardia di Finanza nelle abitazioni di 27 persone residenti per lo più in Valtrompia e raggiunte da ordinanza di custodia cautelare, di cui 8 in carcere, 14 degli arresti domiciliari e 5 obblighi di dimora.

Gli arrestati sono, in carcere: Giuliano Rossini, Silvia Fornari, Giuliano Carlo Paganotti, Simone Della Valle, Flavio Guatta, Marco Pesenti, Renzo Forni e Giovanni Latempa. Disposti i domiciliari invece per Marta Fornari, Emanuele Rossini, Gianluca Dolci, Roberto Bignami, Federico Boschetto, Alessandro Lucio Bugatti, Gerardo Lentini, Michele Logiudice, Nicola Buggeia, Enzo Pasotti, Marco Benzoni, Fabio Danieli, Roberto Prandelli e Giovanni Galeazzi.

Gli indagati sono in tutto 73.

Sono ancora in corso sequestri di beni mobili ed immobili per oltre 93 milioni di euro.

Le indagini, avviate dall’Arma dei carabinieri in relazione ad ipotesi di riciclaggio nei confronti di un sodalizio i cui indagati avevano vari precedenti, tra cui, in particolare, gestione di rifiuti non autorizzata e traffico di stupefacenti, hanno consentito di indagare sull’esistenza di una frode fiscale, in relazione alla quale la Guardia di Finanza ha condotto gli accertamenti economico finanziari, anche mediante l’approfondimento di numerose segnalazioni di operazioni sospette.

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<![CDATA[«In Piazza con Noi» ha fatto tappa a Lumezzane]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/in-piazza-con-noi-ha-fatto-tappa-a-lumezzane-1.3768674 1.3768674 Sun, 4 Sep 2022 10:35:25 +0000 Nel fine settimana del Trofeo Città di Lumezzane «In Piazza con Noi» sale in Valegobbia: Marco Recalcati, Clara Camplani e Tonino Zana, salgono e risalgono e scendono da Lumezzane: domenica, dalle 11, la trasmissione con il direttore Nunzia Vallini e il direttore artistico di Teletutto e Radio Brescia Sette, Maddalena Damini.

La trasmissione, seconda tappa della stagione, è in replica alle 20.30, sempre su Teletutto.

EMBED [In Piazza con Noi a Lumezzane]

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<![CDATA[«In Piazza con Noi» arriva in Valgobbia, tra auto storiche e astri da scoprire]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/in-piazza-con-noi-arriva-in-valgobbia-tra-auto-storiche-e-astri-da-scoprire-1.3767829 1.3767829 Sat, 3 Sep 2022 04:00:22 +0000 Sabato 3 e domenica 4 settembre, nella cornice di Lumeventi, ritroviamo il Trofeo Città di Lumezzane. Proprio la domenica in cui con «In Piazza con Noi»Marco Recalcati, Clara Camplani e il sopra firmato, salgono e risalgono e scendono da Lumezzane: domenica, ore 11, via alla trasmissione con il direttore Nunzia Vallini e il direttore artistico di Teletutto e Radio Brescia Sette, Maddalena Damini.

Il Trofeo Città

La ventunesima volta di una passione circolante su quattro ruote con dentro l’età matura di essere denominate antiche, queste dame col collier d’acciaio, anche se molte sono lì, ancora, nella memoria attiva dei nostri due piedi per accelerare e frenare con la mano sul cambio degli anni Sessanta, quando tutti liberammo la mente e il corpo alla conquista di una libertà oltre il cortile di casa.

Cominciò ventun anni fa, amici appassionati di un post futurismo del motore e del lavoro, della ricreazione metallica, pensarono di esporre le loro amiche auto intorno e nei dintorni della loro identità, di quella lumezzanesità completamente inossidabile e certo mutevole, anch’essa, poiché le stagioni le leggi e loro ti leggono, cambiando ogni cosa, l’anima e il carburatore; perdurando, invece, certi nomi così belli come quello di Pam, acronimo di Marsilio Pasotti, coraggioso e simpatico con il quale siamo stati in tantissimi ad ascoltarlo e ammirarlo.

Lumezzane

Amministratori e cittadini lumezzanesi segnalano la geopolitica del loro posto: spalle alla montagna eppure subito frontiera di Valsabbia e Valtrompia, scollinando dal passo del Cavallo per la via di fuga dei bionesi e prendendo, sotto, Sarezzo, al volo, e quindi alzarsi verso i posti delle vacanze di allora e che ritornano adesso, Marmentino, Collio, Vaghezza, aria fine e villeggiatura riposante.

Lumezzane va vissuta, almeno cento ore per una lettura minima e a patto si salga su a 900 metri, dai 450 originari, all’osservatorio astronomico, onorato da un parco stupendo di 350mila metri quadri con un vicino di casa dal sapore spirituale come l’eremo di San Bernardo, il Sonclino lì a incensare sempre la patria mentre si alza la nuvola quotidiana della fatica e della soddisfazione.

Sono cambiati i lumezzanesi, se ne vanno via, siccome alcuni anni fa si era in 25mila e adesso in 22mila?

Il nostro Egidio Bonomi ha sempre scritto, da indigeno, con classe, che le cose non stanno come fa comodo da lontano, Lumezzane consegna il testimone alla seconda e terza generazione del lavoro, se è necessario si sposta nelle Basse per questione di spazio, ma permane la solidità del progetto di vita, l’opera per illuminare il giorno e spesso la sera, per puntare in alto e in basso, al cielo e sotto la terra degli Avogadro, ecco la Torre, di quella fontana Buccelleni, seicentesca, messa a dimora nel centro di una piazzetta dove sta scritto - spiega l’animo nobile di Nicola Salvinelli, responsabile impagabile della segreteria generale del Comune - che «l’acqua è per tutti anche se l’ho inventata io, questa fonte».

Guardando il cielo

Il Trofeo Città di Lumezzane è celebrato, di nuovo, dagli amici dei motori, Claudio Bugatti munifico rappresentante, e dalla municipalità governata dal sindaco Josehf Facchini, mentre la guida per alcune ore la offrono con sapienza sempre Nicola e l’assessore Lucio Facchinetti, già sindaco. Con lui occupiamo la Torre e troviamo lassù ad accoglierci il direttore Tarcisio Zani al centro dell’Osservatorio intestato al padre Serafino, mentre il fratello Roberto è presidente. Spiega di una convenzione con la Nasa, di un controllo di alcuni asteroidi e appena se ne scopre uno nuovo, il diritto di dargli un nome. Il prossimo, ci ha promesso Roberto Zani, verrà dedicato a Teletutto, asteroide Teletutto e sotto una dedica conservata nei servizi segreti della Nasa. Domenica 4 settembre, In Piazza con Noi, chissà, potrebbe aggiungere qualcosa. Una volta sentito Biden.

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<![CDATA[Per la cura dei boschi, due nuovi consorzi forestali in Valsabbia e Valtrompia]]> https://www.giornaledibrescia.it/rubriche/ambiente/per-la-cura-dei-boschi-due-nuovi-consorzi-forestali-in-valsabbia-e-valtrompia-1.3763282 1.3763282 Wed, 24 Aug 2022 04:00:42 +0000 Sono uno strumento per tutelare il territorio. Proteggere le foreste, sviluppare la filiera bosco-legno-energia, prevenire gli incendi, manutenere i sentieri e la viabilità minore in montagna, migliorare l’ambiente boschivo, lottare contro i parassiti, come il bostrico che sta facendo enormi danni. Un braccio operativo a favore del territorio anche con finalità economiche, vista la possibilità di sfruttare la risorsa legno. Nel Bresciano i consorzi forestali sono nove, ma entro un paio di mesi diventeranno undici grazie anche al supporto della Regione.

I due nuovi soggetti saranno operativi in Valsabbia e in Alta Valtrompia. Le due Comunità montane, insieme ai Comuni interessati, ci stanno lavorando da tempo.

Il bando

EMBED [Leggi anche]Nei giorni scorsi la Regione ha emesso un bando di 740mila euro, spalmati su tre anni, per coprire le spese di avviamento di nuovi consorzi in Lombardia. Il bando per presentare le domande scade il 7 ottobre. Fra le richieste ci saranno quelle di Valsabbia e Valtrompia. I fondi potranno coprire le spese per varie voci, come l’affitto dei locali, l’acquisto di materiale informatico e per l’ufficio, il personale. I consorzi forestali possono essere partecipati da enti pubblici e da soggetti privati, come le imprese boschive. Nel caso dei due nascituri bresciani la composizione è, almeno per ora, tutta pubblica, i Comuni più le Comunità. In Valsabbia sono della partita Bione, Pertica Bassa, Pertica Alta, Idro, Vestone, Provaglio, Gavardo e Serle.

Valsabbia

«L’assemblea della Comunità montana - spiega il presidente Giovanmaria Flocchini - ha deliberato a fine luglio l’adesione al consorzio, che sarà costituito ai primi di settembre». Gli otto Comuni conferiranno all’ente la gestione di 5.300 ettari di bosco. «Siamo aperti ad ulteriori adesioni, naturalmente. La finalità - spiega Flocchini - è fare progetti e recuperare risorse per valorizzare un patrimonio poco sfruttato della Valle». La nascita del consorzio garantirà la partecipazione ai bandi e ai contributi regionali. «Tutto ciò che il consorzio farà sarà un valore aggiunto rispetto a quanto già fanno i privati».

Valtrompia

Qui sono in campo, oltre alla Comunità montana, Bovegno, Collio, Irma, Marmentino, Pezzaze e Tavernole, che daranno in gestione 4.993 ettari (rispettivamente 1.499; 1.178; 362; 834; 300; 820). Marcheno, invece, aderirà al Consorzio Nasego, unendosi a Casto e a Lodrino. «Il nuovo ente - dice il presidente della Comunità, Massimo Ottelli - potrà dedicarsi a promuovere la filiera del bosco e della foresta, curare il territorio, combattere in maniera più strutturata il flagello del bostrico, il parassita che attacca le piante».

L’insetto ha divorato 133mila alberi, 350 ettari di bosco sono spariti. Un danno ambientale enorme ed economico sui quattro milioni. Nel Bresciano i nove consorzi forestali attuali curano oltre 58mila ettari. In Lombardia gli enti sono 23 per un totale di 98mila ettari gestiti tra foreste (86mila), terre incolte, prati e pascoli. Il bando di 740mila euro copre il periodo 2023-2025. Possono presentare domanda i consorzi forestali già costituiti, che intendono ottenere il riconoscimento dalla Regione. La Valtrompia e la Valsabbia sono pronte.

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<![CDATA[Auto prende fuoco, nonna e nipote bloccate in casa dal fumo]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/auto-prende-fuoco-nonna-e-nipote-bloccate-in-casa-dal-fumo-1.3763265 1.3763265 Wed, 24 Aug 2022 04:00:21 +0000 Erano intrappolate in casa. Mentre il portone in legno dello stabile bruciava e il fumo riempiva le scale e l’appartamento. I primi ad arrivare sul posto sono stati i carabinieri della vicina stazione del paese: il maresciallo comandante e un appuntato. Hanno preso una scala, scavalcato un muro, messo in salvo la bambina e raggiunto un angolo riparato con l’anziana, in attesa dei Vigili del fuoco. Solo il maresciallo, leggermente intossicato, ha dovuto ricorrere alle cure dei medici. Per la bimba e la donna più anziana solo un grande spavento.

L’incendio

Tutto è accaduto attorno alle 15 in pieno centro a Tavernole sul Mella, nel tratto di provinciale 345 che prende il nome di via IV Novembre. Secondo quanto raccontato dalle diverse persone accorse, il fuoco sarebbe partito da una vettura parcheggiata sulla strada proprio davanti al portone di legno della palazzina. Il vecchio fuoristrada è stato avvolto dalle fiamme e le alte lingue di fuoco hanno rapidamente intaccato il portone dello stabile al civico 27. Al primo piano c’erano in quel momento una donna di 76 anni e la nipotina di soli 4 anni.

Rapidamente è stato lanciato l’allarme a tutte le centrali operative e sul posto sono stati fatti confluire carabinieri, ambulanza, automedica e Vigili del fuoco.

Il salvataggio

I primi ad arrivare sul posto sono stati i carabinieri della vicina stazione del paese: il comandante e un appuntato. Quando hanno capito che non sarebbe stato possibile raggiungere l’appartamento e non c’era tempo per aspettare i Vigili del fuoco, i due militari hanno preso una scala, l’hanno appoggiata al muro e sono riusciti ad entrare nel cortile interno e poi nell’appartamento dove nonna e bambina, spaventate ma illese, erano in attesa.

Con la piccola in braccio l’appuntato ha fatto il percorso a ritroso, portando in salvo la bambina ma per l’anziana non è stato possibile. Con lei è rimasto il comandate della stazione: insieme si sono riparati in un angolo del cortile fino a quando, poco dopo, sono stati raggiunti dai Vigili del fuoco. Tutte le persone coinvolte sono state visitate dal personale sanitario: solo per il comandante della stazione è stato necessario utilizzare dei farmaci, per il fumo che aveva inalato.

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<![CDATA[Slackline, è spettacolo a Cima Caldoline: a spasso su una fettuccia lunga mezzo chilometro]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/slackline-%C3%A8-spettacolo-a-cima-caldoline-a-spasso-su-una-fettuccia-lunga-mezzo-chilometro-1.3761902 1.3761902 Sat, 20 Aug 2022 15:56:32 +0000 Da brivido. E non potrebbe essere diversamente, pensando che tra le cime bresciane c'è chi passeggia lungo una fettuccia larga pochi centimetri anche per mezzo chilometro. Tanto misura infatti la più lunga delle «line» sospese nel cielo che sovrasta il Maniva in occasione della seconda edizione del Cima Caldoline Highliner Festival. Per la precisione la fettuccia misura 512 metri.

Da lontano sembrano tanti piccoli Spiderman sospesi nel vuoto di Cima Caldoline. Decine gli slackliner e highliner provenienti da tutto il mondo sono presenti da giovedì pomeriggio al Passo Maniva e alla capanna Tita Secchi per la seconda edizione dell'evento.

Giovani e giovanissimi spagnoli, inglesi, svizzeri, tedeschi, francesi, ragazzi e ragazze provenienti dall'Est Europa e persino dagli Stati Uniti intenti a sorreggersi e a camminare in equilibrio sulle fettuccine tese da versante a versante. Tra i numerosi atleti anche l'americano Davis Hermes, vincitore del primo campionato mondiale di Highline svoltosi a Laax in Svizzera.

L'associazione Slackline Brescia ASD propone anche diversi laboratori e domani andrà in scena l'attesissimo appuntamento della Coppa del mondo.

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<![CDATA[Si ribalta con il quad sulla strada del Maniva]]> https://www.giornaledibrescia.it/valtrompia-e-lumezzane/si-ribalta-con-il-quad-sulla-strada-del-maniva-1.3761888 1.3761888 Sat, 20 Aug 2022 15:27:15 +0000 Il quad ha concluso la sua corsa con le ruote all'aria. Come e perché non è ancora chiaro per le informazioni raccolte al momento, ma quel che è certo è che il 48enne che poco prima delle 16 stava percorrendo la strada che conduce in Maniva in sella alla moto a quattro ruote se l'è vista brutta.

Chi ha assistito al ribaltamento del veicolo non ha esitato ad allertare i soccorsi: dalla centrale operativa dell'emergenza sanitaria di Bergamo (Soreu) è stata fatta levare in volo l'eliambulanza di Sondalo, dal momento che quella di Brescia era già impegnata su un altro incidente avvenuto pochi minuti prima sulle Coste di Sant'Eusebio, in territorio di Odolo. 

Per fortuna, le condizioni del 48enne apparse inizialmente allarmanti sono parse meno gravi del temuto: l'uomo è stato comunque condotto in ospedale con l'elicottero di soccorso, mentre personale della Polstrada si occupava di ricostruire cosa fosse esattamente accaduto al conducente del quad ribaltatosi.

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