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Dopo lo schianto tenta la carta «monosci»: nuova vita per Alessia


Valsabbia
12 ago 2018, 10:51
Alessia Polita: l'atleta non cammina più dal 16 giugno del 2013 a causa di un incidente in pista

Alessia Polita: l'atleta non cammina più dal 16 giugno del 2013 a causa di un incidente in pista

La neve come se fosse asfalto, il monosci come la moto, per piegare al limite facendo i conti con velocità, traiettorie e aderenza. Alessia Polita, che non cammina più dal 16 giugno del 2013, l’inverno scorso è tornata a vivere le stesse emozioni di quando partecipava al campionato italiano di Velocità con la Yamaha R6, la moto con la quale alla curva 16 del circuito di Misano ebbe il terribile incidente che le ha cambiato la vita.

Una riscoperta decisiva, quella di Alessia, che ha deciso di partecipare al prossimo campionato italiano di sci alpino, senza nascondere l’ambizione di arrivare fra quattro anni all’appuntamento con le Paralimpiadi di Pechino. «Ce la può fare. Ha grinta da vendere e la giusta determinazione» ci dice Paolo Mazzacani, l’istruttore di Alta Valle Sabbia Sport Hand, anche lui senza gambe, che l’ha accolta sotto la sua ala. «Ha sciato per la prima volta a Roccaraso l’anno scorso e poi è venuta da noi a Campiglio - aggiunge Luca -. Nessuna come lei ha preso padronanza del monosci, tanto che dopo alcune lezioni già era in grado di gareggiare con me».

Alessia Polita è di Jesi e alla fine di agosto compirà 33 anni. Negli ultimi cinque anni non è rimasta con le mani in mano, provando a riprendersi la vita nel mondo dell’agonismo sportivo, che tanto ama. Ha provato col basket, il tennis, il nuoto, il tiro con l’arco... «Ma solo con lo sci sono tornata ad essere me stessa come lo ero sulla moto» ci dice. Mettendo subito le mani avanti: «Sia chiaro, a me non basta partecipare, so che nello sci ho qualche cosa da dare, che posso tornare a sentire il sapore della vittoria e non ho nessuna intenzione di mancare i miei obiettivi». Tra l’altro nello sci non le toccherà di vedersela ad armi pari con i maschietti. Le chiediamo se questo sarà un vantaggio: «Non credo - la sua risposta -. Fra donne la competitività è sicuramente maggiore, vipere come siamo tutte quante. Ma questa cosa non mi preoccupa, mi farà da stimolo a dare sempre il meglio».

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