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Romanino all'asta per 3,5 milioni di euro


Tempo Libero
8 giu 2012, 14:05
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Teniamoci stretto il nostro «Cristo portacroce» della Tosio Martinengo. Perché da ieri un'altra versione dell'opera di Romanino, di provenienza bresciana e fino allo scorso novembre alla pinacoteca di Brera prima di venire sequestrata negli Usa al termine di un lungo contenzioso, è nelle mani di un collezionista privato di cui si ignora la nazionalità. E ammirare il dipinto - un olio su tela di 81 x 72 cm, datato 1542-43 e straordinario per intensità e qualità - sarà d'ora in poi difficile.

L'opera è stata battuta da Christie's a New York per 4 milioni 562mila 500 dollari, equivalenti a 3 milioni 650mila euro, un record per il pittore (nel '96 il «Cristo e l'adultera» fu venduto per mezzo milione di dollari). Record che arriva al culmine di una vicenda travagliatissima, con il sequestro dell'opera e la restituzione ai legittimi eredi.
Il quadro, documentato a Brescia nel 1820 nella collezione Brognoli, e nel 1853 nella raccolta Averoldi, poi passato alla collezione milanese Crespi, andò all'asta a Parigi nel 1914 dove fu acquistato da Federico Gentili di Giuseppe, collezionista di origine ebraica.

Nel 1941 il governo filonazista di Vichy confiscò a Gentili, come ad altri collezionisti ebrei, beni che vennero venduti lo stesso anno nel corso di un'asta che solo nel 1999 la magistratura francese annullò, come esito di un «atto di spoliazione per ragioni razziali», decretando il diritto degli eredi a rientrare in possesso dei loro beni. Il Louvre ha recentemente restituito ai Gentili cinque dipinti provenienti dalla vendita. Nel frattempo il «Cristo» di Romanino era passato di mano in mano, fino all'acquisto nel 1998 da parte della Pinacoteca di Brera, che si dichiarò contraria alla restituzione.

Fino al settembre 2011, quando la tela, in prestito al museo di Tallahassee in Florida per la mostra «Baroque Painting in Lombardy» fu sequestrata dalla magistratura su istanza degli eredi Gentili. Il 6 febbraio la Corte Distrettuale della Florida ne ordinò la restituzione ai legittimi proprietari, che ne tornarono in possesso il 18 aprile. Il giorno successivo Christie's comunicava la messa all'asta del dipinto il 6 giugno, come «top lot» con una valutazione tra i 2,5 e i 3,5 milioni di dollari. Il risultato ben oltre le aspettative testimonia la qualità dell'opera, tra i capolavori del periodo «neogotico» di Romanino, secondo la ricostruzione critica fatta da Ballarin e Nova. Mentre a partire dal 1540 il Manierismo dilagava nell'Italia del Nord come linguaggio della modernità nato sulle ceneri di Raffaello, il pittore bresciano scelse la via alternativa di una pittura di ascendenza nordica, aspra e contratta, antimuscolare e introspettiva, fondata sulla luce anziché sul disegno. Una scelta espressiva che i nostri tempi hanno rivalutato, come dimostra l'esito record dell'asta a New York.

Un rammarico: che l'acquirente non sia bresciano. In un'occasione simile, nel 1994 la Bipop acquistò il «Flautista» del Savoldo destinandolo alla Tosio Martinengo. Altri tempi.
Giovanna Capretti

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