Università

Dal laboratorio al letto del paziente

Dopo Ingegneria eccoci a Medicina. Finito il tour all'interno delle sedi di via Branze il nostro viaggio alla scoperta dei nuovi dipartimenti dell'Università Statale fa rotta verso Sud. Basta spostarsi di pochi metri lungo viale Europa per entrare negli edifici che ospitano i dipartimenti che hanno preso il posto della vecchia Facoltà di Medicina e Chirurgia.

Sulla stessa linea di quanto avvenuto a Ingegneria, anche a Medicina dal 1° novembre scorso sono stati attivati tre nuovi dipartimenti: Medicina molecolare e traslazionale (a cui dedichiamo la puntata odierna del nostro viaggio); Scienze cliniche e sperimentali; Specialità medico-chirurgiche, scienze radiologiche e sanità pubblica.
Il dipartimento di Medicina molecolare e traslazionale (in sigla Dmmt) comprende una settantina tra docenti e ricercatori, 61 tecnici-amministrativi e 189 tra borsisti, assegnisti, dottorandi e post-doc.

Il nome assegnato al nuovo dipartimento sottolinea chiaramente il desiderio di utilizzare una molteplicità di competenze nell'ambito di una ricerca «traslazionale», in cui la ricerca di base si ponga al servizio del paziente.

Le competenze culturali presenti nel Dmmt coprono infatti svariate discipline, da quelle di base (fisica, istologia, biologia molecolare, biologia, genetica, biochimica, immunologia, microbiologia, patologia generale, farmacologia, statistica) all'anatomia patologica, toccando anche alcuni ambiti delle scienze chirurgiche. Il fine è quello di mettere in relazione ricerca e clinica, in un'ottica che va dal laboratorio al letto del paziente, mutuando l'espressione inglese «from the bench to the bedside».
«La mission del Dmmt - racconta il direttore Silvano Sozzani - è la ricerca di eccellenza come base per una didattica moderna, una formazione avanzata da offrire alle nuove generazioni e un impatto sulla realtà clinica. I nostri docenti hanno prodotto negli ultimi dieci anni più di 2.500 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali, a testimonianza di una profonda vocazione per la ricerca».
Uno degli obiettivi del Dmmt è dotarsi di piattaforme tecnologiche avanzate che permettano all'Università degli studi di Brescia di competere con la ricerca europea e mondiale di avanguardia.

In particolare una di queste piattaforme (la «Zebrafish») è già disponibile, due sono in fase di attuazione (la piattaforma genomica «Next generation sequencing» e la piattaforma proteomica di «Spettrometria di massa»), e infine una è ancora da attuare (la piattaforma integrata di «Imaging»).

«Queste strutture tecnologiche - continua Sozzani - sono oggi assolutamente indispensabili se il nostro ateneo vuole assumere il ruolo di interlocutore sui tavoli dei finanziamenti europei e dell'industria biotecnologica nei settori delle neuroscienze, delle malattie genetiche, della microbiologia, dell'oncologia e dell'immunologia. Tutto questo ha un costo elevato, che riusciremo a fronteggiare soltanto dimostrando di essere in grado di attrarre finanziamenti da enti pubblici, da istituzioni benefiche e dalla specificità della società bresciana».

«Siamo infatti convinti più che mai - conclude il direttore - che il modo migliore per fronteggiare la crisi economica che investe la ricerca sia proprio quello di puntare verso l'eccellenza e la formazione delle nuove generazioni».

Mario Nicoliello

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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