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BRENO

Gli affreschi del Romanino non respirano: scatta l'allarme


Valcamonica
14 feb 2018, 09:34

La chiesa di Sant’Antonio. Ospita gli affreschi nel presbiterio

Nello scrigno delle pietre più preziose di Breno c’è la chiesa quattrocentesca di Sant’Antonio, nel cuore del centro storico. Non per nulla, nelle sue incursioni notturne in paese anche il famoso critico d’arte Vittorio Sgarbi ha chiesto più volte di vederla. Piace per il portale rinascimentale, per i dipinti votivi attribuiti a Giovanni Pietro Da Cemmo, per l’affresco con Madonna e santi del 1372 e per la pala di Callisto Piazza del Cinquecento. Ma soprattutto affascina per gli affreschi sulle pareti del presbiterio realizzati da Girolamo Romanino, che rappresentano scene tratte dal Libro di Daniele In sofferenza.

Oggi quelle pitture stanno soffrendo parecchio. A un occhio attento, si possono vedere dei piccoli rigonfiamenti sulle pareti, che fanno temere un distacco dei colori e degli intonaci. L'Amministrazione comunale ha già segnalato i problemi alla Sovrintendenza di Brescia e ci sono già stati diversi sopralluoghi da parte del funzionario storico dell'arte, massimo esperto di Romanino, Vincenzo Gheroldi. È lui che sta tenendo monitorata chiesa e affreschi e che in questo periodo sta predisponendo un progetto di risanamento, in particolare concentrandosi sulla zona dell'altare. È qui che si sta verificando il fenomeno dei gonfiori, dovuti con tutta probabilità all'umidità: secondo i rilievi, in un intervento risalente a oltre vent’anni fa, sarebbero state utilizzate delle calci in materiali sintetici che non permettono agli affreschi di traspirare.

Per questo motivo l’umidità si ferma all’interno, formando quindi delle micro bolle d’acqua sui muri, che minano i dipinti. «Gheroldi ci ha rassicurato sul buono stato di conservazione della chiesa nel suo complesso - dichiara il primo cittadino Sandro Farisoglio - e non ha rilevato altre problematiche se non quella delle bolle, per le quali mi auguro che a breve arrivi un piano dettagliato di intervento. Non dovrebbe trattarsi di un investimento troppo oneroso. Durante gli ultimi lavori negli anni Novanta si sono compiuti errori e il problema della calci sintetiche è noto».

La proposta. «Una dozzina di anni fa abbiamo effettuato un intervento di conservazione - spiega il capogruppo di maggioranza Gian Piero Pezzucchi - e già allora Vincenzo Gheroldi era preoccupato per gli affreschi del Romanino. Credo che oggi i suoi timori siano diventati maggiori. Invece di spendere cento mila euro per sistemare la galleria dei formaggi e cucinare risotti in chiesa, si potrebbero usare i fondi per risanare le pitture, visto il degrado della chiesa e la sofferenza dei cicli del Romanino».

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