Stai leggendo: {{ currentArticle.title }}

Jury: «Volo dai musicisti di Prince»


Tempo Libero
19 ott 2010, 19:55
descrizione immagine

«Ma siete sicuri che 'sto ragazzo sia italiano?». È la risposta data da Tommy Barbarella, Michael Bland e Sonny T. quando, qualche mese fa, è stato loro recapitato materiale registrato da Jury Magliolo. La frase successiva: «Certo, siamo felici di collaborare con lui». Venerdì mattina, il cantante bresciano - accompagnato dal manager Mauro Cassani - prende un aereo da Milano e vola a Minneapolis, dove per 10-15 giorni lavorerà a stretto contatto con i tre musicisti noti per aver fatto parte di The New Power Generation, band che ha accompagnato Prince sia in fase di registrazione sia dal vivo, e che ora si occupano del progetto solista di Nick Jonas dei Jonas Brothers.

Dal lavoro delle prossime due settimane uscirà il nocciolo del nuovo disco di Jury, una produzione italo-americana firmata dall'etichetta bresciana Violapop Records con il supporto della D'Alessandro e Galli. Il gancio americano è stato attivato proprio da questi ultimi, che avevano collaborato con i tre in occasione di un tour di Giorgia. «Prima di accettare - ci spiega Cassani - Tommy e gli altri hanno voluto sentire le creazioni di Jury. Hanno lavorato su un paio di pezzi ed il risultato ha convinto tanto loro quanto noi».

«C'è voluto del tempo affinché il progetto del mio nuovo cd prendesse forma concreta, ma il risultato, ovvero questo viaggio in America, ripaga ogni giorno d'attesa» afferma Magliolo: «Adesso mi concentro su questi 15 giorni. Sono pronto: chiudersi in uno studio e registrare le proprie canzoni a più non posso credo sia il sogno di ogni musicista. Va da sé che non vedo l'ora. Il volo sarà lungo, ma so già come impiegare le ore. Ascolterò musica. Per la precisione Prince e Nick Drake, cercando di assorbire la gioia funk del primo e la malinconia cantautorale del secondo: due mood che sento in qualche modo miei».

Cassani ci spiega nel dettaglio il piano di Jury: «Lavoreremo in due studi diversi. Partiamo con due chitarre, una Fender Stratocaster ed un'acustica fatta su misura da un liutaio. Una volta in America passeremo tre giorni e tre notti a suonare e basta. In questa prima fase non verrà registrata una nota ed il tutto servirà per entrare in sintonia con il gruppo di lavoro, che a sua volta "assorbirà" definitivamente i pezzi, peraltro già sentiti e risentiti in formato-provino. Poi si registrerà: puntiamo a tornare con una decina di canzoni».

«Siamo curiosi - prosegue il manager - di sperimentare il metodo d'incisione americano: corre voce che gli Stati Uniti siano un po' l'ultima roccaforte della musica realmente incisa. Nel resto del mondo regna il multitraccia puro, con sessioni di registrazione temporalmente separate. Là capita ancora che basso, batteria e chitarra vengano acquisiti in simultanea, ovviamente in ambienti diversi. Questo aumenta il feeling ed il calore delle incisioni stesse».

 

Articoli in Tempo Libero

Lista articoli