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AMBIENTE

La Regione e 35 Comuni in campo per il fiume Chiese


Valsabbia
13 mag 2022, 16:13
Uno scorcio del fiume Chiese

Uno scorcio del fiume Chiese

La Regione e 35 Comuni bresciani e mantovani dell’alta e media pianura orientale lombarda hanno stretto un patto per il Chiese. Obiettivo: tutelare il fiume, sollevare il suo territorio dal rischio idrogeologico, assicurare una maggiore quantità di acqua e ottimizzare il suo consumo. Il tutto volendo garantire l’instabile equilibrio fra ambiente ed economia.

Ci sono voluti tre anni - anche per gli stop dovuti al Covid - ma la prima parte del percorso si è conclusa. Idee e programmi sono stati condivisi prima dai Comuni e poi con la Regione, adesso bisogna mettere in campo strumenti, risorse e azioni concrete per lo scopo.

I precedenti

Facciamo un passo indietro. Nell’estate del 2019 i Comuni di Calcinato, Montichiari, Bedizzole e Asola hanno promosso la stesura di un documento sulla «regimazione delle acque superficiali», che nel giro di due anni ha raccolto l’adesione di 35 Consigli comunali. Capofila la sindaca di Calcinato, Nicoletta Maestri. «L’iniziativa - spiega - è nata per sottolineare le criticità legate alla gestione del Chiese. C’è stato un confronto fra i sindaci e si è deciso di fissare l’attenzione su cinque punti per mitigare le sofferenze del fiume».

Innanzitutto, si legge nel documento, serve «realizzare subito le opere per la messa in sicurezza del lago d’Idro» secondo il progetto definito dalla Regione, «a tutela delle comunità che, ciclicamente, prima della regolazione del lago, subivano l’effetto delle esondazioni». In secondo luogo, bisogna stanziare nuove risorse per finanziare progetti mirati di mitigazione e difesa dei paesi dal rischio idrogeologico.

Terzo elemento, «conservare il metodo irriguo tradizionale a scorrimento in grado di salvaguardare il sistema ambientale di pianura, sostenendo l’uso delle acque del Chiese per mantenere le condizioni di circolazione idrica sul territorio», grazie allo scambio fra acque sotterranee e di superficie.

Quarta esigenza: dato il progressivo calo della disponibilità di acqua, garantire «l’attuale regolazione del sistema del lago d’Idro/alto Chiese». Di più. Bisogna aumentare i volumi, non solo per l’agricoltura, ma per la quotidianità, «mediante l’uso delle residue capacità d’invaso in alto quota». Infine, il documento auspica la riconversione di aree degradate o inutilizzate, come l’ex cava Mascarini a Calcinato, in bacini idrici di riserva.

In Regione

Il documento dei Comuni ha trovato accoglienza in Regione. La consigliera Claudia Carzeri, il 22 marzo scorso ha portato in Consiglio una risoluzione (votata all’unanimità), che impegna Giunta e presidente Fontana ad approfondire l’applicazione «del deflusso ecologico sub lacuale», a sostenere «il miglior uso della risorsa idrica del bacino lago d’Idro-fiume Chiese anche mediante un Contratto per il fiume Chiese, sviluppando i cinque punti esposti nel documento programmatico».

La risoluzione prevede anche lo «stanziamento delle risorse economiche necessarie» e impegna la Regione ad «affrontare con i Comuni interessati i temi di sicurezza idraulica, salvaguardia dell’ambiente, risparmio di risorsa idrica e sviluppo di metodi irrigui ad alta efficienza».

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«Adesso - spiega Claudia Carzeri - i territori devono sottoscrivere il Contratto per il fiume, con cui gestire meglio le acque del bacino del lago d’Idro».

Il Contratto è uno strumento giuridico e operativo a cui possono partecipare i Comuni, la Regione, la Provincia, le associazioni, i consorzi di bonifica. Insieme, sottolinea Carzeri, «per tutelare e migliorare l’intera area fluviale del Chiese». Servono fondi, ovviamente. «La Regione metterà delle risorse, il territorio comparteciperà», aggiunge Carzeri. Il lavoro di preparazione del documento è cominciato prima della querelle sul depuratore del Garda. «L’opera non è oggetto del documento», conferma Nicoletta Maestri. Tuttavia, il depuratore resta il convitato di pietra in ogni questione che riguardi il futuro del Chiese.

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