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IL CASO

Coprì il collega nei guai: 9 mesi a un carabiniere


Valsabbia
17 mag 2018, 10:18

L’udienza. Ieri il patteggiamento davanti al gup

Dalla parte opposta. Sul banco degli imputati, posizione scomoda soprattutto per chi, per professione, deve far rispettare la legge. Faccia a faccia con il giudice questa volta sono finiti due carabinieri accusati di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in certificati e in autorizzazioni amministrative.

Contestazioni per fatti accaduti l’estate scorsa, quando i due militari avrebbero coperto un collega finito nei guai anni prima e che stava scontando una condanna.

Carlo Dattolo, ex comandante della Stazione dei carabinieri di Nuvolento, trasferito lontano dalla provincia bresciana nei mesi scorsi, ha patteggiato in udienza preliminare una pena di nove mesi dopo aver ammesso le proprie responsabilità. L’appuntato Giuseppe Giambanco Passalacqua, tutt’ora in servizio all’ombra del Cidneo, è stato invece rinviato a giudizio e il suo processo inizierà il prossimo 15 novembre.

Il gup deve invece ancora decidere sulla richiesta di archiviazione presentata dal pm Ambrogio Cassiani nei confronti di un ufficiale dell’Arma, in servizio alla Compagnia di Brescia, coinvolto nella stessa inchiesta e tutt’ora indagato.

Stando agli atti di indagine i due carabinieri avrebbero cancellato le prove dei controlli negativi a casa di Fabrizio Sgrò, appuntato dell’Arma arrestato nel 2014 nell’ambito di un’inchiesta sulla prostituzione in alcuni night e che ha patteggiato una pena di quattro anni e otto mesi. Durante il periodo di affidamento in prova l’ex carabiniere in alcuni casi l’estate scorsa non si sarebbe fatto trovare nel suo appartamento durante le visite degli ex colleghi che, questa l’accusa, al posto di segnalare l’assenza avrebbero invece fatto finta di nulla.

Probabilmente - la ricostruzione di chi indaga - avrebbero agito su richiesta dello stesso ex militare che a fronte di un giudizio negativo sulla sua condotta avrebbe rischiato la sospensione della messa alla prova. Per l’accusa, il maresciallo Dattolo e l’appuntato Giambanco al centro dell’udienza preliminare avrebbero anche stracciato l’ordine di servizio del 13 giugno 2017. Il documento cioè che accertava il controllo domiciliare «omettendo di indicare Sgrò tra i soggetti per cui era stato disposto il controllo nel rispetto delle prescrizioni di cui al provvedimento con cui il Tribunale di Sorveglianza di Brescia aveva disposto l’affidamento in prova ai servizi sociali».

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